Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog il dialogo del Santo Padre con i Giovani nella Veglia a Tor Vergata e pubblicato su Vatinan News. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’intervista nella traduzione (automatica e non) da me curata.
Questa sera (ieri sera, ndr), alle ore 19.30 circa, il Santo Padre Leone XIV è atterrato in elicottero a Tor Vergataper la Veglia con i Giovani. Dopo alcuni giri in papamobile, alle ore 20.30 ha avuto inizio la Veglia.
Pubblichiamo di seguito il testo del Dialogo del Santo Padre con i giovani convenuti nella spianata di Tor Vergata e le parole che il Papa ha rivolto a braccio al termine della Veglia:
Domanda 1 – Amicizia
Santo Padre, mi chiamo Dulce María, ho 23 anni e vengo dal Messico. Mi rivolgo a Lei facendomi portavoce di una realtà che viviamo noi giovani in tante parti del mondo. Siamo figli del nostro tempo. Viviamo in una cultura che ci appartiene e che, senza rendercene conto, ci plasma; è segnata dalla tecnologia, specialmente nell’ambito dei social network. Spesso ci illudiamo di avere molti amici e di creare relazioni strette, mentre sempre più spesso sperimentiamo diverse forme di solitudine. Siamo vicini e connessi con tante persone, eppure non si tratta di relazioni vere e durature, ma effimere e spesso illusorie.
Santo Padre, la mia domanda è: come possiamo trovare un’amicizia sincera e un amore autentico che ci portino alla vera speranza? Come può la fede aiutarci a costruire il nostro futuro?
Cari giovani, le relazioni umane, i nostri rapporti con gli altri sono indispensabili per ciascuno di noi, a partire dal fatto che tutti gli uomini e le donne del mondo nascono figli di qualcuno. La nostra vita inizia con un legame ed è attraverso i legami che cresciamo. In questo processo, la cultura gioca un ruolo fondamentale: è il codice con cui comprendiamo noi stessi e interpretiamo il mondo. Come un dizionario, ogni cultura contiene sia parole nobili che parole volgari, valori e errori che bisogna imparare a riconoscere. Cercando con passione la verità, non solo riceviamo una cultura, ma la trasformiamo attraverso le scelte di vita. La verità, infatti, è un legame che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti. La menzogna, invece, separa questi aspetti, generando confusione e incomprensioni.
Ora, tra le molte connessioni culturali che caratterizzano la nostra vita, Internet e i social network sono diventati «una straordinaria opportunità di dialogo, di incontro e di scambio tra le persone, nonché di accesso all’informazione e alla conoscenza» (Papa Francesco, Christus vivit, 87). Tuttavia, questi strumenti risultano ambigui quando sono dominati da logiche commerciali e interessi che frammentano le nostre relazioni in mille intermittenze. A questo proposito, Papa Francesco ricordava che a volte «i meccanismi della comunicazione, della pubblicità e dei social network possono essere utilizzati per renderci esseri assopiti, dipendenti dal consumo» (Christus vivit, 105). Allora le nostre relazioni diventano confuse, ansiose o instabili. Inoltre, come sapete, oggi esistono algoritmi che ci dicono cosa dobbiamo vedere, cosa dobbiamo pensare e chi dovrebbero essere i nostri amici. E così le nostre relazioni diventano confuse, a volte ansiose. Quando lo strumento domina l’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, uno strumento di mercato e a sua volta merce. Solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita buona.
Cari giovani, ogni persona desidera naturalmente questa vita buona, come i polmoni tendono all’aria, ma quanto è difficile trovarla! Quanto è difficile trovare un’amicizia autentica. Secoli fa, sant’Agostino ha colto il desiderio profondo del nostro cuore, che è il desiderio di ogni cuore umano, anche senza conoscere lo sviluppo tecnologico di oggi. Anche lui ha attraversato una giovinezza tempestosa, ma non si è accontentato, non ha zittito il grido del suo cuore. Agostino cercava la verità, la verità che non delude, la bellezza che non passa. E come l’ha trovata? Come ha trovato un’amicizia sincera, un amore capace di dare speranza? Trovando Colui che già lo cercava, trovando Gesù Cristo. Come ha costruito il suo futuro? Seguendo Lui, suo amico da sempre. Nelle sue parole: «Nessuna amicizia è fedele se non è in Cristo». Sant’Agostino ci dice: «Non c’è amicizia autentica se non è in Cristo. E la vera amicizia è sempre in Gesù Cristo con verità, amore e rispetto». E solo in Lui può essere felice ed eterna» (Risposta alle due lettere dei pelagiani, I, I, 1); «ama veramente il suo amico chi ama Dio nel suo amico» (Sermone 336, 2), ci dice Agostino. L’amicizia con Cristo, che è alla base della fede, non è solo un aiuto tra tanti per costruire il futuro, è la nostra stella polare. Come scriveva il beato Pier Giorgio Frassati, «vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma tirare avanti» (Lettere, 27 febbraio 1925). Quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere.
