Una lettrice del blog mi scrive

 

La polizia fa sgomberare i manifestanti che stazionano davanti al Varco 4 di Trieste, 18 ottobre 2021. ANSA/Alice Fumis
La polizia fa sgomberare i manifestanti che stazionano davanti al Varco 4 di Trieste, 18 ottobre 2021. ANSA/Alice Fumis

 

Caro dott. Sabino Paciolla,

leggo regolarmente il Suo prezioso blog, che ha il merito di offrire ai lettori un’informazione ampia, precisa e di alto valore culturale, per di più ispirata ai valori della fede. Sono una docente di scuola superiore e approfitto delle Sue pagine per esternare tutto il disagio che provo attualmente quando confronto il comportamento della mia categoria con la determinazione manifestata dai lavoratori portuali di Trieste, Monfalcone, Genova e non solo, o anche da altri settori lavorativi, per difendere i sacrosanti diritti sanciti dalla Costituzione: disagio perché la mia categoria docente, a tutti i livelli, dalle primarie all’Università, per lo più tace, quando dovrebbe costituire il nerbo e l’avanguardia di questa difesa a oltranza.

Gl’insegnanti dovrebbero essere intrisi dei valori della cultura, del rispetto, specie dei più deboli, dell’ascolto, e, soprattutto, di quelli alla base della nostra Costituzione. Invece, a parte alcune lodevoli eccezioni, le cose tra noi sono andate molto, troppo diversamente. Non voglio commettere ingiustizie, facendo di tutt’un’erba un fascio, per cui desidero ricordare innanzitutto le eccezioni: i 30.000 docenti e ATA che hanno firmato in agosto l’esposto ex art. 50 della Costituzione redatto dal professor Daniele Granara, costituzionalista di grande spessore dell’Università di Genova, per chiedere che il decreto legge 111/21 relativo al Green Pass per il personale scolastico non venisse approvato; il 35% di insegnanti e ATA altoatesini che ha rifiutato la vaccinazione e si è opposto alla legislazione discriminatoria proveniente da Roma[1]; i più di 1.000 ricercatori e docenti universitari che hanno firmato una petizione sempre contro il Green Pass; il prof.Andrea Camperio Ciani, dell’Ateneo di Padova, che, da vaccinato, si è esposto alla radiazione per rifiutare questa plateale discriminazione[2]; oppure quella maestra della primaria di Mercato Saraceno, in provincia di Cesena, che ha rifiutato il Green Pass e ha preso commiato dai suoi piccoli allievi con una lettera in cui si richiamava ai valori di libertà e dignità[3]. Sicuramente, e mi dispiace, dimentico qualcuno; ma queste sono rimaste purtroppo, appunto, eccezioni.

Mi addolora ammetterlo, ma il resto, la stragrande maggioranza della categoria, ha seguito supinamente le direttive del governo, abdicando a ogni forma di senso critico e di discernimento tra ciò è che è giusto e ciò che è sbagliato. Troppi tra noi hanno creduto in blocco a quella che i giornali ormai, imitando l’inglese narrative, definiscono la “narrazione” proposta dalle istituzioni e dai media mainstream: il Covid-19 sarebbe una malattia terribile, devastante, peggiore di tante altre pestilenze del passato (e non si sono accorti che l’alto numero di morti in Italia era dovuto a una gestione disastrosa dell’epidemia, con troppe persone abbandonate a casa ad aspettare il peggioramento, all’insegna del famigerato protocollo “paracetamolo e vigile attesa”[4]); non ci sarebbe altra soluzione che il vaccino (e hanno bellamente ignorato la lunga lista di medicinali, dai FANS, anti-infiammatori non steroidei, all’idrossiclorochina, da impiegare il prima possibile contro il Covid-19[5]); infine, i vaccini sarebbero sicuri ed efficaci (nonostante che siano stati approvati solo in via emergenziale e con lacune enormi nelle sperimentazioni cliniche). Non solo: hanno ignorato completamente la letteratura imponente sulla corruzione delle case farmaceutiche, argomento di cui si è occupato pure il Suo blog; hanno dimenticato del tutto l’applicazione di ogni benché minimo principio di precauzione, che avrebbe imposto molta cautela nella somministrazione di trattamenti di carattere sperimentale a persone fragili, guarite dal Covid-19, donne incinte, pazienti con controindicazioni, bambini e adolescenti; non si sono posti domande davanti alla becera stigmatizzazione dei cosiddetti “no vax”, cioè di chi semplicemente non voleva piegarsi a quella che, a buon diritto, considerava un’imposizione violenta a danno della propria salute. Né hanno notato le menzogne, le contraddizioni, gli stratagemmi grossolani messi in atto dai media mainstream per coprire la verità e istigare la popolazione all’odio contro chiunque si discostasse, anche con ottimi argomenti, dalla narrazione ufficiale. Non posso che considerare questo atteggiamento come una débacle generale della classe docente italiana.

