Da Mater et Magistra ad “allieva” dei maestri LGBT. Questa la Chiesa per padre Martin

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Da Mater et Magistra ad “allieva” dei maestri LGBT. Questa la Chiesa per padre Martin

By |2018-11-10T13:53:21+00:00novembre 10th, 2018|Categories: Chiesa|Tags: , , , , |0 Comments

Il video che vi presento evidenzia in maniera plastica quanto l’ideologia LGBT, grazie al ruolo chiave di padre James Martin s.j., si stia rapidamente diffondendo nella Chiesa. Annarosa Rossetto ha analizzato in dettaglio la sua performance alla conferenza del 3 novembre scorso alla Famiglia Ignaziana, evidenziando l’astuzia retorica di Martin nello stravolgere l’antropologia e la Dottrina cattolica sulla questione dell’omosessualità. E’ un’articolo che vi consiglio caldamente di leggere.  

foto: padre James Martin s.j. (screenshot)

foto: padre James Martin s.j. (screenshot)

 

di Annarosa Rossetto

 

Probabilmente sono “in fissa” con padre James Martin. Guardo ogni giorno i suoi tweet e capita anche che legga i suoi articoli (piuttosto ripetitivi, direi) o ascolti qualche suo video. Sono “in fissa” perché da quando il card. Farrell (Presidente del Dicastero “Famiglia, Laici e Vita”) ha scritto l’introduzione al suo libro (“Un ponte da costruire”), dopo che già era stato nominato Consultore per la Comunicazione della Santa Sede ed è stato l’unico invitato al Convegno mondiale delle Famiglie a parlare di omosessualità e Chiesa, mi pare di notare un crescendo di attività intra-ecclesiali non tanto per accogliere meglio le persone con attrazione per lo stesso sesso, incentivando anche percorsi di consapevolezza per il popolo di Dio di cosa sia “questa inclinazione, oggettivamente disordinata, che costituisce per la maggior parte di loro una prova”, ma piuttosto per sdoganare l’ideologia LGBT. E oggi voglio far preoccupare un po’ anche voi.

Siccome appunto lo seguo da vicino sono incappata nel suo ultimo video e vi voglio raccontare alcune sue “perle” nel discorso tenuto ad un incontro di “Formazione sulla Giustizia” della Famiglia Ignaziana dove ha raccontato per l’ennesima volta il suo approccio con la tematica in questione. Come ho detto, è spesso ripetitivo e ripete cose che, chi lo segue da un po’ di tempo, ormai sa a memoria. Ovviamente qualche cosa di nuovo c’è sempre ed ogni volta è una pessima novità.

Prima di tutto, dal suo video si può apprezzare quanto sia bravo. Gliene va reso merito. E’ un grande comunicatore: tono della voce ben impostato, presenza scenica, mimica accattivante, pause drammatiche, battute per sdrammatizzare quando ha ottenuto il pathos necessario e impietosito degli uditori, ammiccamenti al pubblico, coinvolgimento emotivo…  Di sicuro la Santa Sede ha scelto un vero esperto nel comunicare. Ovviamente anche la scelta di una persona con una così evidente posizione ideologica a sua volta “comunica” qualcosa a chi ha orecchie per intendere.

Il nostro padre gesuita, nonostante da diversi anni non si occupi praticamente di altro, inizia ripetendo diverse volte quanto lui non sia un esperto del tema di cui parla ogni santo giorno: “sto ancora imparando come molti di noi, ma sono un sostenitore e, spero, un amico della comunità LGBT, specialmente della comunità dei cattolici LGBT.” E in una frase ha già detto che la Chiesa è ignorante e gli “LGBT” dei maestri. Una sua caratteristica è la ripetizione continua di questo acronimo: come sappiamo, uno dei segreti dell’advertising (il “fare pubblicità”) è la ripetitività del messaggio fondamentale da trasmettere perché entri nella testa di chi si vuole conquistare.

Nella sua foga di dimostrare lo stato di inferiorità morale e culturale della Chiesa ci spiega che andare al “Q-summit” ignaziano di “studenti LGBT” è stata “un’esperienza meravigliosa” dove ha potuto “stare con 300 giovani LGBT e imparare da loro davvero tanto. E vedere come siano più avanti di me. Quando dicevo qualcosa come “Dio vi ama!” [enfasi] loro facevano come per dire “Sì, lo sappiamo” [spallucce]… Ma dieci o venti anni fa questa non sarebbe stata la risposta.”

