Cardinale Jorge Mario Bergoglio
Cardinale Jorge Mario Bergoglio

 

 

di Luca Del Pozzo

 

Non mi ritrovo molto nella ricostruzione fornita qui ieri da Daniele Menozzi (*) riguardo l’ormai famosa frase del Papa sulle unioni civili same sex. E’ vero che si tratta di una posizione già sostenuta da Bergoglio nel 2010 in Argentina per evitare che fosse approvato il matrimonio omosessuale; come pure che si tratta di una posizione ascrivibile alla plurisecolare dottrina del “male minore”, secondo cui le unioni civili sarebbero, appunto, un male minore rispetto all’equiparazione tout court con il matrimonio. Tuttavia non risulta di immediata comprensione come e perché “la mancata tutela giuridica di coloro che vivono un’unione omosessuale non consente un’adeguata garanzia della dignità della persona umana”. Come se in assenza di una tutela giuridica della coppia verrebbe compromessa la dignità umana delle singole persone. Menozzi nota poi che pur essendo la succitata posizione teologicamente non nuova, ciò non significa “che non sia mutato nulla”. Mentre prima la Cei, in particolare, lavorava affinché sulla base della nota direttiva della Congregazione per la Dottrina della fede del 2003, le leggi positive rispecchiassero il più fedelmente possibile la legge naturale, ora “il Papa non ritiene più necessario, e nemmeno opportuno, che le legislazioni civili, alla luce delle concrete situazioni della società contemporanea, ne siano una meccanica applicazione”. Il che, dice Menozzi, non è poco. Resta però un problema, ossia il fatto che tale cambiamento è avvenuto tramite un’intervista che, lo sottolinea egli stesso, è lecito dubitare possa bastare per superare una posizione, come quella del 2003 della succitata congregazione, espressa in un atto che ha “una precisa qualificazione teologica”. Ed è qui che il discorso si fa intrigante. Menozzi dice infatti che per “cogliere il significato effettivo dell’intervista ci può allora aiutare la storia”. Come? Allacciate le cinture e tenetevi forte: “Da circa un secolo e mezzo i papi ricorrono alle interviste giornalistiche per sensibilizzare l’opinione pubblica su questioni d’attualità”. Affermazione sicuramente calzante se uno pensa a Francesco, che effettivamente di interviste ne ha fatte tante; ma che risulta, come dire, un pelo ardita guardando ai suoi predecessori (compresi Wojtyla e Ratzinger che hanno fatto libri-intervista e sicuramente non per sensibilizzare chicchessia). Potrebbe invece avere ragione Menozzi quando dice che Francesco, prima di procedere anche formalmente a cambiare in senso aperturista la posizione della chiesa, cerca di avere il maggior consenso possibile dentro e fuori la chiesa; ma a parte il fatto che è tutto da dimostrare se l’obiettivo sarà raggiunto, resta la domanda se seguire e assecondare gli umori del popolo, ancorché di Dio, come si fa in politica, sia il modo migliore per governare la chiesa.

 

(*) si riferisce all’articolo di Daniele Menozzi dal titolo “Francesco e le famiglie omosessuali: tanto rumore per nulla?” apparso su Il Foglio del 27.10.2020. Questo commento è stato pubblicato sullo stesso giornale.  

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