Messa (foto Baldini)

 

di Gianni Silvestri

 

Frequentando la messa domenicale, mi ha colpito ripetutamente  un tipo di preghiera dei fedeli proposta al popolo di DIO, in questi ultimi mesi di “emergenza Covid-19”. Ho infatti notato che, da mesi, alcune orazioni della “preghiere dei fedeli” (di solito la seconda, che segue quella “per la Chiesa”)  sono costantemente riservate in favore:
1) dei governanti, affinchè gestiscano bene la emergenza Covid,
2) dei sanitari, che stanno combattendo in prima linea
3) delle forze dell’ordine e di coloro che si impegnano per il bene sociale.

4) delle autorità in genere, per la migliore gestione della crisi e delle risorse, ecc

Mi sembra che queste preghiere, pur giuste e condivisibili, corrano il rischio di rappresentare una Chiesa tutta concentrata sul “terreno”, sui problemi e sulle soluzioni umane, quasi che l’epidemia e le crisi collegate (sia fisiche, che spirituali) siano risolvibili solo “orizzontalmente”, mediante l’azione dei sanitari, della forze dell’ordine, della autorità in genere (che è giusto sostenere anche con la preghiera, affinchè si impegnino al meglio e risolvino il problema, liberandoci da questa pandemia o dalle sue conseguenze).

Tutto giusto, ma riduttivo, ci si aspetterebbe di più, in quanto la Chiesa, rispetto al mondo, ha il grande privilegio non solo di avere un rapporto diretto con Dio (che tutti potremmo e dovremmo avere), ma di rappresentare Dio stesso, con il potere di “sciogliere e di legare”, qui sulla terra e persino nei cieli.

Ecco il motivo per cui trovo riduttiva la preghiera proposta al Popolo dei credenti: ci si limita a chiedere a DIO di aiutare gli altri ad aiutarci (medici, autorità ecc).
Ribadisco: non che non occorra la preghiera a sostegno di chi opera “in prima fila” (anche perchè, tutti abbiamo bisogno di preghiere e dell’aiuto di Dio, a prescindere dalla fila in cui operiamo), ma corriamo un grave rischio  sulla base del noto principio “Lex orandi – Lex credendi” (semplificando: le preghiere che facciamo “influenzano e formano” la nostra fede e viceversa).
Orbene, perchè ci limitiamo a queste preghiere “orizzontali” o indirette?
Perchè a milioni di credenti è chiesto di pregare Dio per sostenere i governanti, i sanitari ecc e non, al contrario, per intervenire direttamente a Salvarci ?
E’ come se un affamato non pregasse per avere il cibo quotidiano, ma pregasse per un buon raccolto agricolo, per la salute dei cuochi, per la pulizia delle stoviglie ecc.
Perchè non preghiamo Dio di far cessare l’epidemia o far scomparire il virus?Pensiamo che non ci abbia a cuore? O riteniamo che possa più la medicina che DIO ? Ecco un punto dolente della nostra fede, spesso debole o ridotta a buoni sentimenti…
A noi tocca impegnarci al massimo, ma ci fidiamo più del vaccino o di DIO?
Se non ci fidiamo di Lui, non serve pregarLo nemmeno per sanitari ed autorità, ma se ci fidiamo e chiediamo che intervenga, perchè non chiedere direttamente che ci salvi ? Che allontai l’epidemia dall’Italia? Vogliamo scomodarlo poco?
(Come se di fronte ad un moribondo chiedessimo al Signore di fargli passare il mal di denti…).
O queste preghiere minimaliste rappresentano l’inconscio dubbio che Dio “ce la possa fare” ? e vogliamo chiedergli “un compitino più facile” ?
Sono domande che rivolgo a me per primo, quando dubito e ragiono solo in termini umani, quando “ingabbio” Dio nelle mie misure e lo tratto “umanamente”, quasi non avesse la Signoria sopra ogni cosa.
Alla luce di quanto sopra, mi parrebbe “più cattolico” che la Chiesa, (e quindi l’intero popolo di DIO), pregasse il Signore affinchè:

– voglia allontanare o eliminare la pandemia;
– ci salvi dalle sue conseguenze negative (fisiche o spirituali);
– nel caso di contagio, non ci faccia perdere la fede o la speranza e che ci sia vicino nella prova.

ed ancora:

– ci salvi dall’egoismo e dalla chiusura in noi stessi ed agli altri
–  ci faccia comprendere meglio il valore passeggero della vita terrena..
– ci faccia alzare gli occhi al cielo per riscoprire il rapporto con Dio

– ci sostenga nella carità verso i fratelli colpiti dalla malattia e dal lutto.
(Noi in prima persona e non solo …gli altri…sanitari o autorità che siano).

