Ricevo la segnalazione dagli amici dell’Osservatorio Van Thuan e volentieri rilancio.

 

cogito ergo sum 2

 

La dignità della persona umana si pone a diversi livelli. Mi soffermo qui solo su due di essi, quello ontologico e quello morale.

Il primo è il livello ontologico. Ogni ente ha una propria dignità in quanto degno di stima, di venerazione e di onore. L’essere è analogico, per cui ogni ente è stimabile in relazione al posto in cui è collocato nell’essere. La persona umana occupa nell’essere un posto particolare. Essa è una forma incarnata, quindi è superiore agli animali ed è inferiore agli angeli e, naturalmente, a Dio. Sul piano ontologico essa riceve la propria dignità dall’elemento che specifica la sua essenza. Questo elemento è per la persona umana la sua intelligenza. Intelligenza significa coscienza e autocoscienza, capacità di essere presenti a noi stessi, consapevolezza di essere noi il soggetto dei nostri pensieri e delle nostre azioni, capacità di autodeterminarsi, libertà, volontà e responsabilità. Se queste “prestazioni” fossero espressione di elementi materiali seppure sofisticati come il cervello, la dignità ontologica dell’uomo non sarebbe superiore a quella di altri animali, ma esprimerebbe solo la dignità di un animale particolarmente evoluto. La dignità dell’uomo consiste nell’intelletto inteso come “anima”, un principio sostanziale spirituale e immortale che assume il corpo nel proprio atto di essere e costituisce così la persona. La dignità dell’uomo è allora di avere un’anima immortale.

La dignità ontologica della persona umana è ricevuta ma non come un dato, bensì come una vocazione, indica una finalità pienamente umana da raggiungere, comporta criteri valutativi sugli atti umani. La dignità comporta sempre un obbligo prima che un diritto. Quanto alla dignità morale essa consiste nella virtù, nell’agire secondo ragione, nel fare il bene. La dignità ontologica non impedisce l’indegnità morale. Essa fonda la moralità, che però può essere orientata dalla volontà verso l’immoralità.

La persona non è quindi un assoluto, essa ha sì una dignità superiore agli enti solo materiali ma relativa sia dal punto di vista ontologico sia da quello morale. Nella natura creata materiale essa è qualcosa di “perfettissimo” ma il creato non si limita a quello materiale. La dignità della persona presuppone l’ordine del creato nel quale essa trova il proprio posto e, quindi, presuppone il bene comune dentro il quale si trova e che deve servire. Il bene comune precede la persona, non è essa a costituirlo, ma il contrario. La dignità della persona è dentro l’ordine delle cause finali. I due livelli ontologico e morale si distinguono, ma non possono essere separati. Se non viene intesa in questo modo finisce che i diritti che deriverebbero dalla persona sarebbero privi di doveri e semplici diritti soggettivi.

La persona è limitata e contingente, essa ha un essere partecipato da Colui che è l’Essere per essenza. Ciò vale anche per la dignità. Per questo motivo Dio è il fondamento ontologico della dignità della persona. L’analisi razionale della dignità della persona richiede Dio come suo fondamento, implica Dio senza del quale non ci sarebbe dignità di nulla. Il principio di partecipazione ci dice che nessuno si dà ciò che non ha, sicché tutto quanto un ente ha – compresa la dignità conforme alla sua essenza – lo deve aver ricevuto dal livello superiore. Ciò sia dal punto di vista della causa che dal punto di vista del fine. La dignità naturale postula e richiede la dignità soprannaturale, come una propria esigenza naturale. La soprannatura è presente nella natura nella forma dell’attesa e della vocazione. La dignità naturale ha bisogno di quella soprannaturale, verso la quale è naturalmente protesa.