Cari giovani, vogliatevi bene tra di voi! Volersi bene in Cristo! Saper vedere Gesù negli altri. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada per la pace. L’amicizia è la via per la pace.
Domanda 2 – Coraggio per scegliere
Santo Padre, mi chiamo Gaia, ho 19 anni e sono italiana. Questa sera tutto noi giovani qui presenti vorremmo parlarLe dei nostri sogni, speranze e dubbi. I nostri anni sono segnati dalle decisioni importanti che siamo chiamati a prendere per orientare la nostra vita futura. Tuttavia, per il clima di incertezza che ci circonda siamo tentati di rimandare e la paura per un futuro sconosciuto ci paralizza. Sappiamo che scegliere equivale a rinunciare a qualcosa e questo ci blocca, nonostante tutto percepiamo che la speranza indica obiettivi raggiungibili anche se segnati dalla precarietà del momento presente.
Santo Padre, le chiediamo: dove troviamo il coraggio per scegliere? Come possiamo essere coraggiosi e vivere l’avventura della libertà viva, compiendo scelte radicali e cariche di significato?
Grazie per questa domanda. La pregunta es ¿cómo encontrar la valentía para escoger? Where can we find the courage to choose and to make wise decisions? La scelta è un atto umano fondamentale. Osservandolo con attenzione, capiamo che non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere? Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti. Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere.
Cari giovani, avete detto bene: “scegliere significa anche rinunciare ad altro, e questo a volte ci blocca”. Per essere liberi, occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l’amore di Dio. Perciò davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio.
Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo. È Lui che ci ha amato con tutto sé stesso, salvando il mondo e mostrandoci così che il dono della vita è la via per realizzare la nostra persona. Per questo, l’incontro con Gesù corrisponde alle attese più profonde del nostro cuore, perché Gesù è l’Amore di Dio fatto uomo.
A riguardo, venticinque anni fa, proprio qui dove ci troviamo, San Giovanni Paolo II disse: «è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare» (Veglia di preghiera nella XV Giornata mondiale della Gioventù, 19 agosto 2000). La paura lascia allora spazio alla speranza, perché siamo certi che Dio porta a compimento ciò che inizia.
Riconosciamo la sua fedeltà nelle parole di chi ama davvero, perché è stato davvero amato. “Tu sei la mia vita, Signore”: è ciò che un sacerdote e una consacrata pronunciano pieni di gioia e di libertà: “Tu sei la mia vita, Signore”. “Accolgo te come mia sposa e come mio sposo”: è la frase che trasforma l’amore dell’uomo e della donna in segno efficace dell’amore di Dio nel matrimonio. Ecco scelte radicali, scelte piene di significato: il matrimonio, l’ordine sacro, la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. E lì troviamo la felicità, quando impariamo a donare noi stessi. Donare la vita per gli altri.
Queste scelte danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell’Amore perfetto, che l’ha creata e redenta da ogni male, anche dalla morte. Dico questo stasera pensando a due ragazze, María, ventenne, spagnola, e Pascale, diciottenne, egiziana. Entrambe hanno scelto di venire a Roma per il Giubileo dei Giovani, e la morte le ha colte in questi giorni. Preghiamo insieme per loro; preghiamo anche per i loro familiari, i loro amici e le loro comunità. Gesù Risorto le accolga nella pace e nella gioia del suo Regno. E ancora vorrei chiedere le vostre preghiere per un altro amico, un ragazzo spagnolo, Ignacio Gonzalvez, che è stato ricoverato all’ospedale “Bambino Gesù”: preghiamo per lui, per la sua salute.
Trovare il coraggio di fare le scelte difficili e dire a Gesù: Tu sei la mia vita, Signore”. “Lord, You are my life”. Grazie.
