Continua la discussione in vista del Sinodo sull’Amazzonia. Il controverso Instrumentum Laboris propone di “Identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica.” (14). Ma i partecipanti a una riunione preparatoria per il Sinodo dell’Amazzonia – tra cui il cardinale Lorenzo Baldisseri, il segretario generale del Sinodo dei vescovi – hanno chiesto esplicitamente l’indennità per i diaconi femminili. “In questo senso, proponiamo di riconoscere la loro leadership, promuovendo varie forme ministeriali di esercizio del servizio e dell’autorità e, in particolare, di riprendere la riflessione sul diaconato femminile nella prospettiva del Vaticano II (cfr. LG 29, AG 16 IL 129 c2) ”, hanno scritto i partecipanti.

Riportiamo qui sotto l’ultimo scritto del Card. Müller in merito ad alcuni errori di merito nel modo in cui viene affrontata la questione della ordinazione femminile al diaconato tra traducendolo dal sito LifeSiteNews.

La traduzione è a cura di Annarosa Rossetto.

 

Card. Gerhard L. Müller

Card. Gerhard L. Müller

 

La richiesta che il Sinodo dell’Amazzonia debba dichiarare che il Sacramento degli Ordini Sacri – in primo grado, il diaconato – può anche essere validamente amministrato alle donne, contiene diversi errori.

Il primo errore consiste nell’opinione che il Magistero si erga al di sopra della Rivelazione e che un sinodo di vescovi (a carattere meramente consultivo), un consiglio ecumenico o il Papa da solo possano alterare la sostanza dei sacramenti (Concilio di Trento, Decreto sulla Comunione sotto entrambe le specie, DH 1728).

Il secondo errore risiede nell’opinione che il sacramento degli ordini sacri consista in realtà di tre sacramenti, così che si debba decidere se, di conseguenza, la dichiarazione Ordinatio Sacerdotalis (1994) si applichi semplicemente al grado di ordinazione del vescovo, o del presbitero (= il sacerdote) o anche del diacono.

Il terzo errore consiste nel fuorviare un pubblico teologicamente disinformato esponendo la tesi secondo cui la decisione definitiva di Papa Giovanni Paolo II, vale a dire “la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”(OS 4), non sia un dogma.

È certamente fuori dubbio, tuttavia, che questa decisione definitiva di Papa Giovanni Paolo II è davvero un dogma della Fede della Chiesa cattolica e che le cose stavano ovviamente già così prima che questo Papa definisse nell’anno 1994 questa verità contenuta nella Rivelazione. L’impossibilità che una donna riceva validamente il Sacramento degli Ordini Sacri in ciascuno dei tre gradi è una verità contenuta nella Rivelazione e viene quindi infallibilmente confermata dal Magistero della Chiesa e presentata come da credere.

Su richiesta della commissione dottrinale della Conferenza episcopale tedesca, ho raccolto, al tempo del cardinale Wetter [che ha diretto la commissione dottrinale dal 1981 al 2008], i documenti più importanti della Scrittura, della Tradizione e del Magistero: “Il destinatario del sacramento degli ordini sacri. Fonti pertinenti alla dottrina e alla pratica della Chiesa di conferire il sacramento degli ordini sacri solo agli uomini” (Würzburg 1999). Anche la Commissione teologica internazionale si è espressa in modo competente in questa materia, ed esistono anche notevoli monografie su questa materia. Una discussione vale solo sulla base della conoscenza delle fonti. Chi lo nega potrebbe forse essere preso sul serio dai media disinformati e spesso anticlericali – che si rallegrano del conflitto e della divisione all’interno della Chiesa – ma non può essere preso sul serio a livello accademico.

Quando si tratta di un dogma, bisogna distinguere tra il lato sostanziale e quello formale. La verità rivelata che viene espressa in esso – e la cui negazione viene sanzionata con un ” anatema sit ” o che viene pronunciata “ex cathedra” dal Papa – non dipende quindi dalla forma esterna della definizione. Le dichiarazioni essenziali del Credo, ad esempio, non sono state definite formalmente, ma sono definite nella loro sostanza e in modo pregevole, e sono presentate dalla Chiesa come dichiarazioni che devono essere credute per la nostra salvezza.

