“Il vero cristiano vuole rimanere cristiano. Si trova in una cultura sempre più cristofoba. Vuole onorare i diritti morali dell’individuo, praticare virtù basate sulla legge naturale, essere caritatevole verso i poveri, stabilire matrimoni amorevoli e allevare i figli nella fede”.

Ma come farlo in ambiente essenzialmente antireligioso, nell’attuale clima in cui il liberalismo sta degradando verso il totalitarismo. Il tutto sta diventando particolarmente difficile.

Su questo riflette il prof. Donal DeMarco in questo articolo che propongo all’attenzione dei lettori di questo blog, nella mia traduzione.

La Casa-Chiesa di Elisabeth Ann Steton a New York

La Casa-Chiesa di Elisabeth Ann Steton a New York

 

Nel suo libro Religione e Stato moderno, l’eminente storico cattolico Christopher Dawson (1889-1970) potrebbe aver spaventato molti lettori quando ha commentato che “la cultura europea aveva già cessato di essere cristiana nel XVIII secolo”.

Sicuramente, il cristianesimo non si è spento in quel momento. Piuttosto, si è protratto, non come forza culturale dominante, ma comunque influente nella vita degli individui e negli impegni delle piccole comunità.

Per Dawson, la fede dominante del secolo successivo è stata il liberalismo, che viveva del capitale ereditato dal cristianesimo. Esso enfatizza i diritti ma non doveri, la libertà ma non la responsabilità, la giustizia ma non la verità, la coscienza senza i principi, il sesso senza la procreazione e la compassione senza il vero amore. Ma il liberalismo, per come unilaterale è, non può sostenersi e tende inevitabilmente ad una forma di laicismo uniforme o monolitico.

Nelle parole di Dawson: “Una volta lanciata sulla via della secolarizzazione, la società non può fermarsi alla casa di mezzo del liberalismo; deve andare avanti fino all’estremo opposto, che si tratti del comunismo o di qualche tipo alternativo di laicismo ‘totalitario'”.

Il liberalismo, così come lo osserviamo nel mondo contemporaneo, estende quelli che un tempo erano valori cristiani fino al punto in cui cominciano a combattere contro se stessi. La legalizzazione delle pratiche omosessuali e dei “matrimoni” omosessuali offrono esempi illuminanti. L’attuale consorzio di quelli che un tempo erano considerati perversioni sessuali rappresenta da un lato una liberalizzazione della sessualità, ma dall’altro un’intolleranza verso i tradizionalisti, a volte fino alla violenza.

Rifiutando di cedere a richieste così intolleranti, molti imprenditori sono stati pesantemente multati e diversi panifici, fiorai e bed and breakfast sono stati buttati fuori dagli affari. Le persone hanno perso il lavoro semplicemente per aver difeso il matrimonio tradizionale. Il discorso [pieno] di odio è definito virtualmente come un discorso contro i nuovi costumi.

In Canada, l’emissione di francobolli e monete per promuovere il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso è un forte segnale del rifiuto di qualsiasi opposizione e della cultura di un movimento totalitario. Affermare che il “matrimonio” omosessuale è “uguale” significa che il matrimonio cristiano non è più distintivo.

Il famoso convertito cattolico Malcolm Muggeridge (1903-1990) ha fatto il commento che ogni volta che accade un “qualche drastico riaggiustamento dei valori morali accettati” e diventano legge di un territorio, il “conseguente cambiamento dei mores (usanze, costumi, tradizioni, regole, comportamenti, ndr) diventa presto più o meno accettato”.

Il cambiamento a cui Muggeridge allude è profondamente significativo, perché è un cambiamento dai valori morali che sono ancorati nella legge naturale o nella parola di Dio ai costumi arbitrari del popolo.

I valori morali che fanno parte del cristianesimo hanno un’intelligibilità che permette loro di essere analizzati, discussi e compresi da persone di buona fede. Al contrario, mancando di questa intelligibilità, i costumi sono ciò che la gente semplicemente chiede. I costumi devono essere sostenuti attraverso l’intimidazione o la forza, poiché ciò non può essere convalidato dalla ragione.