Ha poi aggiunto: “Sono consapevole che molti di voi potrebbero aver accettato completamente la propria sessualità e identità di genere  e quella dei vostri amici o familiari.” Qui inizia il suo rinforzo del concetto tipico della cultura gay “born this way”: si nasce gay o trans come si nasce biondi o mancini. E’ un destino segnato, da accettare a scatola chiusa.

Passa poi a spiegare “le prime tre cose basilari che, per essere un buon cristiano, o almeno una brava persona o meglio una persona giusta” bisogna sapere e fare:

Prima di tutto ci spiega, a ragione purtroppo, che “le cose stanno cambiando” e ci racconta di aver “parlato di recente in un liceo gesuita di NY dove c’è una ‘Alleanza dello spettro Gay-Etero’ [altro bel concetto tipico dell’ideologia gender e derivato dalla famosa “scala Kinsey” da cui ormai molta parte del mondo gesuita sembra attingere a piene mani]  e un ragazzo gay mi ha chiesto con un po’ di frustrazione perché le cose non si muovono più velocemente.”

A questo punto con aria evidentemente soddisfatta padre Martin gli ha risposto: “Basta guardare a quello che è successo negli ultimi cinque anni – da quando è stato eletto Papa Francesco. Prima di tutto, i commenti di Papa Francesco sulle persone LGBT come ‘Chi sono io per giudicare’. Le sue cinque parole più famose erano in risposta alle domande sugli omosessuali, giusto? È il primo papa che usa la parola ‘gay’ in una frase, sapete. Ha amici gay. Ha parlato di volere che gli omosessuali si sentano i benvenuti nella Chiesa. Questo è una cosa davvero grossa. Ha anche nominato vescovi e arcivescovi e cardinali gay friendly, come il cardinale Tobin , l’arcivescovo di Newark che, ad esempio, ha tenuto una ‘messa di benvenuto’ per le persone LGBT nella sua cattedrale”. E ha trionfalmente esclamato “Quindi questa è una tendenza!”

Ha tenuto a ribadire, tirando il Papa dentro questo suo impegno di arcobalenizzazione della Chiesa, che bisogna osservare “Quello che papa Francesco dice e quello che fa, ok? Quello che dice delle persone LGBT e quello che fa in termini di chi nomina”. E ha ripetuto il concetto di non basarsi solo sulle parole del Papa ma di osservare i fatti concreti che compie come, appunto, le nomine di vescovi e cardinali che secondo Martin (ma anche secondo mons. Viganò) sono “gay-friendly”.

Ha poi proseguito, sempre usando un linguaggio assolutamente ideologico che “Sempre più persone fanno ‘coming out’ e manifestano apertamente la loro identità di genere. Più gente si dichiara esplicitamente, più famiglie sono influenzate. (…) E più famiglie e parrocchie e scuole sono influenzate più diocesi e vescovi sono influenzati. E alla fine ciò che accade è che tutta la Chiesa è influenzata da questo”. E qui torna fuori di nuovo l’esperto di comunicazione che sa come l’influenza della ripetizione di un concetto si allarga sempre di più diventando “accettabile” proprio perché ripetuto a cerchi sempre più ampi. Una specie di contagio mentale.

”E’ un trend  inarrestabile. La progressione che sempre più persone fanno coming-out e diranno chiaramente la loro identità di genere è inarrestabile e questo trend non finirà”. Ripetere, ripetere, ripetere…spiega. E il messaggio è evidentemente anche la modalità. “La scorsa settimana, ad esempio, al Sinodo della Gioventù [sic] in Vaticano, c’è stato un grande raduno di vescovi ed esperti (…) per parlare dei giovani. E le questioni LGBT sono state discusse lì più apertamente che in qualsiasi Sinodo in passato, giusto? Questo è un grande passo avanti. Nel loro documento finale, i delegati del Sinodo hanno parlato di accompagnamento delle persone LGBT, ascoltandole e riconoscendo il lavoro che molte persone nella Chiesa fanno nel servire questa comunità.”  Ed ecco che Martin, giustamente, dichiara una sua grande vittoria anche senza autocitarsi: dell’acronimo LGBT al Sinodo si è parlato e questo è un suo grande successo personale, per lo meno indiretto. Come sapete una “manina” anonima ha infilato quella sigla cui Martin tiene così tanto nell’Instrumentum Laboris e la stessa polemica su questa inclusione ha dato modo di riprendere l’argomento, ripetendola, infinite volte. Purtroppo, recrimina Martin poco dopo: “il Sinodo non è riuscito a usare il termine LGBT, preferendo attenersi a ‘orientamento sessuale’, tra virgolette, per l’opposizione di chi proveniva soprattutto da luoghi in cui i diritti LGBT non sono poi così avanzati, come alcune diocesi negli Stati Uniti e in particolare l’Africa sub-sahariana e India. Nel complesso, però, la Chiesa ha fatto progressi su questi temi … e sta imparando, la Chiesa sta imparando. (…) Uno studente mi ha detto che un sacerdote gesuita gli ha detto questa cosa così di aiuto e io la uso sempre: ‘Dio vi ama e la vostra Chiesa sta imparando ad amarvi’.”

