Papa Francesco e Dario Edoardo Viganò

Papa Francesco e Dario Edoardo Viganò – Foto: Vatican Media / ACI Group

 

 

di Sabino Paciolla

 

La Sala stampa della santa Sede con un comunicato ha reso noto che Monsignor Dario E. Viganò è stato nominato da Papa Francesco Vice Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, con specifica competenza per il settore della comunicazione. A quanto riportano i giornali, la carica di Vice Cancelliere non esisteva in precedenza. Prima di questo nuovo incarico, egli ricopriva il ruolo di assessore del dicastero per la comunicazione, con il mandato di proseguire nel lavoro di riforma avviato quando era Prefetto dello stesso dicastero.

Paolo Ruffini, attuale Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, lo ha salutato dicendo

“Nel giorno in cui, per volere del Papa, monsignor Dario Edoardo Viganò lascia il Dicastero per la Comunicazione per andare a ricoprire il ruolo di Vice Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, desidero ringraziarlo per il suo grande contributo umano e professionale al servizio del Santo Padre, della Santa Sede e della Chiesa tutta, prima come Prefetto e poi come Assessore del Dicastero per la Comunicazione. (…) 

In questo anno trascorso insieme ho potuto sempre contare sul sostegno e sulla amicizia di monsignor Viganò, che ringrazio anche per lo stile, la riservatezza, la disponibilità.

Oggi che il Santo Padre gli chiede – valorizzando la sua storia accademica di studioso di Comunicazione, Economia, Dottrina Sociale della Chiesa – di svolgere un altro importante servizio alla Chiesa e alla Santa Sede, come Vice-Cancelliere in quello che Pio XI definì “Senato di Sapienti”, a monsignor Dario Edoardo Viganò vanno insieme al nostro grazie gli auguri più sinceri di tutto il Dicastero”.

Mons. Dario Edoardo Viganò, come detto, è stato Prefetto del Dicastero delle Comunicazioni vaticane fino al marzo 2018, quando si è dovuto dimettere in seguito allo scandalo scoppiato per il “Lettergate“, in cui il sacerdote, nel presentare ai media una lettera del Papa emerito Benedetto XVI, aveva offuscato alcune righe e omesso interi paragrafi, alterando il pieno significato. Il Vaticano, in seguito al grande clamore scoppiato, ammise che la foto della lettera di Benedetto XVI era stata alterata.

Dopo le dimissioni, Papa Francesco, che elogiò il suo lavoro svolto con una lettera, gli “ritagliò” un posto su misura presso il Dicastero delle comunicazioni. Infatti, lo nominò “assessore”, carica prima inesistente.

Le dimissioni di Viganò hanno avuto luogo poche settimane dopo la pubblicazione del messaggio di Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni del 2018, giornata dedicata alla condanna degli abusi giornalistici e delle “false notizie”. In quel convegno di alto profilo dedicato in buona sostanza alle “fake news”, fu lo stesso Viganó a tenere una relazione. 

Per questo, sei settimane dopo le dimissioni, Viganò tornò sotto il tiro delle critiche. Infatti, durante la tavola rotonda del 28 aprile, dal titolo “Fake News and the Ethical Responsibilities of Media”, Viganò parlò dell’importanza della trasparenza nei media, dicendo: “Il giornalista, come il medico, ha la capacità di avvelenare i suoi lettori [ma] con una differenza, che è quella che il giornalista può avvelenare più lettori di quanto possa fare un medico con i suoi pazienti”. Egli, però, non fece alcun cenno alla sua storia.

 

Se il vice Prefetto sarà Dario Viganò, è bene tener presente che il Prefetto della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali è mons. Marcelo Sánchez Sorondo, argentino, il quale, il 2 febbraio dell’anno scorso, di ritorno da un viaggio in Cina, aveva detto: “In questo momento, quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”. “Essi, (i cinesi, ndr) tengono al bene comune, subordinano le cose al bene comune”. “Ho incontrato una Cina straordinaria: ciò che la gente non capisce è che il principio centrale cinese è il lavoro, lavoro, lavoro. Non c’è altro. Al fondo è come diceva san Paolo: chi non lavora, non mangia”. “Non ci sono baraccopoli, non hanno droga, i giovani non usano droga. Vi è come una coscienza nazionale positiva, essi desiderano dimostrare che sono cambiati, che accettano la proprietà privata”. Secondo mons. Sanchez Sorondo, Pechino “sta difendendo la dignità della persona”, seguendo più di altri Paesi l’enciclica di papa Francesco “Laudato sì”, difendendo gli accordi di Parigi sul clima.

Visto che in Cina è ammesso un solo partito, è dunque un regime, che tutto è controllato, che dal febbraio dello scorso anno ai minorenni è vietato entrare in chiesa, che l’autorità sta spingendo alla delazione, che molte chiese e santuari sono stati distrutti anche subito dopo l’accordo Cina-Vaticano, che alcuni vescovi sono stati trattenuti e altri sono scomparsi, e di essi non si è mai saputo più nulla, dove il regime sta pressando il clero ad iscriversi presso l’Associazione Patriottica (del clero cinese non riconosciuta dal Vaticano), che sta diventando pericoloso avere la Bibbia, e così via, quelle parole di mons. Sorondo suscitarono un notevole scandalo, quasi un oltraggio al buon senso. 

L’indignazione fu tale che lo scrittore George Weigel, biografo e amico di papa San Giovanni Paolo II, disse

“Se un funzionario vaticano, per quanto basso di rango, può impunemente dire stupidaggini per coprire un regime malvagio, c’è qualcosa di gravemente sbagliato in uno dei pochi centri di potere del mondo il cui fine principale è dire la verità”.

 





 

 

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