So bene quel che è successo tra i corridoi scolastici durante questi ultimi due anni: so di come è stato arduo, per non dire acrobatico, mandare avanti la scuola in condizioni proibitive, soprattutto con la DAD, la didattica a distanza, che è in partenza il fallimento di ogni didattica: è la prossimità fisica e spirituale a permettere l’insegnamento, non un sistema artificiale e computerizzato che potrebbe andar bene per i robot, non certo per gli esseri umani. So di ragazzi che hanno abbandonato l’università a causa della DAD. E so che la maggior parte dei colleghi si è volonterosamente adoperata per trovare delle soluzioni in quella situazione che non esito a definire “contro natura”. Ma questo sforzo deve avere abbassato troppo la soglia di allerta della categoria, se non si sono notate le gravi incoerenze e ingiustizie sottese alla narrazione ufficiale. Anzi: proprio la DAD avrebbe dovuto allarmarci e farci comprendere che eravamo ai primordi di una deriva preoccupante. Ripeto: so bene che cosa è successo nei corridoi scolastici negli ultimi due anni. Quando è iniziata la campagna vaccinale, la stragrande maggioranza si è precipitata agli hubs senza dubbi o perplessità, come se la vaccinazione fosse automaticamente “buona”, ingenuamente entusiasta per quello che pareva un privilegio. Qualcuno, è vero, i dubbi li ha avuti, ma li ha rapidamente messi da parte e si è sottoposto comunque al rito collettivo. Perché di questo si è trattato: di un rito collettivo, inteso a esorcizzare paure ataviche e irrazionali, per cui trovare poi il capro espiatorio innocente, come direbbe il filosofo Réné Girard. Cioè: i colleghi che non ci stavano.

Molti, dopo la prima o la seconda dose, sono stati male: l’ho visto con i miei occhi. Hanno cominciato a serpeggiare notizie secondo cui qualche medico avvertiva che gli effetti collaterali si stavano moltiplicando in maniera spropositata e preoccupante. Alcuni non sono riusciti a fare la seconda dose; qualcuno, sicuramente, è stato preso dalla paura. Ma il rituale collettivo è continuato e la narrazione ufficiale ha prevalso, senza che venisse opposta alcuna resistenza. In alcuni colleghi ho percepito un silenzio dettato dal timore, per cui disapprovavano, ma non osavano esprimere il loro dissenso. Non solo: ho cominciato a leggere sui social i post di altri colleghi, pieni di slogan e frasi fatte privi di alcun fondamento scientifico. Chi difendeva la vaccinazione invocando il senso del dovere nei confronti della comunità e chi ripeteva a oltranza che la libertà non è fare tutto quello che si vuole: come se questi vaccini proteggessero dal contagio; come se cercare di salvare la propria salute fosse un arbitrio paragonabile a quello di chi guida senza cintura di sicurezza o va in moto senza casco. Autentiche assurdità, assolutamente fuori contesto. Nessuno di questi post roboanti rivelava una genuina conoscenza del problema: nessuno degli autori mostrava di avere letto la letteratura scientifica al riguardo, nessuno sapeva che questi vaccini possiedono un’efficacia limitata, che conferiscono un’immunità calante, che le loro sperimentazioni sono durate solo 6 mesi, che essi non fermano assolutamente il contagio, anzi, che non sono neanche stati testati per fermare il contagio[6]. Nessuno di questi post mostrava partecipazione per il dramma di chi era stato colpito da pesanti effetti collaterali, come la collega siciliana affetta, dalla vaccinazione in poi, da una grave forma di polineurite[7] o come la lunga serie di persone le cui testimonianze sono state raccolte da giornalisti solerti e che sono state dimenticate dal sistema sanitario[8]. Nessuno degli autori di questi post si preoccupava di chi, addirittura, era morto o rischiava di morire[9]. Nessuno ha reagito quando è cominciata l’istigazione all’odio contro i cosiddetti “no vax”, né si è reso conto che si trattava di un’ignobile forma di labelling, cioè di etichetta volta a squalificarli in maniera pregiudiziale così da non ascoltare le loro valide ragioni e da emarginarli. Davanti a queste forme di totale chiusura al dialogo, sono stata presa da genuina angoscia.

