Afflitti o no, malati o no, le persone hanno bisogno sia dei medici del corpo che di quelli dell’anima, ora più che mai. Un articolo di della prof.ssa Ines Murzaku pubblicato su Catholic World Report, nella traduzione di Sabino Paciolla.

Piazza San Pietro e coronavirus

 

 

di Ines Murzaku

 

Dovevo essere in Italia con un gruppo di più di venti studenti per le vacanze di primavera. È una tradizione che dura ormai da quasi due decenni: trascorrere le vacanze di primavera esplorando alcuni dei luoghi più affascinanti della storia dell’umanità. Dovevamo andare in Sicilia e poi nel centro Italia, dove tutte le strade si incontrano, nella Città Eterna. Saremmo rimasti fino all’8 marzo, dando agli studenti la possibilità di partecipare alla preghiera dell’Angelus (detta anche Regina Coeli) in piazza San Pietro con Papa Francesco, un’esperienza di una vita per i giovani, cattolici e non, di vedere il Santo Padre guidare i fedeli nella preghiera e dare la sua Benedizione Apostolica agli studenti, ai loro cari, e benedire gli oggetti di devozione che avevano acquistato.

Ma il nostro viaggio di studio all’estero per le vacanze di primavera in Italia è stato annullato quest’anno, come per molte altre università degli Stati Uniti a causa dell’epidemia di coronavirus.

Non solo sono stati cancellati i viaggi di studio all’estero per le vacanze di primavera, ma anche l’Angelus dal vivo. La comunicazione più vicina del Santo Padre con i fedeli in piazza San Pietro è stata sospesa a causa del virus. Una tradizione di 66 anni è stata cancellata. Fu Papa Pio XII che nell’ottobre 1954 iniziò a recitare la preghiera con i pellegrini che si riunivano in Piazza San Pietro. Così fece anche papa Giovanni XXIII e tutti i pontefici che gli succedettero. Il dialogo tra il pontefice e il popolo è divenuto un rito, un rito di amore comunicato. Suor Pascalina Lehnert, confidente e segretaria personale del pontefice per quattro decenni, fino alla morte di Pio XII nel 1958, ricorda che il Santo Padre non rimaneva fermo dietro la sua finestra. Doveva più volte aprire e chiudere la finestra perché la folla non se ne andava, chiedendo continuamente altre benedizioni.

Secondo le ultime notizie provenienti dalla Santa Sede, l’Angelus dell’8 marzo avrà luogo “dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico e non in piazza, dalla finestra. La preghiera sarà trasmessa in diretta dal notiziario vaticano e sugli schermi di piazza San Pietro e distribuita dai media vaticani ai media che ne faranno richiesta, in modo da permettere la partecipazione dei fedeli”. Questo significa che il virus è nell’aria? La piazza è abbastanza grande da rispettare la distanza interpersonale consigliata di un metro e ottanta, poiché si ritiene che il coronavirus si diffonda da persona a persona. Quali sono le probabilità che le persone esposte o colpite dal coronavirus, soprattutto in Italia – che è stato un hotspot geografico del virus e un’avanguardia nell’adottare misure drastiche per contenere il virus – si rechino in piazza San Pietro per l’Angelus?

D’altra parte, quali sono le probabilità che il Santo Padre possa essere infettato, data la distanza tra la piazza e la Finestra del Papa, che si trova probabilmente a più di trecento metri da Piazza San Pietro? Mi ha spezzato il cuore il fatto che il nostro studio all’estero sia stato annullato, ma l’annullamento dell’Angelus vivo mi ha fatto andare oltre una risposta personale e viscerale e riflettere più profondamente sul ruolo della Chiesa in tempi di crisi – sia in epoche passate che oggi.

I medievali pensavano che i virus fossero nell’aria, ed è a causa dell’aria, attraverso l’inalazione di goccioline infette, che le persone si infettavano. Mi vengono in mente il famoso medico e professore di medicina delle Università di Perugia e di Bologna Tommaso del Garbo (1305-1370), e il suo autorevole manuale “Come vivere in tempi di pestilenza” (Consiglio contro la Peste). Il famoso medico medievale fu elogiato da Petrarca, noto per la sua avversione ai medici e alla professione medica in generale. Sorprendentemente, in una lettera al suo amico medico Giovanni da Padova, Petrarca elogiava: “[Tommaso del Garbo era] così stimato nella sua arte da essere considerato capace di resuscitare i morti”. Del Garbo fu testimone oculare dell’epidemia del 1348 che devastò soprattutto le città urbane dell’Europa medievale, compresa la sua nativa Firenze. Alla fine, Del Garbo divenne famoso per la sua opera “Consigli su come vivere in tempi di pestilenza“, in quanto fu un medico testimone oculare che escogitò modi pratici per combattere la diffusione delle malattie.

