Sergio Mattarella
Sergio Mattarella, presidente della Repubblica

 

 

di Alberto Contri

 

Non c’è nulla di peggio, per un cittadino dotato di conoscenze e competenze, educato a rispettare le istituzioni, che sentirsi umiliato da chi le rappresenta, soprattutto se si tratta della più alta carica dello Stato.

In un recente prolusione in una università, il Presidente Mattarella si è detto preoccupato per i rigurgiti di violenza: immaginiamo lo abbia fatto, e con ragione, riferendosi all’inqualificabile irruzione di elementi estremisti nella sede della CGIL. Irruzione che, a detta quasi univoca degli organi di stampa di ogni orientamento, non solo non è stata osteggiata ma in buona sostanza addirittura facilitata.

Quello che più turba e dispiace è che il monito sia stato fatto nello stesso giorno in cui la polizia interveniva con inusitata violenza nel porto di Trieste con idranti e cariche su manifestanti assai pacifici, che oltretutto non risulta avessero mai impedito l’accesso ai portuali che non volevano scioperare.

E nel momento in cui il Governo italiano si mostra gravemente discriminatorio con un provvedimento come il Green Pass, che oltre a non essere stato istituito in nessun altro paese civile, è stato stigmatizzato da alcuni dei più autorevoli e stimati uomini di cultura del nostro paese.

Purtroppo, non basta, perché il Presidente della Repubblica ha voluto anche segnalare il pericolo di una “deriva antiscientifica che mira a bloccare il futuro e riportare tutto al passato.”.

Ponendo il suo autorevole sigillo al dogmatismo scientifico che invece, particolarmente in Italia, sta asfissiando e impedendo qualsiasi confronto serio di carattere “evidence based”.

Tocca quindi sommessamente far notare al Signor Presidente, cui non sono state date le corrette informazioni, che – ad esempio – negli Stati Uniti, la massima istituzione regolatoria dei farmaci, l’FDA, in occasione di una decisione importante come l’eventuale impiego della terza dose, ha indetto una riunione pubblica, invitando a parteciparvi anche personalità scientifiche molto critiche sulla vaccinazione di massa e in particolare dei bambini.

Mentre in Italia, i medici che si permettono di esserlo o di sollevare alcuni dubbi vengono radiati tout court. Per converso, grande libertà di parlare (e anche di mentire spudoratamente) viene lasciata a virologi e clinici di modestissima reputazione internazionale, spesso non esenti da mai dichiarati conflitti di interesse con aziende farmaceutiche.

Il fatto ancora più grave è che mentre le nostre istituzioni regolatorie si oppongono alla pubblicazione dei verbali di decisive riunioni (da noi sempre segrete), il Ministero della Salute continua a imporre ai medici di base il protocollo di cura domiciliare “Paracetamolo e vigile attesa”, oramai unanimemente stigmatizzato dalla letteratura scientifica internazionale, e ritenuto addirittura responsabile non solo di non aver prevenuto, ma addirittura facilitato moltissimi ricoveri in ospedale e in terapia intensiva.

Evidentemente nessuno ha mai riferito al Signor Presidente che una delle massime autorità della virologia mondiale, Sir Andrew Pollard, Direttore dell’Oxford Vaccine Group, ha sentenziato di recente: “L’immunità di gregge è un mito irraggiungibile”. Il che getta una luce preoccupante su una politica vaccinale a tappeto che si prefigge addirittura di coinvolgere i bambini piccoli nei quali (come è stato affermato durante la riunione dell’FDA del 17 ottobre) si può dimostrare che i rischi della vaccinazione superano gli eventuali benefici.

Dubito che il Presidente sia stato inoltre informato del fatto che il ricercatore che ha dato il massimo impulso agli studi della tecnica mRNA messaggero, il dr. Robert Malone, ha lamentato più volte che i dossier autorizzativi siano stati costruiti con dati grossolanamente incompleti riguardo alla sicurezza. Seri dubbi sulla durata dell’efficacia, invece, (recentemente confermati dalle stesse aziende produttrici), sono stati sollevati dal senior editor del British Medical Journal Peter Doshi, la cui autorevolezza scientifica a livello mondiale è indiscussa. 

È davvero stupefacente, quindi, che mentre nella comunità scientifica internazionale sta crescendo un dibattito assai critico intorno ai neo-vaccini sulla base dell’acquisizione di nuove evidenze, in Italia si sia creata una cappa di dogmatismo scientifico senza precedenti, quando la scienza vive per sua natura di dubbi, analisi serie, confronti, discussioni.

Interrogarsi sull’assurdità del protocollo “Paracetamolo e vigile attesa” costituisce un elemento di deriva antiscientifica? Stupirsi per la delegittimazione di farmaci a basso costo (qui, qui e qui) che si stanno dimostrando salvavita in Giappone, India e Sudamerica, per di più supportati da robuste metanalisi su lavori randomizzati e controllati, costituisce un altro pilastro della deriva antiscientifica?

Qualche elemento di questa deriva c’è, ma paradossalmente riguarda alcuni responsabili delle istituzioni sanitarie. Cito in proposito due casi piuttosto eclatanti.

Il generale Figliuolo, in diretta tv, ha detto: “In fondo nel vaccino c’è solo un pochino di virus, come si è sempre fatto”. (Si, ma con i vaccini tradizionali, non con quelli a mRNA messaggero).

Particolarmente imbarazzante poi la risposta del Sottosegretario alla Salute, il proctologo Sileri, di fronte alla mia citazione in un talk show dei dati ufficiali sui 24.500 effetti avversi fatali verificati in Europa, pubblicati da Eudravigilance. Per comprendere a che livello di deriva antiscientifica ci troviamo di fronte nelle Istituzioni ufficiali della salute, è sufficiente ascoltare le sue argomentazioni.

Nei prossimi giorni verrà lanciato un appello per la costituzione di un luogo neutro in cui sia possibile confrontarsi con criteri “evidence based” su argomenti di carattere scientifico riguardo a tutta la tematica della pandemia. È augurabile che il Presidente della Repubblica voglia dare il suo avallo ad una iniziativa di ricerca della verità che si ispira al più classico dei metodi scientifici: quello di Galileo.

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