Propongo alla riflessione dei lettori di questo blog l’editoriale di Massimo Del Papa apparso su Byoblu.

 

Mario Draghi
Mario Draghi

 

Ammettiamo pure che Draghi venga eletto al Colle per volontà dei mercati e di un branco di parlamentari fantoccio che non vogliono perdersi il vitalizio: che razza di presidente sarebbe? Amato dalle élite, dalle burocrazie internazionali quanto detestato dai cittadini. In modo non molto diverso, in fondo, dal predecessore.

Draghi, piaccia o meno, come presidente del Consiglio ha fallito su tutta la linea, fallito in un modo che sarà impossibile non si dica superare, ma perfino eguagliare: senza farla tanto lunga, non c’è ambito sul quale non abbia accentuato il disastro precedente. Nondimeno, ha costantemente stretto le maglie della repressione, pervenendo a uno Stato autoritario da manuale: la vergogna dei generi alimentari concessi ai “novax”, stabilita per decreto, per quanto abortita, resterà nella memoria a fianco delle leggi razziali, delle persecuzioni inflitte per il puro delirio di un potere sadico.

Se qualcosa vale l’osservatorio di un cronista, ebbene chi scrive può garantire che da tempo si ritrova investito da una tempesta di disperazione: tutti hanno perso il lavoro, molti la salute mentale, e non c’è chi non viva un incubo in famiglia, con se stesso, nella propria dimensione di individuo; tutti incolpano Draghi, l’autocrate che, dopo la Grecia, ha finito di distruggere l’Italia. Il suo Paese.

Che “notaio degli italiani”, quale “nonno delle istituzioni” potrebbe essere questo tecnico rivelatosi men che mediocre, non è difficile prevedere: chi sostiene che, da Capo dello Stato, adotterebbe una misura diversa, un tratto distaccato e responsabile, o è in malafede o, come notista politico, è completamente deficiente, nel senso letterale.

Draghi è un burocrate, un teorico, di quelli che al posto del cervello hanno una slide e al posto del cuore un protocollo. Non mollerà il potere, anzi vorrà amministrarlo come un puparo che manovra le sue marionette nel crescente sconcerto e nella insofferenza dei cittadini, per i quali ha dimostrato di nutrire esclusivamente indifferenza, disprezzo, perfino avversione. Chi lo eleggerà, se lo eleggerà, si porterà addosso non solo la responsabilità di un regime attuale, ma quella di aver trasformato un autocrate fuori controllo nella massima istituzione del Paese, quella che lo rappresenta, quella che lo controlla e lo orienta: con risultati che non è difficile immaginare.

Il sistema blinda se stesso, questo dopo due anni di privazioni umilianti, di obblighi folli, di misure controproducenti, l’abbiamo capito ad nauseam; ed è un sistema che, dopo aver divorato la democrazia, tende alla rovina sociale e individuale: con quale coraggio i leader politici vanno mercanteggiando una ipotesi Draghi al Quirinale?

Certo, l’uomo ormai è condizionato, la sua ybris ne ha pregiudicato in qualche misura il potere e i partiti si illudono di mandarlo al Colle come un‘anatra zoppa: sbagliano, l’uomo non ha scrupoli ed è capace di qualsiasi mossa, anche la più spregiudicata, per riprendersi ogni facoltà. Aspettano i soldi europei, la cornucopia del Piano di resilienza, i cui 200 miliardi si sono già virtualmente spartiti, per lasciare briciole al Paese disastrato? Questo è sicuro, ma la garanzia fornita dal Draghi è tuttora teorica e l’assalto alla diligenza resta comunque un obiettivo meschino, di corto respiro.

L’unica certezza è che, se davvero le cose andranno come si mormora, o si teme, e si aspettano gli editori dei grandi giornali, che hanno sguinzagliato la muta sbavante, l’Italia avrà un Presidente dal quale non si sentirà rappresentata nella stragrande maggioranza; un Presidente che avvertirà, con ogni ragione, nemico, responsabile di un regime fuori dal tempo, pretestuoso, ulteriormente incattivito mentre il resto del mondo prende atto della realtà e si dispone a convivere con la realtà, rimuovendo intralci e condizionamenti. Un Capo di Stato che ha spinto alla disperazione milioni di famiglie, di attività, di imprese. Che ha inflitto la vergogna di somministrazioni vaccinali obbligatorie dietro ricatto di un lasciapassare lugubre, ha preteso la vaccinazione dei più piccoli, e ancora adesso che tre e perfino quattro dosi si dimostrano inutili nell’arginare un contagio diverso, originato da varianti blande ma estranee al vaccino, in quanto posteriori, insiste. Che ha fomentato l’odio sociale, alimentato la censura. Che ha mentito, più e più volte. E ha legiferato con un approccio totalmente autoreferenziale, preoccupandosi solo della agognata promozione al Quirinale: per ottenerla, ha ancora una volta pronunciato quella che è la sua massima, “whatever it takes”, a qualunque costo. Agghiacciante, col senno del poi.

Chi rappresenterà se mai Draghi al Colle, se non la fallimentare pazzia di un regime?

 

 

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