Alcune persone ora suggeriscono che la dottrina secondo cui solo un uomo battezzato (che soddisfi i necessari requisiti oggettivi e soggettivi) possa validamente ricevere il Sacramento degli Ordini Sacri deve invece essere relativizzata, cioè come una saltuaria opinione privata di Giovanni Paolo II, perché alcuni teologi o vescovi sono dell’opinione soggettiva che questa dottrina non sia un dogma. E sostengono questo punto di vista, anche se lo stesso Papa Francesco ha sempre sottolineato il carattere vincolante di Ordinatio Sacerdotalis. Alcune persone, essendo dei veri e propri faziosi, interpretano erroneamente in modo ideologico il dogma del primato della giurisdizione e dell’infallibilità del Papa in materia di fede e morale; e trasformano questi dogmi in un assolutismo ecclesiale mai visto prima, come se – anche al di fuori delle questioni di fede e morale – il Papa potesse chiedere l’ “assenso religioso della volontà e della intelligenza” dovuto a riguardo del “magistero autentico del Romano Pontefice” (Lumen Gentium25). Lo fanno come se ci fosse, accanto alla Parola di Dio, un’ulteriore fonte di Rivelazione, sia nel Papa sia nel Popolo di Dio, cui i Pastori dovrebbero dare ascolto. Tali nuove fonti, dicono, ci permetterebbero di andare oltre le Scritture e la Tradizione e persino di conoscere meglio del Magistero insegnato fino a quel momento ciò che Gesù aveva realmente voluto dire e ciò che direbbe se fosse vivo oggi. Di fronte all’ingannevole errata interpretazione del cancelliere imperiale Bismarck del dogma dell’infallibilità del Concilio Vaticano I, i vescovi tedeschi dichiararono che il Magistero del Papa e dei vescovi è “legato al contenuto della Sacra Scrittura e della Tradizione, nonché alle decisioni magisteriali come sono già state prese dal Magistero della Chiesa ”(DH 3116). Papa Pio IX diede a questa dichiarazione il suo pieno sostegno (DH 3117).

È scioccante vedere che tipo di dilettantismo ci sia attualmente nella teologia e quale brutale disprezzo dell’uomo stia avvenendo nelle politiche della Chiesa. Chi ha un pensiero indipendente viene spietatamente eliminato e scaricato in modo disumano senza prendere in considerazione i suoi meriti per la Chiesa e la teologia. Ma l’unità nella verità può essere ricevuta da Dio solo nella preghiera, e può essere realizzata solo nell’obbedienza del Magistero verso Dio e la Sua Rivelazione, e non può essere raggiunta da manipolazioni, né con l’aiuto della prepotenza e dell’inganno. Ad intra et extra , viene a proposito: ” la verità non si impone che per la forza della verità stessa, la quale si diffonde nelle menti soavemente e insieme con vigore” (Concilio Vaticano II, Decreto sulla libertà religiosa, DH 1) .

Non si potrebbe convincere nemmeno un bambino che queste fantasie di onnipotenza politiche e mediatiche hanno qualcosa a che fare con la dottrina definita del Concilio Vaticano II e II relativa al Papa e alla Chiesa. Non si può certo farlo con “gli uomini fatti [maturi nella Fede], quelli che hanno le facoltà esercitate a distinguere il buono dal cattivo.” (Ebrei 5:14). Tutti coloro che sopravvalutano o sottovalutano il primato della Chiesa romana e il suo vescovo dovrebbero leggere con urgenza il testo della Congregazione per la fede (1998): Il primato del successore di Pietro nel mistero della Chiesa . Si trova come allegato nel mio studio di 600 pagine Il Papa. Missione e mandato(Herder 2017). Il libro è disponibile anche in Polacco e Spagnolo e presto sarà pubblicato in Inglese e Italiano, in modo che nessuno possa avere la scusante di non conoscere la mia posizione ben ponderata. In teologia, ciò che conta sono gli argomenti teologici e filosofici. La verità non è una funzione al servizio di rivendicazioni politiche e ideologiche di  potere. E questo diffuso trucchetto dei nostri progressisti è stato svelato da molto tempo e quindi reso inefficace. Per essere più chiari, essi usano attacchi personali, invece di presentare nella discussione le loro argomentazioni nel merito, e cercano di uscire dal loro imbarazzo con assurde insinuazioni che mancano di onestà intellettuale.