Sempre con genuina angoscia, ho passato l’estate a repertoriare gli episodi di morte improvvisa avvenuti tra giovani e adolescenti e cominciati non appena la campagna vaccinale li ha raggiunti. Perché se uno va ad osservare i casi di “malori improvvisi”, come li chiamano i giornali con un meschino eufemismo, si rende conto che essi hanno seguito le categorie di volta in volta sottoposte a vaccinazione: prima gli anziani, i medici e sanitari, poi gl’insegnanti e le forze dell’ordine, quindi le persone di mezza età, infine, a partire da giugno, quando sono cominciati gli open day per i maturandi, i giovani. Pochi giorni fa, attraverso un gruppo di preghiera, ho ricevuto una lunga serie di decine di foto di giovani morti così durante l’estate e la cui morte inattesa è stata annunciata sui giornali locali: quasi mai, salvo eccezioni, sui quotidiani nazionali. Chi ha inviato la raccolta di fotografie chiedeva preghiere per loro, giustamente, “perché non li ricorda nessuno”. Purtroppo, è vero. Con loro sono state abbandonate le loro famiglie, i genitori che, troppe volte, li hanno ritrovati morti a letto il giorno dopo la vaccinazione[10]. Non oso immaginare quanto devastante sia un dolore del genere.

Nel provocare quel dolore, dobbiamo ammetterlo, siamo stati complici. I ragazzi non hanno bisogno di vaccino, perché il Covid-19 sostanzialmente non li tocca: e sono numerose le prove scientifiche di ciò[11]. In questi ultimi giorni, il vaccino di Moderna viene fermato nei paesi nordici perché responsabile di un numero eccessivo di miocarditi[12]. Il pericolo miocardite è stato più volte confermato, dall’FDA[13], in Israele[14], ma ci sono stati dei casi anche in Italia; intanto, l’Inghilterra ha registrato un aumento inusitato di morti tra gli adolescenti, non appena è iniziata la campagna vaccinale tra loro[15]. In tutto questo, in un modo che non esito a definire irresponsabile, ci è stato chiesto di incoraggiare la campagna vaccinale presso i nostri studenti[16]. Questo ci è stato espressamente chiesto, ad esempio, durante il primo collegio docenti di quest’anno, a settembre; e ho scoperto allibita che vari colleghi si erano adoperati in tal senso, invitando i ragazzi, di solito minorenni, a vaccinarsi, quando questo non è assolutamente il nostro ruolo. Ne sono rimasta allibita, allibita e terrorizzata. Addirittura, qualche collega ha persino osato compiere l’ignobile appello vietato espressamente dal Garante della Privacy[17], cioè il conteggio, per alzata di mano in classe, dei ragazzi vaccinati e non, con l’inevitabile conseguenza di esporre i secondi al pubblico ludibrio. Ho visto insegnanti cattolici alzare le spalle in segno di dubbia rassegnazione quando indicavo loro i dati sul traffico di feti abortiti che sottostà alla produzione di questi vaccini[18].