Soffermiamoci un attimo su quest’ultima frase: “la vostra Chiesa sta imparando ad amarvi”. In poche parole, Martin riesce a rinforzare il pregiudizio della “comunità LGBT” (che sì, esiste, ma è nemica della Chiesa, ricordiamolo) sul fatto che la Chiesa, almeno finora, non amava le persone omosessuali e a ribadire il fatto che “ora”, finalmente, sta “imparando”. La Chiesa, evidentemente cattiva, viene spodestata dal ruolo di “maestra” e diventa “discepola” dei buoni maestri LGBT.

Martin prosegue poi a parlare del “coming-out” e spiega come “Nelle grandi città con vescovi dalla mentalità aperta e pastori e presidi di scuola e insegnanti così, può essere facile” e qui ricorda la sua grande passione per “un’esperienza pastorale chiamata Out in St.Paul, nella parrocchia vicino a dove vivo, in cui c’è un grandioso programma di sensibilizzazione LGBT per NY.” I lettori di questo blog sanno che, in quella parrocchia, l’autentica pastorale cattolica per le persone omosessuali, in linea con il Magistero, deve avvenire di nascosto per non innervosire i ricchi vicini del “quartiere gay” in cui la parrocchia è inserita cui piace tanto invece la “pastorale LGBT” che Martin sponsorizza di continuo.

Prosegue Martin: “In altri posti può essere più difficile dichiararsi o essere a proprio agio con ‘chi’ sei tu. Ma in altri posti la Chiesa sta iniziando a cambiare. Wow! [ridacchia e tutti ridono] Immagino che volevate proprio sentirlo, eh … Non c’è un modo o un momento giusto per integrare fede e sessualità..è molto personale e vario.” Anche qui, in una sola frase riesce a dare con apparente innocenza picconate incredibili all’immagine e all’autorevolezza della Chiesa Cattolica, a inchiodare le persone ai sentimenti disordinati delle loro attrazioni e ai loro disturbi di identità sessuale, ed, infine a ribadire il fatto che “integrare fede e omosessualità (“praticata”, ovviamente, perché il punto è questo, come si inferisce da moltissime altre dichiarazioni del nostro gesuita) sia possibile.

E poi abbiamo un grande capolavoro “se sei un gay cattolico, ecco una cosa importante da non dimenticare mai: tu sei parte della Chiesa, va bene? Tu sei battezzato. Punto. [Applausi – faccia di quello che dice una cosa incredibile]. Quindi, guarda, sei parte della Chiesa tanto quanto Papa Francesco, il tuo vescovo o il tuo prete o me. Punto. Sempre e per sempre. Sei battezzato, sei cattolico. Punto.” Qualcuno ha mai messo in dubbio una cosa del genere? Qualcuno ha mai pensato che un battezzato ancorché “gay praticante” non sia più cattolico? Forse in molti ancora credono che sia un peccatore, un tale cattolico, non che non lo sia più. E certamente in nessun documento della Chiesa si dice qualcosa del genere. Ma padre Martin lo fa sospettare alimentando i pregiudizi di chi è nemico della Chiesa su questo.

Parte poi con dati statistici, reali ma usati in modo strumentale: “Può essere ancora una sfida fare coming-out o accettare la propria identità. (…) Negli USA gay lesbiche e bisessuali hanno 5 volte maggiori probabilità di tentare il suicidio. E il 40% dei giovani transgender tenta il suicidio.”