Secondo la tesi del Modernismo condannata dal Magistero – una versione pseudo-cattolica del protestantesimo culturale della teologia del sentimento secondo Schleiermacher – un dogma della Fede cattolica non è la visione definitiva e irreformabile della Chiesa secondo cui una verità è contenuto nella Rivelazione e deve quindi essere accettata da ogni cattolico “per fede divina e cattolica”, ma è piuttosto un’espressione dell’opinione dominante che ha acquisito, con l’aiuto di strategie giornalistiche, l’autorità del Papa che stia in quel momento regnando. La Parola di Dio nella Scrittura e nella Tradizione e il fatto che il Magistero è legato, in sostanza, alla Rivelazione unica e senza uguali in Gesù Cristo, il verbo incarnato della Fede, vengono qui sostituiti da una lealtà politico-ecclesiale verso la linea dell’attuale Papa – ma solo a condizione che egli sia in accordo con la propria opinione. Questi stessi “falsi fratelli” (Gal. 2: 4) – che adesso vogliono trasformare la lealtà ecclesiale di ogni cattolico nei confronti del Papa in una sottomissione incondizionata a questo uomo e a un insensato sacrificium intellectus – appartenevano alla schiera dei nemici più spietati di Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Tuttavia, una lealtà verso il Papa che abbia una base teologica sembra completamente diversa.

E tuttavia, il Manifesto della Fede (che si può trovare nel mio libro: Il potere della verità. Le sfide alla dottrina e alla morale cattolica oggi – Ignatius Press 2019), che avevo pubblicato di fronte al caos negli insegnamento e che, in accordo con la Tradizione apostolica, presenta le verità chiave: la Santissima Trinità, l’Incarnazione, i Sacramentalità della Chiesa, i Sette Sacramenti, l’unità tra fede e discepolato e la speranza per la vita eterna – è stato definito da qualcuno come una serie di “mezze verità di carattere soggettivo e arbitrario.” Qualcuno che di solito è un entusiasta ammiratore di Lutero, allora era riuscito persino ad immaginarsi l’accusa che io fossi un Lutero redivivo. Quel Lutero che, poco prima della morte e in un linguaggio che non invitava certo al dialogo – si era lasciato andare e aveva scritto  “Contro il papato istituito a Roma dal diavolo” (1545).