In questi ultimi giorni qualcuno ha osservato che vale più la terza elementare dei portuali di Trieste, che la laurea di certi docenti. È perfettamente vero. Ci riempiamo la bocca a ogni pie’ sospinto della storia dell’Olocausto, della nascita del fascismo, delle ingiustizie del passato, di valori come l’inclusione, il rispetto, l’ascolto, e poi non riusciamo a vedere questa enorme ingiustizia? Quotidianamente sento che colleghi e colleghe continuano le loro lezioni di Educazione Civica, materia del resto trasversale, soprattutto sulla Costituzione, senza porsi minimamente il problema della coerenza tra quanto insegnano e quanto vivono nella quotidianità. Esistono i protocolli contro il bullismo: eppure, non ci rendiamo conto che quel che è successo alla giovane studentessa esclusa da un’aula universitaria di Bologna, l’alma mater, tra gl’insulti dei suoi compagni perché sprovvista di Green Pass, è andato ben al di là del bullismo, in direzione della violenza senza ritorno[19].

Ormai faccio una fatica enorme a insegnare, perché sento nel profondo del mio essere la fortissima contraddizione tra ciò che dovrei insegnare e ciò che avviene. Da decenni la scuola è in crisi: e non solo per carenza di interesse e investimenti da parte delle nostre istituzioni, ma anche e soprattutto per una profonda incomprensione delle sue esigenze. Se ne è fatto sempre di più il ricettacolo di pratiche burocratiche che proliferano all’eccesso, soffocando l’attività didattica; oppure, la si è trasformata in un’attività economica, come rivela del resto anche una certa terminologia (“piano dell’offerta formativa”, che ricorda l’offerta di azioni o al supermercato). Ma, soprattutto, ho visto la scuola cadere progressivamente vittima di ideologie dubbie, solitamente di sinistra, che associavano ad emergenze “di moda” e a un linguaggio epurato dal politically correct, uno statalismo invasivo, la mania di controllo, il pensiero unico. I docenti, troppo spesso anche i cattolici, si sono lasciati permeare da ideologie del genere. Così, oggi, la scuola sembra completamente svuotata dei suoi valori, avulsa dalla realtà, come se vivesse in un mondo parallelo o sotto una bolla di vetro: e troppi docenti non si rendono conto del loro ruolo o non lo esercitano come le condizioni richiederebbero. Con inaudita incoerenza, quegli stessi docenti che insegnano in aule dedicate a sopravvissuti illustri della Shoah, troppo spesso non si pongono il problema dei loro colleghi obbligati a vessazioni quotidiane o a fare acrobazie pur di continuare a lavorare, né della propaganda menzognera che ha invaso i nostri media. In quella bolla di vetro, si continuano a ripetere slogan su slogan, in automatico, senza dialogo con la realtà, senza il benché minimo accenno di senso critico, di approfondimento, di analisi. Nulla.

Ebbene, davanti ai lavoratori portuali di Trieste e alla loro eroica determinazione, lo dico con chiarezza: io mi vergogno di essere docente. Mi vergogno di appartenere a una classe insegnante che si comporta così e che è la grande assente, al momento, tra tutte quelle categorie che hanno espresso il loro sostegno alla protesta pacifica di Trieste. Una volta, Guido Gozzano affermava: “Io mi vergogno di essere un poeta”, perché non vedeva più alcuno spazio per la poesia nella società materialistica del Novecento; ma io non trovo più la funzione di una classe docente che assomiglia al sale divenuto insipido ed ha abdicato a senso critico e moralità. Sì, alla moralità: perché l’ignoranza cui facevo sopra riferimento non è solo intellettuale. Qui non stiamo più parlando di divergenze di opinioni, come quelle che possono riguardare la scelta di una linea politica, di un partito o di preferenze culturali o artistiche: qui si sta parlando di questioni fondamentali della nostra vita etica e civica, di capacità di discernere il bene dal male. L’ignoranza dei maneggi delle case farmaceutiche, dei reati commessi durante la campagna vaccinale, delle vittime di essa, in una classe che dovrebbe essere colta per definizione, non può che essere una grave responsabilità. Avremmo dovuto essere noi i primi a ribellarci davanti all’ingiustizia: avremmo dovuto costituire il nerbo della resistenza civica e non violenta ad ogni forma di discriminazione e imposizione violenta. Invece stiamo dimostrando una colossale ignoranza, mancanza di senso critico e anche, me lo si lasci dire, un piatto egoismo.