E poi sferra il solito attacco alla Chiesa: “Questo significa che è un argomento di vita o di morte. Uno studio dimostra che più la famiglia da cui proviene una persona è religiosa maggiori possibilità ci sono che quella persona tenti il suicidio. (…) Vengono fatti sentire come se loro fossero un errore. Sentono rifiuto, giudizio e condanna dalla Chiesa. In realtà queste potrebbero essere le sole cose che si aspettano dalla Chiesa.” Anche qui in una affermazione sola, attacca la Chiesa come latrice di negatività verso le persone omosessuali e contro un vago concetto di “religiosità” che attribuisce ai cattolici (anziché ai fondamentalismi protestanti, come più probabile negli USA, o all’Islam) senza nessun riferimento preciso.

Padre Martin poi passa al suo classico elenco dei “consigli”. Al punto 2 afferma: Dio ti ha fatto così. Dio ti ha creato così. Alcuni ancora pensano che le persone scelgano il loro orientamento sessuale nonostante la testimonianza di OGNI psicologo psichiatra biologo sociologo e soprattutto l’esperienza vissuta e testimoniata delle persone LGBT è che tu non scegli il tuo orientamento o la tua identità di genere più di quanto tu non scelga di essere mancino. Non è una scelta, non è una dipendenza, quindi non è un peccato essere LGBT. Nulla nell’insegnamento cattolico dice questo nonostante quanto tu possa aver sentito dire da qualcuno. (…) E la gente non è transgender perché è di moda.”

Anche qui una bella confusione tra verità e ideologia: se è vero che nessuno “sceglie” il proprio orientamento sessuale o di avere un’identità sessuale non corrispondente alla propria realtà biologica, non è vero che “Dio ti ha fatto così”. Se è vero che nulla nell’insegnamento cattolico dice che essere omosessuali sia un peccato, nemmeno dice che “Dio ti ha creato così”. Queste sono affermazioni che ricalcano il motto omosessualista “Born this way”, “si nasce così”. E non è vero neanche che OGNI figura professionale da lui elencata concordi con questa mai dimostrata teoria.

Poi cita le parole del Papa in aereo da Dublino sul dialogo necessario tra genitori e figli che dicano loro di essere “gay”. Trascurando la frase “Se ancora bambini, si può provare con la psichiatria …e citando invece “tu sei mio figlio, tu sei mia figlia così come sei

Al punto 3 invita, giustamente, a non lasciarsi andare a sentimenti negativi e suicidari e invita a chiedere aiuto. Peccato che per lui l’aiuto passi attraverso diverse “hotline LGBT” e cita GLAAD, la Lega Anti Diffamazione Gay, i cui avvocati contribuiscono alla persecuzione giudiziaria, per esempio, di pasticcieri che non vogliono fare torte per i matrimoni gay o che, a proposito dell’incontro di Papa Francesco con Kim Davis, l’impiegata imprigionata per non aver voluto trascrivere un “matrimonio gay, dichiara: “E’ a dir poco sconvolgente che il Vaticano abbia voluto voltare le spalle a innumerevoli membri e famiglie LGBT dando il proprio sostegno a qualcuno che ha causato così tanto dolore alle famiglie LGBT. Questo è un chiaro messaggio che il Vaticano non si cura di milioni di fedeli cattolici LGBT, che desiderano essere parte della Chiesa che amano: Papa Francesco deve rispondere al richiamo dei cattolici LGBT e infine ascoltare le loro storie di fede, famiglia e afflizione “.

Al punto 5 ribadisce, ancora, che “la Chiesa sta imparando. Ancora imparando. Il Sinodo ha detto che le scuole e le università cattoliche stanno diventando più accoglienti verso i giovani LGBT. Ma le scuole devono ancora imparare molto sull’essere transgender e sul ‘genere non binario’. La vostra generazione, voi che siete qui, aiuterà la Chiesa a conoscere queste cose. E voi siete chiamati da Dio nella Chiesa col battesimo, non solo per la vostra salvezza personale ma per aiutare la Chiesa. Avete questa chiamata. Potete aiutare la Chiesa ad imparare.” Qui siamo all’appello alla rivolta contro gli insegnamenti della Chiesa, al golpe dottrinale. Sono “gli LGBT cattolici” (ovvero quelle persone che non accettano la dottrina della Chiesa sulla omosessualità ma abbracciano l’ideologia gay anche su “matrimonio omosessuale”, “genitorialità gay” ecc.) a dovere, in virtù del loro Battesimo, stravolgere il Magistero. E ben sappiamo dalla cronaca in quante curie vi sono  prelati pronti a dare manforte.

