di Miguel Cuartero Samperi

 

Risvegliarsi alla vita, ritrovarne il senso, risorgere dai propri incubi e dalle proprie paure. È questo il percorso proposto da Daniele Mencarelli nei suoi due romanzi editi da Mondadori: La casa degli sguardi (2018) e Tutto chiede salvezza (2020) che non a caso iniziano ambedue con un brusco risveglio. Si tratta di due romanzi autobiografici nei quali l’autore racconta se stesso, il suo cammino di rinascita dopo aver sperimentato il vuoto del non senso, la solitudine e il vacuo fascino della dipendenza. Lo fa senza nascondere le proprie fragilità, le ferite e gli incidenti di percorso che tutti solitamente tendiamo a nascondere perché «un uomo che contempla i limiti della sua esigenza non è malato, è semplicemente vivo». Lo fa con quella trasparenza e sincerità di cui è capace un poeta. Mencarelli è in fatti un poeta, ha all’attivo diverse pubblicazioni di raccolte di poesie. Il suo esordio come narratore è stata una sorpresa accolta positivamente dai lettori e dalla critica non sempre attenta ai poeti e non sempre clemente con gli esordienti (il primo romanzo ha vinto diversi premi letterari mentre il secondo ha ottenuto il Premio Strega Giovani 2020).

La scrittura, ha affermato recentemente l’autore romano, ha un’altissima vocazione, il suo “compito primo” è quello di scavare alla ricerca della verità, alla ricerca del senso della vita. Una “parola tesa, autentica” capace di sollevare le domande fondamentali e di offrire dei percorsi per tornare al reale, all’essenziale, lontano da facili evasioni, da ricette edulcoranti o utopiche illusioni.

Mencarelli non descrive la realtà ma la canta in tutta la sua crudezza, in tutta la sua crudeltà, in tutta la sua bellezza. La sua è una lirica capace di coinvolgere e sconvolgere. Sconvolge per la crudezza delle storie che è la crudezza della vita vissuta in profondità lontano dalla sicurezza della superficie e della superficialità. Nelle profondità dell’anima, così come quando ci si immerge nell’abisso dell’oceano, la pressione aumenta così come il buio. E la ricerca di luce e di aria è ricerca di vita. Perché una vita senza senso non vale la pena di essere vissuta.

Non tutti però, immersi nella superficie della propria vita, riescono a sentire il dolore provocato dall’angoscia del non senso: molti fanno conoscenza o esperienza della morte ma continuano a vivere come se non fosse un vero problema, mentre chi ne soffre è considerato malato, bisognoso di aiuto… Ma per Mencarelli «la vera pazzia, la vera fragilità insanabile è vivere senza mai porsi in modo autentico di fronte a questi temi». L’autore, ha sperimentato nella sua pelle il macigno di una sensibilità che non gli ha permesso di riposare nel freddo distacco di chi rimanda o seppellisce le domande sul senso della vita; una sensibilità che non lo ha lasciato indifferente di fronte all’enigma della vita ma lo ha schiacciato contro il muro, freddo e spesso, che rappresenta la tragicità dell’esistenza: la morte.

Daniele (il protagonista dei romanzi è proprio Daniele Mencarelli) ha sperimentato l’oppressione della più grande delle paure, quella che attanaglia, schiavizza, paralizza e rende folli: la paura della morte. La morte dei propri cari prima ancora della propria. Perché, quale senso può avere un amore con una data di scadenza? Quale futuro può riservare una vita destinata a terminare in lacrime e silenzio?

Così la storia di Daniele è la storia di chi va in cerca di salvezza, di redenzione. La cerca nell’alcol, la cerca in sé stesso, a suo modo la cerca a casa, ma la trova nel luogo più improbabile, dove nessuno avrebbe il coraggio di cercarla. Entrambe i romanzi sono ambientati in un ospedale: lì dove la paura della morte diventa una realtà quotidiana, dove le urla del dolore fisico si uniscono in un macabro coro coi gemiti dell’anima in cerca di un Salvatore. Lì dove – si dice – “Dio non c’è”. Eppure, si domanda il protagonista, come si può negare Dio dal momento che è l’unica possibilità di senso e di salvezza?

Lavorando al Bambin Gesù di Roma come operaio di una cooperativa, Daniele ritrova la voglia di vivere. La fatica del lavoro, la relazione coi colleghi (dove sperimenta il miracolo dell’amicizia che diventa fratellanza), ma soprattutto il toccare con mano le piaghe del dolore e il mistero della morte, sono gli strumenti di una rinascita interiore che porterà Daniele a riprendere in mano la propria vita e risvegliarsi (e ritrovarsi) rinnovato e rafforzato, grato per la bellezza che la vita nasconde nelle sue pieghe.

Il tema dell’amicizia ricorre con efficacia anche nel secondo romanzo dove Daniele, ricoverato al TSO per una settimana dopo una crisi nervosa sfociata in una lite domestica, si scontra con la follia dei compagni di stanza, una follia che nasconde il dolore di molte ferite, passate e presenti, che nasconde incognite e nodi non sciolti, che nasconde uomini e donne che chiedono, che attendono e implorano salvezza. Alla fine di una settimana di ricovero arriverà a chiedere a Dio di proteggere i suoi nuovi amici («proteggili tutti, proteggici tutti») perché: «quei cinque pazzi sono la cosa più simile all’amicizia che abbia mai incontrato, di più, sono fratelli offerti dalla vita…».

I romanzi di Mencarelli rappresentano una piacevole sorpresa nel panorama letterario attuale perché, senza la pretesa si imporre facili soluzioni o scorciatoie per raggiungere la felicità hanno il coraggio di porre al centro l’uomo con tutta la sua problematicità, le sue domande e le sue paure. In una società in cui siamo costantemente esposti verso l’esterno e concentrati sulla superficie della vita, la storia di Daniele può scomodare come un pugno nello stomaco perché è un invito a svegliarsi, ad entrare nel mistero del proprio essere, nella profondità della vita per affrontarla con serietà e apprezzarne la bellezza. È così che il poeta romano si è fatto conoscere ed apprezzare, cercando di scuotere le coscienze affinché possano risvegliare la loro parte più vera: la ricerca di significato. Perché è proprio l’amore che ogni uomo ha nel cuore, più forte della morte, a richiedere una risposta che vada al di là del nostro orizzonte limitato, a richiedere e a sperare nella salvezza.

 

(pubblicato in testadelserpente blog)

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