di Angela Comelli

 

Domenica 17/10/21 la dottoressa Elisabetta Frezza, laurea in Giurisprudenza, dottorato di ricerca in Diritto Processuale Civile, iscritta all’albo degli avvocati di Padova dal 1992 al 2015, un marito e 5 figli, è intervenuta alla conferenza internazionale  Lo stato delle cose. Euro, mercati, democrazia 2021, organizzata presso il Centro Congressi Serena Majeste a Montesilvano (PE), da a/simmetrie, associazione culturale di promozione sociale senza fini di lucro.

Nel suo intervento, la dottoressa si concentra soprattutto su quanto avvenuto in ambito educativo negli ultimi anni, evidenziando 3 passaggi significativi: la Legge 107 (la cosiddetta Buona Scuola), la Legge 92 del 2019 con l’introduzione della nuova Educazione Civica e il 2020 con l’avvento dell’emergenza sanitaria.

La sua relazione è da ascoltare dall’inizio alla fine, in quanto densa di contenuti, esposti in modo preciso e brillante, con rigore logico e riferimenti chiari: provo ad evidenziarne alcuni passaggi, ma rimando alla visione del video che vedete in apertura di questo articolo.

C’è stato un processo di degenerazione sistematica del modello d’istruzione e del senso stesso dell’istruzione, che C.S. Lewis profetizzava già nel 1943: si è passati dalla vecchia educazione in cui i maestri “iniziavano” i giovani trasferendo loro la propria umanità alla nuova che “condiziona” i giovani e nella quale la propagazione si è trasformata in propaganda.

Le figure professionali che investono l’umano come l’insegnante, il medico, il giudice, il prete non vengono più formate per accostarsi da uomo a uomo, ma per applicare protocolli.

Dall’integrale formazione umana s’arriva all’erogazione di servizi assistenziali, sostituendo le conoscenze con le competenze, la teoresi con il lavoro esecutivo, la ricerca fondamentale ed universale con il particolare, l’effimero, seguendo la stella polare dell’UTILE, ma di chi?

Nel 2015 viene varata la Buona Scuola di Renzi che spazza via un sapere, una bellezza ed un ethos millenari predisponendo il vuoto pneumatico in cui far attecchire ogni ideologia e bestialità.

Nel 2019 viene varata la legge 92, entrata in vigore dal settembre 2020, che introduce la nuova EDUCAZIONE CIVICA nelle scuole di ogni ordine e grado, a partire dall’asilo!

Non ha nulla a che vedere con la vecchia disciplina che forniva ai ragazzi più grandi i rudimenti della Costituzione e del nostro ordinamento giuridico.

La nuova educazione civica entra in ogni disciplina: il suo insegnamento e la sua valutazione, infatti, vengono distribuiti all’interno di tutti gli insegnamenti previsti dal curriculum scolastico.

I suoi contenuti ricalcano, pari pari, il pacchetto di dogmi del nuovo evangelio universale: l’AGENDA ONU 2030: basta scorrere i titoli dei libri di testo previsti!

Tra essi domina la teologia globalista che ruota attorno al concetto di sviluppo sostenibile, in veste ecologista, ma di quell’ecologismo contro l’uomo, visto come parassita dell’ecosistema.

Essa si propone in veste pacifista, scientista, genderista,…

Un’ideologia per addomesticare l’uomo e farne il cittadino globale, un non-senso perché il cittadino è l’abitatore ed il difensore della sua “polis” e viene dissolto nel cittadino globale, cioè l’a-polide perché la cosmopoli globale è un non-luogo!

Purtroppo, anche il Vaticano si è adeguato, inventando il global-compact-on-education, cioè il patto educativo globale per costruire il futuro del pianeta, che altro non è se non il decalogo dell’Agenda ONU 2030.

Nel 2020 l’emergenza sanitaria ha permesso all’Unesco di avviare l’esperimento di più vasta scala nella storia dell’istruzione: l’adolescente, isolato dagli altri, è diventato ostaggio fisso del suo terminale.

L’esperimento è, almeno parzialmente, riuscito, i giornali titolano: “I ragazzi come reduci di guerra”.

L’allarme è partito dai neuropsichiatri del Bambin Gesù seguiti a ruota da molti altri: l’80% degli adolescenti soffre di disturbo post traumatico da stress, con impennate di suicidi.

La scuola si è intestata il compito principale: l’allenamento strisciante alla sottomissione, per omologare le differenze di pensiero e temperamento, per appiattire i talenti, spegnere la creatività, azzerare le complessità, deprimere ragionamento e bandire il dissenso.

La resilienza, parola divenuta così di moda, serve ad esonerare dalla speculazione, dal confronto dialettico, per spegnare a priori le capacità di sostenere il conflitto, l’attitudine al combattimento: sotto gli arcobaleni non si combatte, si suona e si canta!

Dopo un anno e mezzo di carcere, i ragazzi hanno perso la capacità di guardare alla propria vita in prospettiva e, per recuperare anche un pallido simulacro delle proprie vite, si sacrificano, magari nel nome di un presunto bene comune.