Appare cioè sensato e giusto chiedere in primis la salvezza dal vero nemico, ( la pandemia, il Male o persino l’egoismo personale), e solo dopo, il sostegno per le autorità civili, sanitarie o militari che siano.
Noi stessi possiamo verificare che tipo di preghiera dei fedeli o altro, ci viene chiesta (o facciamo) nelle celebrazioni liturghiche varie…
per quello che a me sembra (e vorrei- e spero di- sbagliarmi), la chiesa a volte dà l’impressione di essere in “ritirata”, troppo moderata, quasi timorosa o sfiduciata nel rivolgersi a Dio; all’esterno appare che tentenni nel credere al Suo potere salvifico ed assoluto, (cioè senza limiti). Lo scrivo perchè ho il timore che con queste preghiere “moderate” (se non annacquate di solo umano buon senso), si sviluppi anche tra noi cristiani, un  atteggiamento “riduzionista” che ci porti a credere, o porre la speranza, non tanto in DIO, quanto nella medicina, nel vaccino,  nel distanziamento, nelle mascherine, nell’amuchina o nei “comitati tecnico-scientifici”: cose utili, ma non decisive (in verità poi ci accorgiamo che nemmeno “gli scienziati” sappiano quali siano le cose decisive e si va avanti a tentoni ed …..a distanza).
Il mio timore quindi è che continuando a pregare “riduttivamente”, impariamo a credere riduttivamente, (e di conseguenza ad agire riduttivamente) quasi che Dio in fondo non c’entrasse con la Vita, o non si potesse “scomodare” per noi, o avesse un qualche limite di intervento (magari di giurisdizione territoriale o per materia, direbbero i giuristi).

La misura della fede che ci è indicata è ben altra e l’episodio del centurione romano, narrato nei vangeli, è significativo e può guidarci:
……
È appena terminato il discorso sulle beatitudini e sul Regno di Dio – siamo intorno all’anno 30- e Gesù entra a Cafarnao, una città di confine, nella Palestina settentrionale, parte del piccolo regno di Erode Antipa.
Una citta di confine, in cui esistono:
–  varie imprese familiari dedite alla pesca, come quella di Simone e Andrea o quella di Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo.
– l’ufficio doganale, (ricordiamo il pubblicano Levi  in Mc 2,13 ss);
– la Sinagoga (quasi di fronte alla casa di Pietro, in cui Gesù sostava spesso);

– una guarnigione di soldati romani al comando di un centurione, che aveva alle sue dipendenze una centuria, (circa duecento uomini), per presidiare il territorio. Ebbene: “…..Quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: “Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga”.Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: “Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito.
Anch’io infatti sono uomo sottoposto a un’autorità, e ho sotto di me dei soldati; e dico all’uno: Và ed egli va, e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fà questo, ed egli lo fa”.All’udire questo Gesù restò ammirato e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse: “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande! ”. E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito. Lc 7, 1-10 (cfr Mt 8,5-14).

In questo episodio Cristo accoglie la preghiera di uno straniero, addirittura a distanza, senza vederlo e si mostra ammirato del suo abbandono totale e fiducioso, alla potenza del Signore: addirittura un “gentile”,  un estraneo al popolo ebreo, una persona non battezzata o non istruita nella “fede dei padri”, mostra una fiducia  sconfinata in Dio, spesso assente nello stesso popolo eletto, pur guidato da secoli da segni potenti e profeti autorevoli.
Un Centurione, uno abituato a combattere, a fidarsi della sua forza e di quella delle armi, capisce che la fede è fidarsi, invece, di un Altro, delle Sue misure anche se inconcepibili umanamente, anche se al di fuori della nostra comprensione. Ed una fede così, salva…e trova persino l’ammirazione di DIO.

Questa è la misura della fede a cui dobbiamo tendere, con una preghiera che non vada al “risparmio”, quasi che l’amore di Dio avesse dei limiti, quasi a mostrare i dubbi sul Suo possibile intervento, persino intimiditi nel formulare la richiesta. E’ difficile coltivare questa fiducia in Dio in un mondo ateo e sfiduciato, ma non impossibile: abbiamo i santi a cui guardare, (cioè chi crede o ha creduto veramente in Lui): Se Dio ha dato -e dà- il potere di fare cose incredibili ad alcuni uomini, figuriamoci cosa potrà fare, per noi, Egli stesso:
– che è il Creatore della vita;
– ma è anche il Redentore, avendola salvata in eterno,
– ma è anche lo Spirito di Amore che la sostiene, sino al grande, ultimo, Incontro.
“Dì solo una Parola, Signore…ed io sarò salvato”.
Le sagge Parole di un combattente romano, ci guidino nelle nostre “lotte quotidiane”.
In pace

 

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