La classe insegnante, con la sua acquiescenza, incoerenza ed inerzia, porterà probabilmente la maggiore responsabilità storica, assieme alle istituzioni, per quanto sta accadendo. I sanitari sono stati obbligati alla vaccinazione: ma noi no. Logico che, dopo mesi di acquiescenza, arrivasse per noi il Green pass. Se oggi il pubblico impiego e i lavoratori presso i privati rischiano il licenziamento se non si piegano a queste imposizioni, è anche perché i docenti hanno accondisceso in massa a quel che prevedeva il governo, senza porsi problemi. La scuola è il fulcro della società e più o meno tutti ci hanno a che fare, che si tratti di personale scolastico, o che si tratti di studenti e famiglie. Quindi è un punto nevralgico: e se non funziona bene, i suoi limiti si riverberano su tutta la comunità. In questo caso, temo fortemente che l’influenza dei nostri errori sia stata amplissima. Se c’è stata una strage di ragazzi morti dopo la vaccinazione è anche colpa nostra: se noi avessimo detto di no, avremmo fatto loro da scudo. Invece, li abbiamo consegnati volonterosamente a una sperimentazione insensata, che non avrebbe mai dovuto coinvolgerli, dato che per i giovani i benefici da vaccinazione non esistono, bensì sono molto più incombenti i rischi. E ora, quando leggo quel che scrivono sui social tanti anche miei ex-allievi, che ripetono meccanicamente gli slogan del mainstream, mi chiedo come abbiano fatto a cadere in un indottrinamento del genere. Ma la cruda verità è troppo evidente: ripetono quel che è stato loro insegnato nelle aule scolastiche. Riconosco, per quanto non l’abbia mai condivisa, la stessa formattazione ideologica. E mi tormento, perché non sono riuscita a proteggerli a sufficienza: e questo mi tormenta incessantemente.

Dove ci avrebbe piazzato Dante, se fosse ancora vivo e in procinto di riscrivere il suo capolavoro? Tra gl’ignavi, che rincorrono una bandiera priva di valore e sono punti a sangue da mosche e vermi? Forse. Dietro questi atteggiamenti c’è spesso, temo, paura, inerzia, un semplice desiderio di quieto vivere e di trascinare in avanti stancamente la propria professione, quasi in modo annoiato; una professione in cui non si crede più. Oppure tra gli eretici, sepolti in tombe infuocate e rei di avere accettato ideologie nefaste? Può essere. Perché il maestro di Dante, Brunetto Latini, è all’Inferno? Secondo alcuni studiosi, non è da annoverare tra i sodomiti, bensì tra i bestemmiatori, perché alcune espressioni blasfeme sarebbero state rinvenute nelle sue opere. E se fossimo come lui? Se come lui avessimo rinnegato Dio per il nostro orgoglio, il peccato tipico degli intellettuali, fornendo così ai nostri studenti un’educazione controproducente? Avevo pensato anche agli ipocriti, condannati a rivestire nell’Inferno dantesco cappe di piombo dorate all’esterno, perché troppi tra noi non praticano quanto predicano, come ricorda Silvia, la studentessa che ha coraggiosamente rischiato il linciaggio perché sprovvista di Green Pass davanti a una docente di Filosofia del tutto inerte e complice di chi la aggrediva. Ma tra le nostre possibili punizioni, io penso anche all’Antenora, il vastissimo ghiacciaio dove sono immersi i traditori della patria. Sì, perché con la nostra ignoranza, con il nostro egoismo, abbiamo tradito il nostro paese, le famiglie e le giovani generazioni che ci venivano affidate.