La preminenza della salute collettiva è un totem eretto sulle ceneri della civiltà che aveva fatto della difesa dell’infanzia e della dignità di ogni essere umano la sua bandiera.

L’arma vincente per evitare disertori è la minaccia della morte civile, dell’esclusione dal gruppo dei pari.

Questo incide in modo diverso nelle varie fasce di età: i piccoli, nati all’interno di questo film, saranno irrimediabilmente condizionati: vengono considerati dei cyborg di cui controllare il funzionamento, se hanno assimilato il libretto d’istruzioni sul contegno a scuola.

La prima fase della valutazione si chiama “diagnostica e orientativa”.

Nelle griglie di valutazione, per la scuola primaria, il raggiungimento del livello avanzato implica che l’alunno abbia interiorizzato il valore di norme e regole.

Nei bambini dell’asilo, la valutazione per l’educazione civica valuta le competenze raggiunte in tema di raccolta differenziata, rispetto delle regole sanitarie, conoscenza delle parti del PC e della loro funzionalità, conoscenza degli emoticon!!!

Per i più grandi, tutto dipende dall’indole e dalla capacità di elaborare la pressione delle regole ed intimidazioni: è uno sforzo titanico per ingaggiare una battaglia interiore tra la normale propensione alla spontaneità dei comportamenti ed il rispetto di regole asfissianti e disumanizzanti.

Si pongono gli alunni uno contro l’altro, una vera e propria istigazione alla discriminazione, come si è visto in questo inizio d’anno scolastico con le esternazioni del Ministro sulla possibilità di togliersi la mascherina nelle classi in cui tutti fossero vaccinati.

In questo sforzo la parte più dura ce l’hanno i liceali che sono ancora dentro le maglie di un sistema scolastico rigido che li discrimina e non possono ancora muoversi in autonomia come gli universitari.

All’università abbiamo assistito ad una specie di miracolo: è uscito allo scoperto un pezzo di gioventù indenne al conformismo, impermeabile ad anni di indottrinamento, forse grazie a qualche eroico maestro incontrato qua e là. Sono una minoranza, ma, forse, diventeranno modello affascinante per il loro nitore ideale.

Forse tornerà di moda l’atto di pensare!

Questi giovani hanno fatto venire a galla tutta la vacuità dei mantra rifilati loro durante l’esperienza scolastica: inclusione, lotta al bullismo e alle discriminazioni, giornate per non dimenticare: uno spiegamento di forze e risorse incredibile, per arrivare ad allestire, dalla sera alla mattina, un lager planetario con reticolato a maglie sempre più strette che preclude spazi e beni pubblici ai non conformi, compresi lavoro e studio.

Non tutti, quindi, hanno recepito la lezioncina sulla resilienza, proprietà dei materiali di resistere agli urti, che, in senso traslato, diventa l’attitudine di un individuo a adattarsi ad un evento traumatico senza opporre resistenza.

Una parola all’apparenza elevata, che ha il fine subdolo di convincere le persone che la virtù coincida con l’infinito spirito di adattamento per non contemplare neppure la possibilità di una reazione fosse anche ad un evidente sopruso.

È il peana allo status quo!

Il bullismo viene combattuto solo se colpisce categorie da proteggere.

Anche il concetto di inclusione si sgonfia, rivelando quello che è davvero: sacrificare l’istruzione al principio ugualitario in modo che si realizzi, al riparo di una parola carina, l’agognato appiattimento cognitivo e culturale.

La parola inclusione non favorisce una dinamica virtuosa verso il miglioramento, ma un livellamento generale verso il basso.

Era un castello di menzogne che si è afflosciato alla prima occasione in cui avrebbe potuto essere messo alla prova, funzionale all’ideologia totalizzante e totalitaria che punta alla dissoluzione identitaria degli individui e delle collettività per il controllo totale dell’uomo.

Inermi siamo nelle lande desolate che Agamben ha dipinto come “panico e furfanteria”.

Abbandonato il logos, si stabilisce il caos, al posto dei valori reali da rispettare, si sostituiscono i valori fasulli creati in laboratorio, promossi dalla compagnia di giro cui è offerta la ribalta mediatica.

In una società ordinata il logos si trasforma nel diritto, strumento che viene posto al servizio di un criterio superiore ed oggettivo di giustizia. In una società acefala, dominata dal kaos, il diritto non ha più riferimenti di valore metafisici, salta così la gerarchia delle fonti, saltano i principi fondamentali su cui si fonda un’intera civiltà. La norma diventa un involucro formale, al servizio del più forte per l’esercizio di un potere ab-soluto e quindi del tutto arbitrario.

Oggi il potere si chiama tecnocrazia e scientocrazia: è stato eretto un vitello d’oro in omaggio ad una falsa scienza e tecnica.

La scienza oggi dà oracoli e la tecnica fornisce gli strumenti per esaudirli.

Il potere non usa più la forza, ingloba i sudditi come parte di sé in modo che diventino essi stessi propagatori del potere.