Inoltre, gli appartenenti a questo stesso campo ideologico si presentano ora sulle loro famose riviste, siti Web e libri cosiddetti di saggistica come difensori della riforma del Papa, senza accorgersi che minano, con la loro politicizzazione dell’autorità papale, il fondamento teologico dell’Ufficio Petrino. I Cattolici non devono più credere in Dio, ma nel Papa che gli ideologi mainstream dentro e fuori la Chiesa presentano come “il loro Papa”. Questi stessi ideologi poi condannano, in uno sconcertante attacco di mania religiosa, ogni cattolico con le idee chiare, ogni vescovo e sacerdote fedele, come nemici del “loro papa”. Ma “l’obbedienza della fede … con la quale l’uomo gli si abbandona tutt’intero e liberamente prestandogli il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà” ( Dei Verbum5), non può mai applicarsi a un essere umano, anche se si tratta del Papa o di un vescovo. La loro autorità è semplicemente ricevuta e completamente e totalmente dipendente nella sua sostanza dall’autorità di Dio, “non ricevono alcuna nuova rivelazione pubblica come appartenente al deposito divino della fede” ( Lumen Gentium 25). Questo vale anche per il rapporto tra vescovi e papa. Nella loro ordinazione episcopale, i vescovi hanno promesso direttamente a Dio di preservare fedelmente la fede cattolica. Nelle loro coscienze, sono obbligati esclusivamente verso Dio e verso la sua verità rivelata (contro qualsiasi forma di papolatria). Ma nel contesto della collegialità episcopale e dell’orientamento verso il Papa come principio perenne e fondamento dell’unità della Chiesa nella verità rivelata della Fede (Lumen Gentium 18; 23), viene realizzata la vicinanza a Dio anche nella comunità della Chiesa e nella responsabilità comunitaria verso l’intero deposito della fede della Chiesa (contro l’individualismo protestante). Fu solo in questo modo che San Paolo poté “opporsi a San Pietro a viso aperto” (Gal. 2:11), perché quest’ultimo era nel suo insegnamento fedele alla “verità del Vangelo” (Gal. 2: 14), ma ” evidentemente aveva torto” nella sua pratica ambigua. Ma San Paolo lo ha fatto senza mettere in discussione fondamentalmente l’autorità e la missione di San Pietro. Il cosiddetto incidente di Antiochia, quindi, non può essere usato come argomento contro l’esistenza del papato come di diritto divino.

Dopo alcune esperienze negative, Papa Francesco deve essere consapevole del fatto che il rapporto tra Papa e vescovi (e all’interno della Santa Chiesa romana il suo rapporto con i cardinali) deve essere determinato dalla interpretazione cattolica della Chiesa e che non può essere abbandonato al sensazionalismo dei giornalisti o all’opportunismo degli adulatori. È un’arroganza indicibile quando i “vaticanisti” pubblicamente e con gesti che cercano approvazione danno al papa i loro libri, in cui “scoprono” – ma che in realtà si limitano a interpretare a modo loro – opposizioni e cospirazioni contro il papa nella Curia e nella Chiesa, e quando poi si lasciano celebrare, come vecchi “eroi dell’Unione Sovietica”, per questa follia che mina la Fede. Ricordiamo qui i “venditori di colombe e i cambiavalute che avevano trasformato la Casa del Padre in un mercato”, che, secondo l’esempio di Gesù, devono essere cacciati dal Tempio e il cui denaro (guadagnato con i loro stratagemmi) deve essere sparso – “e di cui vanno rovesciati i banchi” (vedere Giovanni 2:15 e seg.). In ogni caso, questa non è una forma di letteratura che promuove l’armonia tra i fedeli e che contribuisce ad innalzarne il morale.

Se il Sinodo dell’Amazzonia deve diventare una benedizione per l’intera Chiesa e rafforzare la sua unità nella verità, invece di indebolirla, il pensiero sulla falsariga di partiti e ideologie deve cessare. Quando in un conflitto tutti “dicono qualcosa di diverso” e si legittimano dicendo: ” “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “E io di Cefa”, “E io di Cristo!”, quindi replica interrogativa dell’Apostolo è giustificata : “Cristo è stato forse diviso? … o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?”(1 Cor. 1:13) “È necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi.”(1 Cor. 11:19 ) – “Guai al mondo per gli scandali!” (Mt. 18: 7).

Noi crediamo nell’unico Dio “che desidera che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” e in “uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù” (1 Tim. 2: 3-7). E sappiamo che gli Apostoli e i loro successori, i vescovi, sono insediati come “maestri dei pagani nella fede e nella verità.” (1 Tim. 2: 7).

Noi cattolici siamo, senza eccezione, leali a papa Francesco e ai vescovi in ​​comunione con lui. Questa è l’essenza del mandato del Papa che riunisce, ancora e sempre, i discepoli e che li unisce nella professione di San Pietro il quale, quando Gesù gli chiese Chi la gente pensasse che Lui fosse, fece la professione di fede della Chiesa di ogni tempo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16). E questo lo disse senza prestare attenzione alle opinioni mutevoli della gente.

 

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