Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Christopher Leonard, pubblicato su AntiWar. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Nei mesi successivi al 7 ottobre, quando Hamas ha compiuto un attacco brutale e ingiustificabile contro civili israeliani, il mondo ha assistito con crescente orrore alla campagna di distruzione scatenata dal governo israeliano, guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, nella Striscia di Gaza, che ha pochi precedenti nella storia moderna. Intere famiglie sono state sterminate. Scuole e ospedali sono stati ridotti in macerie. I convogli umanitari sono stati bombardati. I giornalisti sono stati messi a tacere. Secondo le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie, sono stati uccisi oltre 65.000 palestinesi, la stragrande maggioranza dei quali donne e bambini.
Eppure, mentre si levano voci che chiedono responsabilità e moderazione, la risposta di Netanyahu è stata coerente e cinica: qualsiasi critica a Israele viene etichettata come “antisemitismo”.
Questo non è solo intellettualmente disonesto, è pericoloso. Sminuisce la reale e crescente minaccia dell’antisemitismo a livello globale, trasformandolo in uno scudo politico per un governo che sta commettendo quelli che molti esperti considerano ormai crimini di guerra.
Vorrei essere chiaro: l’antisemitismo è reale. È un odio che perseguita le comunità ebraiche da secoli e ha portato ad atrocità inimmaginabili, tra cui l’Olocausto. Ma la richiesta di diritti umani e dignità per i palestinesi non nasce da quell’odio, ma proprio dalle lezioni che l’Olocausto ha insegnato al mondo.
Ciò che il governo di Netanyahu sta facendo a Gaza – disumanizzare una popolazione civile, costringerla allo sfollamento, distruggere le infrastrutture e uccidere indiscriminatamente – non è una difesa del popolo ebraico. È un tradimento dei valori ebraici, del diritto internazionale e della dignità umana fondamentale.
Molte voci ebraiche, sia in Israele che nel resto del mondo, sono state tra le più coraggiose nel denunciare questa violenza. Organizzazioni come Jewish Voice for Peace, Breaking the Silence e migliaia di ebrei israeliani e della diaspora hanno rischiato la censura per dichiarare: “Non a nome nostro”. Questi non sono ebrei che odiano se stessi. Sono persone che capiscono che il silenzio di fronte all’ingiustizia è complicità.
Eppure Netanyahu si aggrappa alla narrativa secondo cui lui, e solo lui, rappresenta il popolo ebraico. Non è vero. Lui rappresenta un governo di destra che si aggrappa al potere attraverso la paura, la divisione e la guerra. Un governo che ha fatto dell’occupazione permanente la sua politica. Che ha ampliato gli insediamenti in violazione del diritto internazionale. Che ha rifiutato ogni percorso praticabile verso la pace e una soluzione a due Stati.
Quello a cui stiamo assistendo non è un conflitto etnico o religioso secolare. È la logica conclusione di un sistema di apartheid e impunità che dura da decenni. E il mondo sta finalmente cominciando a dirlo.
Questo non è antisemitismo. È chiarezza morale.
Christopher Leonard
Christopher Leonard è il fondatore e amministratore delegato di OMG Media Partners, LLC. È produttore esecutivo di Judging Freedom con il giudice Andrew Napolitano.
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CHI e’ la causa DI TUTTO IL MALE DEL IL POPOLO NON E’ ISRAELE MA HAMAS. E’ LUI LA CAUSA DDELLA SITYUAZIONE A GAZZA, SE DEPIONE LE ARMI E RESTITUISCE GLI OSTAGGI SAREBBE TUTTO FINITO. E’ ORA CHE SI DENUNCUI NON SOLO ISRAELE MA HAMAS.
Mi dispiace per lei, ma ogni guerra, che è disumana, rispetta o deve rispettare un codice di umanità: i civili non devono essere ammazzati, a maggior ragione quando si tratti di anziani, donne e soprattutto bambini. Gli israeliani stanno sparando di proposito sui civili come arma di ricatto e a fini del disegno della realizzazione del Grande Israele.