Il femminismo è un buon esempio di questo drastico passaggio dai valori morali ai costumi. Rebecca Todd Peters, che è professore e ministro presbiteriano, ha pubblicato un libro intitolato Fidati delle donne: un ragionamento cristiano progressista per la giustizia riproduttiva (2018).

Il libro è notevole in quanto non è né “progressista”, né “cristiano”, un “argomento” o per lo meno interessato alla “giustizia”. E’ palesemente favorevole all’aborto, senza alcuna reale preoccupazione per la natura del nascituro o per le conseguenze dell’aborto. L’implicazione diretta del fidarsi delle donne non è il fidarsi degli uomini o non fidarsi di quelle donne che non sono d’accordo con l’autrice.

Abby Johnson, che ha lasciato la Planned Parenthood (la più grande multinazionale dell’industria degli aborti, ndr) ed è diventata una cattolica a favore della vita, è stata portata in tribunale nel fallito tentativo di farla tacere. Johnson, dal momento che ha rivelato ciò che stava succedendo a Planned Parenthood nel suo libro Unplanned, presumibilmente non è una di quelle donne di cui ci si può fidare. Il rev. Peters vuole una cultura che sia controllata dalla volontà femminista. È una cultura senza dialogo perché, in una tale visione, non ci può essere alcuna base su cui il dialogo possa avere luogo.

Illustra la marcia del liberalismo verso una società totalitaria in cui esiste un’unica opinione. Il recente libro di Fiorella Nash, The Abolition of Woman (L’abolizione della donna, ndr) (Ignatius Press, 2018), tuttavia, è l’antitesi perfetta e la contraddizione logica dello sforzo di Peters. Inoltre, la società avrà difficoltà a sopprimere la voce delle femministe della New Wave: “Quando la nostra liberazione costa delle vite innocenti, è semplicemente una oppressione redistribuita”.

Una cultura in cui non è consentita alcuna opposizione all’agenda “LGBTQ”, all’aborto o al femminismo laico, incarna chiaramente il totalitarismo.

Tuttavia, come il liberalismo, anche un regime totalitario non può sostenersi indefinitamente, perché manca del realismo necessario per nutrire le anime dei suoi cittadini.

Il vero cristiano vuole rimanere cristiano. Si trova in una cultura sempre più cristofoba. Vuole onorare i diritti morali dell’individuo, praticare virtù basate sulla legge naturale, essere caritatevole verso i poveri, stabilire matrimoni amorevoli e allevare i figli nella fede.

Il compito del cristiano nell’attuale clima in cui il liberalismo sta degradando verso il totalitarismo è particolarmente difficile.

Il libro di Christopher Dawson non lascia il lettore senza speranza: “L’unica cosa che può opporsi a queste forze è la vitalità spirituale della comunità cristiana. Se ogni cristiano ha una conoscenza intellettuale dei principi cristiani e un interesse vivo per la sua religione, sarà impossibile sopprimere il cristianesimo anche in uno Stato comunista”.

Il cristiano non può più contare sulla cultura per sostenere la sua vita cristiana.

Deve essere più assertivo, sia come individuo che all’interno della sua comunità. È in contrasto con un ambiente essenzialmente antireligioso, che non ha rivali con il laicismo liberale.

Tuttavia, egli ha dalla sua parte la parola indelebile di Dio. Pertanto, la sua vita di preghiera deve essere forte e la sua fede deve essere abbastanza forte da resistere alle calunnie e alle ingiustizie che si faranno strada. In una parola, deve essere più capace del suo nemico.

 

Fonte: National Catholic Register

 

Donald DeMarco, Ph.D., è professore emerito presso il Dipartimento di Scienze Politiche. Università di San Girolamo in Canada e professore a contratto presso il Holy Apostles College and Seminary a Cromwell, Connecticut.

 

Facebook Comments