Crediamo forse che il Green Pass sia un problema esclusivo di quelli che il mainstream bolla sprezzantemente (e falsamente) come “no-vax”? No, è un problema generale. Perché non appena una minoranza viene vessata, tutti sono in pericolo. Non è chi discrimina che decide se c’è discriminazione: ma chi soffre le conseguenze di quella stessa discriminazione, perché per lui parla la sua sofferenza viva. Quindi non è il governo a dire la verità, bensì i lavoratori del porto in sciopero. Le manganellate subite dai manifestanti pacifici in questi giorni a Trieste e altrove possono toccare anche chi la pensa diversamente da loro. È il problema pure dei vaccinati che vogliono siano rispettati anche i loro diritti e la loro libertà. È il problema anche di chi ha fatto la prima dose, si è sentito male, non può fare la seconda e ora fatica ad ottenere un’esenzione. È il problema di chi ha validi motivi sanitari per non farsi vaccinare, ma questi non vengono minimamente presi in considerazione da tabelle di esenzione letteralmente ridicole e irresponsabili. È il problema di chi non vuole più rischiare di fare la terza dose o di chi, in futuro, rendendosi finalmente conto dall’eccesso di effetti collaterali, non vorrà più rischiare per fare la quarta, o la quinta o la sesta. È il problema di chi si è visto morire uno dei suoi cari dopo la vaccinazione. O anche semplicemente, è il problema di chi vuole rivendicare la libertà di non fare questo vaccino o di chi si sta rendendo conto che il governo, in questo modo, vuole sottoporci a forme massicce di controllo sociale e di intrusione nella nostra vita; di chi comprende che viviamo ormai in una dittatura. È il problema di tutti, perché la certificazione verde non tiene in minima considerazione le condizioni sanitarie dei singoli; e, lo ripeto, quando un gruppo viene marginalizzato e vessato, qualsiasi sia il pretesto, tutti sono in pericolo.

Come diceva il pastore Martin Niemöller all’epoca del nazismo:

 

Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

 

Questa inerzia di buona parte della classe docente italiana è il frutto di una cultura assimilata male, vissuta passivamente e che non si è fatta carne della nostra carne, che non è divenuta vita vera. Tutti quelli che hanno taciuto ora, si ritroveranno soli al momento della verità.

 

 

                                                                                                 Lettera firmata

 

  1. Però, possiamo ancora reagire! Come docenti, come educatori, come responsabili del futuro del nostro Paese, reagiamo!

 

 

 

[1] Alessandro Giuliani, Green Pass, quelli che si licenziano pur di non farlo: in Alto Adige, più di 20 docenti e Ata lasciano il lavoro, Tecnica della scuola 7 settembre 2021, https://www.tecnicadellascuola.it/green-pass-quello-che-si-licenziano-pur-di-non-farlo-in-alto-adige-piu-di-20-docenti-e-ata-lasciano-il-lavoro

[2] La sua lettera è riportata nell’articolo Agata Iacono, Professor Andrea Camperio Ciani pronto alle dimissioni. “Green Pass come la tessera fascista”, L’antidiplomatico 25 agosto 2021, https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-prof_andrea_camperio_ciani_pronto_alle_dimissioni_green_pass_come_la_tessera_fascista/39130_42797/

[3] Cfr. Maestra No Vax scrive agli alunni: “Me ne vado per non perdere la mia dignità”. E’ polemica, Huffington Post 26 settembre 2021, https://www.huffingtonpost.it/entry/maestra-no-vax-scrive-agli-alunni-me-ne-vado-per-non-perdere-la-mia-dignita-e-polemica_it_61505460e4b098483a771b57

[4] Si veda in merito: Stefano Filippi, La “cura Speranza” fa morti, La Verità 30 settembre 2021, https://www.laverita.info/cura-speranza-morti-2655194154.html; Maurizio Belpietro, Tra uno scandaletto e l’altro nessuno indaga sulle cure letali, La Verità 3 ottobre 2021, https://www.laverita.info/nessuno-indaga-cure-letali-2655208637.html