L’ultimo approdo è una società anestetizzata in cui vige il controllo totale, tramite dispositivi vari, sul modello cinese, la robotizzazione dell’uomo, come si legge nell’agenda di Schwab: le tecnologie della IV rivoluzione industriale diventeranno parte di noi stessi, gli smartphone come estensione del corpo, i bambini devono imparare ad essere cittadini globali e digitali. La frontiera viene spostata sempre più indietro: il nuovo prodotto della bioingegneria è l’uomo stesso (utero in affitto), abominio mascherato con parole dolci, bimbo in braccio, mentre è un bimbo commissionato, reso conforme alle richieste della committenza tramite l’editing genetico.

In Francia è in discussione una legge che autorizza la ricerca sulle cellule staminali embrionali senza limiti, compreso l’attraversamento della barriera di specie, con la suggestione del progresso medico-scientifico e bio-tecnologico e che permetterà la trasformazione dell’uomo in un OGM.

C’è una matrice trans-umanistica comune che lega liberalismo ed esperimenti sul DNA embrionale ed i trattamenti genici di massa a mRNA: insieme producono il salto definitivo nell’alterazione genetica massiva e il passaggio al transumanesimo diffuso.

Sono gli ultimi passaggi di un programma esplicito di dominio sul seme dell’uomo ridotto al suo codice genetico con un precipitato pratico: all’identità digitale e ad algoritmi arcani saranno collegati servizi, diritti, funzioni, ma anche censure e sanzioni senza più lo spazio per la difesa che era un diritto: la gestione dell’esistenza in totale trasparenza.

Nel 1996 Bill Gates diceva: “Il gene è il software più sofisticato che ci sia”.

Nasce il controllo del mondo attraverso l’informatica della vita per giungere alla distruzione dell’uomo come IMAGO DEI, estremo esito cibernetico dell’hybris antica.

Infatti, CIBERNETICA ha nella sua etimologia la parola CONTROLLO (viene da kybernetes, nocchiero della nave”).

CS Lewis, nel 1943, identificava nel condizionamento l’obbiettivo della nuova educazione. Nell’opera “L’abolizione dell’uomo!”, con incredibile preveggenza, affermava:

“La conquista della natura da parte dell’uomo, se i sogni di alcuni pianificatori scientifici dovessero realizzarsi, corrisponderebbe al dominio di poche centinaia di uomini su miliardi e miliardi di altri. Ogni nuovo potere raggiunto dall’uomo è anche potere sull’uomo. Lo stadio finale giungerà quando l’uomo, attraverso l’eugenetica, il condizionamento prenatale ed un’istruzione ed una propaganda basate su una perfetta psicologia applicata, avrà raggiunto il pieno controllo su sé stesso. La natura umana sarà l’ultima parte della natura ad arrendersi all’uomo: avremo allora preso il filo della vita dalle mani di Cloto e saremo quindi liberi di fare della nostra specie qualsiasi cosa vogliamo. Indubbiamente la battaglia sarà vinta, ma chi precisamente l’avrà vinta?“

Infatti, il “potere dell’uomo di fare di sé stesso ciò che vuole significa il potere di ALCUNI uomini di fare ciò che vogliono di ALTRI uomini”.

I condizionatori sono uomini che hanno sacrificato la loro parte di umanità tradizionale per dedicarsi al compito di decidere quale senso attribuire alla parola “umanità” per il futuro. Buono, cattivo non hanno contenuto perché è da essi che dovrà trarsi il senso di queste parole.

Essi non sono cattivi uomini, essi non sono affatto uomini, ma semplici artefatti.

La conquista finale dell’uomo si è rivelata come l’abolizione dell’uomo.

Delirio di onnipotenza che anima i burattinai della rappresentazione in cui siamo calati. Cinismo, perversione, minaccia sui più piccoli: l’abuso fisico e psichico cerca di avere una legittimazione sociale per arrivare poi a quella giuridica.

Non sono più uomini perché hanno rinunciato alla “pietas”, alla tenerezza, allo spirito, alla ragione e alla parola.

Indifferenza al male, che va oltre la cattiveria: sono al di là del bene e del male!

Tra Lewis e noi ci sono stati diversi totalitarismi, ci sono stati uomini che li hanno combattuti: si può rimanere uomini aggrappandosi alla scintilla interiore che ci rimanda ad un ordine che ci precede.

Agamben, in ”Quando la casa brucia”, dice: ”…imparare a convivere con le macerie perché siamo anche noi parte di quelle macerie…servono nuovi monaci… è accaduto qualcosa di inedito e dobbiamo risalire alla radice del nostro essere uomini…”

La speranza cammina sulle gambe dei nostri giovani più liberi e coraggiosi.

C’è sproporzione tra le forze in campo e c’è un prezzo da pagare, ma le ragioni sono ultime e definitive. Quanti si ritrovano a vivere in questo tempo, caricandosi sulle spalle la fatica immane di essere schierati in PARTIBUS INFIDELIUM, per onorare la propria coscienza, rischiano di recuperare non solo la forza per sopravvivere, ma il vero senso del vivere, del convivere e del compatire e, con essi, la vera libertà.

 

 

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