Ivan Scalfarotto
Ivan Scalfarotto

 

 

di Luca Del Pozzo



Correva l’anno 2000 quando l’allora Pontificio consiglio per la famiglia pubblicò il documento “Famiglia, società e unioni di fatto” che, letto ora, dà la misura di quanto in soli due decenni, ma con una decisa accelerazione in questi ultimi anni, la chiesa abbia progressivamente aperto, anzi spalancato le porte all’Anticristo più che a Cristo, come invece auspicava Wojtyla. Per dire, difficilmente oggi capita di leggere sull’argomento paragrafi tipo “Gravità maggiore dell’equiparazione del matrimonio alle relazioni omosessuali” (n. 23), oppure “La società e lo stato devono difendere la famiglia fondata sul matrimonio” (n. 29). Men che meno testi, come questo di Wojtyla tratto da un suo discorso al Tribunale della Rota romana del 21 gennaio 1999, citato appunto nel par. 23: “Si rivela anche quanto sia incongrua la pretesa di attribuire una realtà coniugale all’unione tra persone dello stesso sesso. Vi si oppone, innanzitutto, l’oggettiva impossibilità di far fruttificare il connubio mediante la trasmissione della vita, secondo il progetto inscritto da Dio nella stessa struttura dell’essere umano. E’ di ostacolo, inoltre, l’assenza dei presupposti per quella complementarietà interpersonale che il Creatore ha voluto, tanto sul piano fisico-biologico quanto su quello eminentemente psicologico, tra il maschio e la femmina”. E’ fin troppo facile constatare come in relativamente poco tempo la chiesa abbia abbandonato questa impostazione per arrivare addirittura a sostenere, secondo quanto si è appreso nei giorni scorsi, la necessità di una copertura legale per le unioni samesex, ciò che rappresenta un’oggettiva rottura rispetto al passato. Non solo. Si è anche appreso che una coppia di omosessuali – i quali hanno  incidentalmente avuto tre figli tramite la pratica dell’utero in affitto e che più in generale ritengono la madre “un concetto antropologico”, ossia ultimamente un qualcosa di astratto (anche chi ha partorito quei bambini era un “concetto antropologico”?) – tale coppia, dicevamo, è stata incoraggiata ad andare tranquillamente in parrocchia affinché quei bambini possano ricevere un’educazione cattolica. Che poi i due, come è lecito supporre, continueranno a vivere anche fisicamente la loro unione, questo per la chiesa della caritas sine veritate sembra evidentemente non costituire alcun problema per i fini educativi che si sono dati. Ma, si dice, i tempi cambiano. E la chiesa deve stare al passo con i tempi. Vero. Ma non siamo sicuri che lo “stare al passo con i tempi” debba necessariamente tradursi nella semplice “presa d’atto”, sospendendo cioè ogni giudizio sulla storia come se il cambiamento in sé fosse un fatto positivo (e per come sono andate le cose solo nell’ultimo mezzo secolo direi che ce n’è abbastanza di che discutere). Tra il rendere più accattivante il “look&feel” del cristianesimo con una mano di storicismo, e il fare del Vangelo un qualcosa a misura d’uomo il passo è breve. Oggi la chiesa, come Aronne, dice al mondo ciò che il mondo vuole sentirsi dire anche a costo di dire ciò che non piace a Dio. Torni piuttosto, come Mosè, a dire al mondo ciò che piace a Dio anche se ciò che dice non piace al mondo.

 

 

(lettera inviata e pubblicata su Il Foglio)

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