Card. Bassetti, “Suvvia, un po’ di chiarezza di linguaggio, un po’ di onestà intellettuale, e un pizzico di coraggio. Dopotutto, si tratta di evitare il carcere a quei cristiani che credono nella Scrittura e professano la fede. Possibile, Eminenza, che di questa trappola – un altro strappo alle radici giudaico cristiane dell’Europa – si siano accorti tanti laici, mentre Lei sia ancora lì a nicchiare?”

Firmato: Marcello Pera
Marcello Pera e card. Gualtiero Bassetti
Marcello Pera e card. Gualtiero Bassetti

 

 

di Sabino Paciolla

 

Avevo già scritto a proposito del Card. Bassetti, presidente del vescovi italiani, quando, a margine di una messa del 16 maggio scorso, aveva detto ad un giornalista che il testo della legge Zan “andrebbe più corretto che affossato”. In quella occasione avevo titolato: “Eminenza Card. Bassetti, la legge Zan non può essere né ‘corretta” né “chiarita”. Può essere solo “affossata”!

Le parole dette dopo la messa erano in netto contrasto con il comunicato pubblicato dalla CEI proprio a giugno dell’anno scorso in cui si diceva che:

Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte.

Viste le critiche che quelle parole avevano raccolto, uno avrebbe pensato più ad un incidente di percorso, a parole scappate di bocca, e invece…. Il fatto che il cardinale le abbia ripetute qualche giorno fa davanti ad oltre duecento vescovi, durante l’assemblea generale all’Hotel Ergife di Roma, fa molto pensare. «Ribadiamo come ci sia ancora tempo per un “dialogo aperto” per arrivare a una soluzione priva di ambiguità e di forzature legislative», aveva detto.

Sarà stato questo ribadire o forse altro, fatto sta che Marcello Pera, già presidente del Senato, ha preso carta e penna ed ha scritto un articolo per Il Foglio

Marcello Pera spiega che il DDL Zan non è una semplice aggiunta della legge Mancino, ma qualcosa di più e di assai controverso perché introduce una nozione nuova che è respinta da tanta gente, l’identità di genere appunto.

Infatti, una cosa è il sesso biologico, qualcosa che riporta alla reatà oggettiva, e un’altra è l’identità di genere che, come dice la proposta di legge, “si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso”. L’identità di genere è qualcosa di percepito o dichiarato ad arbitrio da una persona. In questo secondo caso la realtà scompare per far posto alla percezione. Infatti, in un’altra parte del DDL Zan si legge: “Per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrisponde al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

Ed è dopo questo passaggio che Pera sottolinea: “Questo è il punto e il nodo del disegno di legge. Esso distingue e separa il sesso dal genere e affida il genere ad una costruzione sociale o a una deliberazione personale. Non si dirà più ‘Tu sei come la natura ti ha fatto nascere’, bensì ‘Tu sei ciò che vuoi essere’. Scompare la biologia, perché il sesso non è più elemento determinante per la definizione del genere, e ci si affida alla psicologia, perché ciò che tu percepisci o desideri è ciò che è. Muore la natura, vince la cultura.” (grassetto mio)

E a sottolineare ancora il punto, Pera precisa che questa distinzione tra biologia e cultura, tra oggettività e percezione non ha nulla a che fare con la discriminazione. Infatti, chi negasse questa distinzione tra sesso naturale e genere culturale, chi non facesse propria questa distruzione della realtà a favore della percezione, non starebbe attuando alcuna discriminazione, semplicemente mantiene la distinzione, confermando il dato di realtà. E se qualcuno volesse colpire con una legge chi non abbracciasse una tale propaganda della identità di genere, colpirebbe la libertà di opinione, mettendo le basi per un regime ideologico. 

E noi che siamo cristiani, e che crediamo che il piano di Dio sia quello che “maschio e femmina Dio li creò”, saremmo i primi ad essere portati in tribunale, e magari in carcere, se questa legge passasse. 

Quindi l’obiettivo primo del DDL Zan è quello di introdurre una nuova antropologia diversa da quella fondata sui dati naturali e sul credo giudaico cristiano.

Spiegata una cosa tanto chiara quanto semplice da capire, Pera conclude con una certa durezza: 

Il cardinale Bassetti, presidente della Cei, ha fatto finta di non capire. E si comprende bene perché. Stretto, da una parte, dal dettato cristiano e dall’adesione dei credenti a tale dettato, e, dall’altra parte, dalla cultura secolarista e da Papa Bergoglio, il cardinale ha detto che il disegno di legge Zan non deve essere affossato, bensì corretto, omettendone il concetto di identità di genere. No, Eminenza, ci rifletta. Se al disegno di legge Zan toglie questo concetto, ne toglie anche lo scopo vero e ultimo, e della proposta non resta più nulla. Neppure la sola punizione delle discriminazioni o dell’incitamento all’odio, che già sono proibite dalla nostra legge vigente. Suvvia, un po’ di chiarezza di linguaggio, un po’ di onestà intellettuale, e un pizzico di coraggio. Dopotutto, si tratta di evitare il carcere a quei cristiani che credono nella Scrittura e professano la fede. Possibile, Eminenza, che di questa trappola – un altro strappo alle radici giudaico cristiane dell’Europa – si siano accorti tanti laici, mentre Lei sia ancora lì a nicchiare?

 

 

 

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