Al punto 6 affronta il tema attualissimo della crisi degli abusi sessuali nella Chiesa. Secondo Martin questa crisi “è molto più difficile per le persone gay nella Chiesa. (…) La maggior parte dei casi erano preti che hanno predato giovani uomini e ragazzi, ma non tutti, e c’è una FALSA, FALSA confusione o equazione tra pedofilia e omosessualità. C’è molta colpevolizzazione [applausi] e succede sfortunatamente che ci sono così tante vittime di questo che ci sono persone LGBT che dicono; ‘sono gay, finirò per abusare di qualcuno’. Non c’è legame tra omosessualità e pedofilia. Punto.” Anche qui, molto abilmente, Martin mescola verità (non tutte le persone omosessuali in quanto tali sono “a rischio” di diventare abusatori, ci mancherebbe!) e menzogna: nessuno fa automatismi tra omosessualità e pedofilia ma esiste, eccome, un legame tra omosessualità nella Chiesa e abusi. Anzi, parlare di pedofilia è esattamente il modo usato dal giornalismo laicista e da quello clericale per non parlare del problema degli abusi omosessuali nella Chiesa che sono la stragrande maggioranza di casi in questa vergognosa vicenda.

Passa poi, a punto 7 a domandare al pubblico: “Cosa succede quando tu sei in conflitto con qualche persona LGBT o con il concetto in generale? Potresti chiederti il perché. [sorrisino] A volte questo disagio ha a che fare con la TUA stessa sessualità. Se sei sconvolto o a disagio a volte significa che stai lottando con te stesso. E’ naturale. Oppure anche se tu sei sicuro della tua sessualità potresti essere preoccupato che essere amichevole con un LGBT potresti essere preso per gay (…) o  di diventare gay tu stesso. Devi essere onesto con te stesso: perché sto così male con questa persona? C’è qualche credo religioso che deve essere sfidato.” Ed eccoci ad un classico del gay-pensiero: se hai problemi ad accettare la cultura LGBT allora probabilmente sei tu stesso omosessuale e soffri di omofobia interiorizzata e te la prendi col prossimo per non ammettere una scomoda verità. E lancia anche la solita stoccatina alla dottrina: devi mettere in dubbio qualche tuo credo religioso.

Passa poi a parlare di “dare il beneficio del dubbio” prima di giudicare e ribadisce “amali come Dio li ha creati e non giudicare” e ripete “le 5 parole più famose di Papa Francescochi sono io per giudicare’”.

Al punto 8 accusa la Chiesa di non essere stata capace di accogliere le differenze. “Differenze razziali, etniche, geografiche, sociali economiche…tendiamo a fare le cose per paura e ansia ma le differenze costruiscono la storia della Chiesa” E avanti con esempi delle differenze delle persone che Gesù ha chiamato a seguirlo per concludere che “Se potessimo imparare ad accogliere tutte le differenze, tra cui la sessualità e l’orientamento sessuale, penso che forse, anzi sono sicuro, che molta della nostra omofobia e transfobia per non parlare di razzismo e classismo sparirebbero davvero. (…) quindi devi chiederti come tratti le differenze: apri il tuo cuore o sei chiuso. Accogli le differenze come questa parrocchia che ha una fantastica pastorale LGBT, o resisti?”. E torniamo al solito ritornello: essere omosessuali è un carattere indelebile e chi non lo capisce è come i razzisti. Punto, come direbbe lui.