[5] Cfr. Francesco Borgonovo, Si sono accorti che la terapia esiste. Fare i giornalisti è servito a qualcosa, La Verità 30 settembre 2021, https://www.laverita.info/terapia-esiste-giornalisti-servito-qualcosa-2655194190.html

[6] Cfr. ad esempio Peter Doshi, Peter Doshi, Will covid-19 vaccines save lives? Current trials aren’t designed to tell us, BMJ 2020; 371:m4037, 21 ottobre 2021, https://www.bmj.com/content/bmj/371/bmj.m4037.full.pdf; Covid-19 vaccines: In the rush for regulatory approval, do we need more data?, BMJ 2021; 373, 18 maggio 2021, doi: https://doi.org/10.1136/bmj.n1244, https://www.bmj.com/content/373/bmj.n1244; Does the FDA think these data justify the first full approval of a covid-19 vaccine?, BMJ 23 agosto 2021, https://blogs.bmj.com/bmj/2021/08/23/does-the-fda-think-these-data-justify-the-first-full-approval-of-a-covid-19-vaccine/; https://www.marcotosatti.com/2021/10/21/siero-genico-lautorizzazione-e-valida-pesanti-dubbi-criticita-insufficienze/

[7] Cfr. Messina, la testimonianza della professoressa colpita da gravi effetti collaterali post vaccino: “Dopo 5 mesi sto ancora male”, Strettoweb 8 agosto 2021, http://www.strettoweb.com/2021/08/messina-la-testimonianza-della-professoressa-colpita-da-gravi-effetti-collaterali-post-vaccino/1224140/

[8] Cfr. Il dossier raccolto da La Nuova bussola quotidiana, https://lanuovabq.it/it/tag/reazioni-avverse oppure quello di Come don Chisciotte, https://comedonchisciotte.org/elenco-eventi-avversi-da-vaccino-anti-covid/

[9] Cfr. Oscar De Simone, In fin di vita dopo il vaccino Astrazeneca: “Mamma stava bene, poi il vomito e quella paralisi”, Il Mattino, 16 marzo 2021, https://www.youtube.com/watch?v=3o4K-vi6_nI

[10] Cfr. Giovane muore nel sonno, si era vaccinato il giorno prima. Il sindaco di Asiago: “Ora bisogna fare chiarezza”, Vicenza today 1° agosto 2021.

[11] Cfr. la lettera del dott. Marty Makary, pubblicata sul Wall Street Journal il 19 luglio 2021, https://www.wsj.com/articles/cdc-covid-19-coronavirus-vaccine-side-effects-hospitalization-kids-11626706868

[12] Cfr. https://www.sabinopaciolla.com/le-sospensioni-del-vaccino-moderna-fanno-scattare-lallarme/

[13] Cfr il comunicato del 23 agosto, www.fda.org

[14] Cfr. https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2109730

[15] Cfr. https://scenarieconomici.it/leccesso-di-mortalita-fra-i-14-19enni-inglesi-dopo-lapertura-delle-vaccinazioni-qualcuno-aiuta-a-speigarlo/

[16] Si veda ad esempio la circolare ministeriale inviata dal MIUR all’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche in data 19 ottobre 2021, con oggetto Covid19. Campagna di sensibilizzazione alla vaccinazione della popolazione studentesca.

[17] Cfr. https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9702160

[18] In che modo i vaccini Covid-19 sono correlati all’aborto? Di Dr.Eva-Maria Hobiger, Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan 5 agosto 2021, https://www.vanthuanobservatory.org/in-che-modo-i-vaccini-covid-19-sono-correlati-allaborto-di-dr-eva-maria-hobiger/

[19] Cfr. https://www.sabinopaciolla.com/green-pass-storia-di-una-giornata-di-straordinaria-follia-quella-di-silvia-studentessa-di-20-anni-di-filosofia-alluniversita-di-bologna/

 

 

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