A supporto di questo ragionamento che collega il naturale con il soprannaturale, possiamo fare due osservazioni. 1 – L’origine dall’idea di persona è dovuta al cristianesimo. Essa nasce non dalla riflessione sulla persona umana ma da quella sulle Persone divine e poi ridonda anche su quella umana. La sua origine non è la ragione umana ma la rivelazione cristiana. Non esisteva se non in nodo limitato nella filosofia greca. 2 – L’idea di persona ha avuto bisogno del cristianesimo per nascere e, nelle epoche nelle quali la religione cristiana viene meno, si assiste anche alla sua dimenticanza da parte della società che non riesce a rimanervi fedele e magari nasconde questa sua infedeltà proprio celebrando la dignità della persona.

Si chiama naturalismo l’idea che il piano naturale sia in grado di conseguire da solo e con le proprie forze i propri fini naturali. Il naturalismo sembra valorizzare la dignità della persona, ma in realtà la nega e la degrada. Se non sostenuto dal livello superiore, ogni livello si degrada a quelli inferiori. Il naturalismo opera in quattro fasi progressive e sempre più radicali: 1 – sostiene che la soprannatura si aggiunge alla natura quando questa consegue da sola i suoi fini naturali (schema degli scalini); 2 – poi dice che i fini soprannaturali devono passare da quelli naturali se vogliono essere legittimati e in questo modo piega la soprannatura sulla natura; 3 – quindi elimina ogni riferimento al livello superiore e fa della natura un assoluto; 4 – in un quarto passaggio inizia il degrado a livelli inferiori perdendo addirittura il concetto di natura. Così avviene per la dignità della persona. Ci sarebbe una dignità della persona  completamente indipendente da Dio, quindi indifferente rispetto alla trascendenza; poi si passa a dire che la fede deve rispettare in modo assoluto questa dignità apriorica della persona, assumerne il linguaggio e adottarla come criterio delle proprie verità; infine si assolutizza completamente la dignità della persona facendone l’unico orizzonte e questa assolutizzazione finisce con il coincidere con la dignità della persona intesa come autodeterminazione, nel senso dei moderni diritti soggettivi.

Il naturalismo è ampiamente penetrato nel pensiero cattolico in vario modo. Ricordo qui due momenti tra loro connessi: il personalismo di Maritain e la svolta antropologica di Karl Rahner. Ambedue sono due forme, moderata e radicale, di naturalismo.

Una applicazione interessante di questo processo del naturalismo e del personalismo è la coscienza della persona intesa come il luogo principe della dignità umana. Anche in questo caso si segue lo stesso processo. La coscienza naturale è vista come uno scalino non dipendente dallo scalino successivo della coscienza religiosa; poi la coscienza naturale viene concepita come il luogo del dialogo con tutti gli altri uomini e la coscienza religiosa viene piegata a quella naturale che ne diventa il criterio; poi la coscienza religiosa viene completamente eliminata mentre viene assolutizzata la coscienza naturale; infine la coscienza naturale, senza più il sostegno di quella religiosa, si perde nei suoi avvitamenti narcisistici.

Stefano Fontana

 

Alcuni riferimenti:

AA.VV., La dignité humaine. Heurs et malheurs d’un concept maltraité, Sous la direction de B. Dumont, M. Ayuso, D. Castellano, Pierre-Guillaume de Roux, Paris 2020.

BARTHE, Claude, La espina clavada de la libertad religiosa, “Verbo”, nn. 623-624, marzo-abril 2024, pp. 251-264.

FONTANA, Stefano, Il personalismo come pericolo per la Dottrina sociale della Chiesa, in AA.VV., Personalismi o dignità della persona? Fede & Cultura, Verona 2021, pp. 12-19.

PASQUALUCCI, Paolo, La falsa dignità. Una visione dell’uomo spesso fraintesa, Fede & Cultura, Verona 2021.

TURCO, Giovanni, La semantica della dignità umana nel pensiero di San Tommaso d’Aquino, in AA.VV., Personalismi o dignità della persona?, a cura di S. Cecotti, Fede & Cultura, Verona 2021, pp. 20-92.

 


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