Domanda 3 – Richiamo del bene e valore del silenzio
Santo Padre,
Santo Padre, mi chiamo Will, ho 20 anni e vengo dagli Stati Uniti. Vorrei porle una domanda a nome di tanti giovani che, nel loro cuore, desiderano qualcosa di più profondo… Siamo attratti dalla vita interiore anche se a prima vista siamo giudicati come una generazione superficiale e sconsiderata. Nel profondo di noi stessi, ci sentiamo attratti dal bello e dal buono come fonti di verità. Il valore del silenzio, come in questa Veglia, ci affascina, anche se a volte incute timore a causa di un senso di vuoto. Santo Padre, vorrei chiederle: come possiamo incontrare veramente il Signore risorto nella nostra vita ed essere certi della sua presenza anche in mezzo alle prove e alle incertezze?
Per dare inizio a questo Anno Giubilare, Papa Francesco ha pubblicato il documento intitolato Spes non confunde, che significa “la speranza non delude”. In quel documento ha scritto: «Nel cuore di ogni persona abita la speranza, desiderio e attesa di cose buone» (Spes non confunde, 1). Nella Bibbia, la parola “cuore” di solito si riferisce all’intimo di una persona, che include la nostra coscienza. La nostra comprensione di ciò che è bene riflette quindi il modo in cui la nostra coscienza è stata plasmata dalle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita: coloro che sono stati gentili con noi, coloro che ci hanno ascoltato con amore, coloro che ci hanno aiutato. Queste persone hanno contribuito a farvi crescere nel bene e, quindi, a formare la vostra coscienza alla ricerca del bene nelle vostre scelte quotidiane.
Cari giovani, Gesù è l’amico che ci accompagna sempre nella formazione della nostra coscienza. Se volete davvero incontrare il Signore risorto, ascoltate la sua parola, che è il Vangelo della salvezza. Riflettete sul vostro modo di vivere, cercate la giustizia per costruire un mondo più umano. Servite i poveri e testimoniate così il bene che vorremmo sempre ricevere dai nostri vicini. Siate uniti a Gesù Cristo nell’Eucaristia. Adorate Cristo nel Santissimo Sacramento, fonte di vita eterna. Studiate, lavorate e amate secondo l’esempio di Gesù, il buon Maestro che cammina sempre al nostro fianco.
Ad ogni passo, nella ricerca del bene, chiediamogli: resta con noi, Signore (cfr Lc 24,29). Quédate con nosotros, Señor. Resta con noi, Signore. Resta con noi, perché senza di te non possiamo fare il bene che desideriamo. Tu vuoi il nostro bene; anzi, Signore, tu sei il nostro bene. Chi incontra te vuole che anche gli altri ti incontrino, perché la tua parola è una luce più luminosa di qualsiasi stella, che illumina anche la notte più buia. Papa Benedetto XVI amava dire che chi crede non è mai solo. In altre parole, incontriamo Cristo nella Chiesa, cioè nella comunione di coloro che lo cercano sinceramente. Il Signore stesso ci riunisce per formare una comunità, non una comunità qualsiasi, ma una comunità di credenti che si sostengono a vicenda. Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo che siano testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne che siano testimoni di speranza! Cari giovani, questo è il compito che il Signore risorto affida a ciascuno di noi!
Sant’Agostino scriveva: «Tu ci spingi a lodarti, perché ci hai creati per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te… Signore, ti cercherò… e invocarti è credere in te» (Confessioni, I, 1). Seguendo queste parole di Agostino, e in risposta alle vostre domande, vorrei invitare ciascuno di voi a dire al Signore: «Grazie, Gesù, per avermi chiamato. Il mio desiderio è quello di rimanere uno dei tuoi amici, affinché, abbracciandoti, io possa essere anche un compagno di viaggio per chiunque incontri. Concedi, o Signore, che coloro che mi incontrano possano incontrare te, anche attraverso i miei limiti e le mie fragilità». Recitando queste parole, il nostro dialogo continuerà ogni volta che guarderemo il Signore crocifisso, perché i nostri cuori saranno uniti in lui. Ogni volta che adoreremo Cristo nell’Eucaristia, i nostri cuori saranno uniti a lui. Infine, la mia preghiera per voi è che possiate perseverare nella fede, con gioia e coraggio! E possiamo dire: «Grazie Gesù per averci amati». Grazie Gesù per averci chiamati. Resta con noi, Signore. Quédate con nosotros, Señor.
Parole a braccio del Santo Padre al termine della Veglia con i Giovani
Vorrei ringraziare il coro, la musica: grazie per accompagnarci! Grazie a tutti voi! Gracias! Mi raccomando: riposatevi un po’. L’appuntamento domani mattina qui per la Santa Messa. Auguri a tutti. Buonanotte!




















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