Oltre a consigli pratici su cosa mangiare e bere, respirare e fare il bagno, nonché lavarsi le mani e il corpo, il famoso medico fiorentino sviluppò alcuni consigli pratici per i sacerdoti al tempo della pestilenza. Del Garbo dedicò un capitolo a tutti coloro che si prendevano cura dei malati al tempo della pestilenza in Italia: chi si prende cura del corpo e dell’anima, i medici sacerdoti, coloro che lavoravano disinteressatamente negli ospedali usando il potere della medicina e nelle chiese usando il potere della preghiera. Nel suo manuale di precauzioni contro la diffusione della pestilenza Del Garbo sembrava non essere molto preoccupato per i medici, perché sapevano come prendere precauzioni, ma era più preoccupato per i sacerdoti – i medici dell’anima. Mentre i medici erano in prima linea, agendo in persona Christi, fortificando gli infermi e gli afflitti caduti sul campo, questi coraggiosi sacerdoti erano la prima linea del Corpo di Cristo ferito e malato, o quello che oggi Papa Francesco chiama i sacerdoti che lavorano nell’ospedale da campo.

Per il famoso medico, prendersi cura del corpo e dell’anima era un’impresa unitaria; queste erano le “due mani giuste” dell’arte della medicina, come scriveva San Basilio il Grande (330-379), che era lui stesso un medico preparato. Secondo il manuale di Del Garbo, il sacerdote è colui che entra nelle stanze dove giacciono i malati di pestilenza, che affrontano una malattia che molto probabilmente li ucciderà. Durante il periodo della pestilenza migliaia di sacerdoti hanno affrontato la pestilenza e non hanno lasciato i malati morire da soli. Il suo consiglio ai sacerdoti era di aprire le finestre in modo che l’aria fresca entrasse e si rinnovasse; lavare le mani non con acqua e sapone, come si fa per proteggersi dal coronavirus, ma con aceto e acqua di rose (acqua rosata); e tenere due boccioli di chiodi di garofano in bocca.

Al sacerdote che confessava gli ammalati nelle loro stanze Del Garbo consigliava di chiedere ai familiari di lasciare la stanza in modo che l’infermo si confessasse con voce più forte, se possibile, in modo che il sacerdote potesse mantenere una certa distanza dall’ammalato e non mettere la bocca vicino a quella dell’infermo, in modo che [il sacerdote] potesse evitare di respirare la stessa aria. Respirare la stessa aria, che era la vicinanza del sacerdote, la Chiesa dell’ospedale a quelli ricoverati o confinati durante la pestilenza.

La Chiesa antica e medievale intendeva l’arte della medicina come il mettere in pratica la misericordia, e il sacerdote – il medico dello spirito – era la prima linea per fare proprio questo: mettere in pratica la misericordia. C’era una teologia positiva della malattia, perché la malattia viene da Dio, e nulla di ciò che viene da Dio può essere malvagio. Di conseguenza, la malattia e la sofferenza legata alla malattia era vista come un mezzo di unità con Dio o di ritorno a Dio. Questo era il beneficio della sofferenza: per i malati: partecipare in prima persona alle sofferenze di Cristo; e il sacerdote, agendo nella persona di Cristo, fortificava lo spirito con le preghiere e la confessione.

Se c’è una lezione da trarre dal coronavirus, è il fatto dell’estrema fragilità della natura umana. Le persone, nella loro impotenza, guardano in alto verso coloro che sono in prima linea. Medici, infermieri e altri operatori sanitari sono in prima linea nella lotta coraggiosa contro il virus in Cina, Iran, Corea del Sud e Italia, considerate zone di terzo livello e zone rosse del coronavirus dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie.

La Chiesa è in prima linea al fronte come i professionisti del settore medico? Trasmettere in video l’Angelus, chiudere le chiese, rendere off limits le piscine di Lourdes, distribuire la Comunione solo in mano: tutte queste chiusure, cancellazioni e cambiamenti soddisfano le aspettative in prima linea dell’ospedale spirituale? Una cosa è certa: afflitti o no, malati o no, le persone hanno bisogno sia dei medici del corpo che di quelli dell’anima, ora più che mai. La presenza è un dono, e dispensare misericordia è un’alta vocazione – e in un mondo che soffre di coronavirus, la Chiesa è chiamata a fare entrambe le cose.

 

 

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