Al punto 9 suggerisce che “Per gli studenti LGBT bisogna creare un ambiente sicuro perché magari nemmeno sanno di esserlo… I martiri non hanno scelto il martirio ma sono stati uccisi per essere a fianco delle persone ‘ai margini’ e il martirio è stata una conseguenza. Così anche voi dovete essere alleati dei vostri amici LGBT contro l’omofobia e la trans fobia ovunque avvenga. Dobbiamo essere consapevoli che le persone LGBT e soprattutto quelle trans gender sono oggi sotto minaccia immediata sia da parte del nostro governo che da alcune parti della nostra Chiesa. [applausi] Alcuni, e mi dispiace dirlo, vogliono cancellare gli LGBT cattolici dalla Chiesa come se non esistessero.” Eccoci: gli “LGBT” e i loro “alleati” sono paragonati ai martiri e la Chiesa che non li accetta “così come sono” (con le loro pretese di cambiamento dottrinale, intende…), al cattivissimo governo Trump che vuole ripristinare il divieto ai trans (NON operati) di usare i bagni del sesso opposto. Quanto al voler cancellare gli “LGBT cattolici” dalla Chiesa….beh, siamo davvero alla barzelletta! Abbiamo preti, frati, vescovi, monsignori e perfino un ex cardinale, notoriamente omosessuali, che non hanno avuto alcun problema a fare una brillante carriera ecclesiastica e lui ci viene a fare un quadro di persecuzione per le “persone LGBT”! Talvolta, succede esattamente il contrario come insegna la vicenda di padre Paul Kalchik più volte vittima di abusi da parte di omosessuali, anche un sacerdote, e poi punito dal suo vescovo per le sue idee contrarie alla “gayizzazione” della sua parrocchia.

Ora tocca alla lotta con la dottrina: ”se stai lottando con gli insegnamenti della Chiesa come le persone LGBT devi sapere che non sei solo. Molte persone etero lottano con diversi aspetti dell’insegnamento della Chiesa e non sto parlando solo di morale sessuale ma di ogni tipo di problemi: immigrazione, salute, ambiente. E dobbiamo ricordare che la coscienza ci aiuta a fare del bene nelle decisioni della vita. Quando si tratta di insegnamenti della Chiesa è importante ricordare che non stiamo solo parlando del Catechismo. L’insegnamento della Chiesa è il Vangelo. E’ la misericordia e la compassione che è Gesù. L’insegnamento della Chiesa fondamentalmente è Gesù. Se lotti con l’insegnamento della Chiesa fai attenzione a non trascurare la persona che non è solo il cuore ma che è l’insegnamento della Chiesa.” Un altro bel pastrocchio in cui paragona chi vuole che le pratiche omosessuali siano finalmente rese lecite con chi non vuole adeguarsi a fare la raccolta differenziata. In cui parla della centralità di Gesù nella vita di ogni cristiano e della coscienza per dire, in definitiva, basta che vuoi bene a tutti e puoi fare come ti senti. In cui obbedire al Magistero ufficiale in campo morale è secondario al seguire la propria idea se la si ritiene “misericordiosa” come Gesù.

In conclusione, ripropone un suo classico: il pistolotto sul centurione che chiede la guarigione per il suo servo (e che in altre conferenze ha adombrato essere omosessuale, come racconta spesso la vulgata LGBT) e soprattutto su Zaccheo “la persona più marginalizzata a Gerico”, di piccola statura “come poca statura hanno le persone LGBT nella Chiesa”, “che non può vedere Gesù a causa della folla…come la gente di chiesa si interpone tra le persone LGBT e Gesù”,  paragonato ai “cattolici LGBT” che sono ai margini della Chiesa e che Gesù vuole incontrare facendo “mormorare la folla mormora, compresi i discepoli”. Essere un esattore delle tasse ai tempi di Gesù non era un crimine. Il motivo per cui gli esattori delle tasse erano spesso disprezzati non era principalmente per il loro mestiere ma perché spesso estorcevano più del dovuto alle persone e diventavano ricchi rubando, imponendo tasse gravose. La riscossione delle tasse in sé e per sé non è mai stata considerata peccaminosa, come dimostra nel capitolo 3 del Vangelo di Luca, Giovanni il Battista il quale battezza alcuni esattori e raccomanda loro semplicemente di non chiedere più del dovuto. Volendo paragonare i “cattolici LGBT” a Zaccheo, quindi, non è sulla loro “natura” che si deve guardare (e che per Martin è immutabile) ma al peccato che induce a commettere: per Zaccheo, come esattore, l’estorsione di tasse ingiuste, per le persone omosessuali, gli atti non ordinati ad una sessualità come creata da Dio.

Aggiunge poi con l’ultima battuta che “L’incontro con Gesù provoca conversione (e non intendo ‘terapia di conversione’)”. E su questa calerei un velo pietoso.

 

 

 

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