“Vocazione dei santi Pietro ed Andrea” Caravaggio
“Vocazione dei santi Pietro ed Andrea” Caravaggio

 

IV Domenica di Quaresima (Anno B)

(2Cr 36,14-16.19-23; Sal 136; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21)

 

di Alberto Strumia

 

– Nella prima lettura si rileva senza finzioni il dato di fatto che «tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il Tempio». Una descrizione che è difficile non applicare anche a quanto succede oggi nella Chiesa, ad incominciare da quella parte dei capi, dei sacerdoti (non tutti grazie a Dio, ma comunque un gran numero di essi) e da quella gran parte del popolo (se di popolo cristiano oggi si può ancora parlare) che inintelligentemente li segue pensando che le cose oggi vanno così e accettano tranquillamente anche quanto contraddice Gesù Cristo, l’insegnamento del Suo Vangelo e la Sua Dottrina.

Se oggi viene naturale – per chi ancora è in grado di ragionare almeno un po’ e per quanto basta – applicare queste parole della Scrittura per giudicare il nostro tempo, viene altrettanto naturale servirsi del seguito della stessa prima lettura per riferirlo al tempo dei carismi dei fondatori dei movimenti. Si dice, infatti che «il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli [i capi e il popolo], perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora».

Ma, passati quei decenni di vitalità cristiana che – non ostante l’azione incessante dei due ultimi grandi Papi del XX e inizio XXI secolo (Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) – si è dimostrata purtroppo però senza radici («subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò», Mt 13,5-6), fu permesso al demonio di confondere tutto e tutti, fino ad arrivare alla “miscela” di contraddizioni nella quale ci troviamo oggi. E oltre ai nemici “esterni” al popolo cristiano, alla Chiesa, sono affiorati anche quelli “interni”. Per cui si deve proprio concludere che «essi [capi e sudditi] si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le Sue parole e schernirono i Suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il Suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio». E veramente, oggi, non c’è più rimedio semplicemente umano, e solo Dio può fermare questa sovrumana azione demoniaca.

Al momento non possiamo sapere se questo Ciro del quale parla la prima lettura della liturgia di questa IV domenica di Quaresima (la domenica laetare), del quale rallegrarsi perché «incaricato di costruirgli un Tempio», sarà un nuovo santo o sarà il Signore stesso.

Quello che è chiaro è che sia la seconda lettura che il Vangelo puntano direttamente su Cristo come unico “riparatore” (“Redentore”) della condizione umana di sempre. Di fronte all’Anticristo, solo Cristo in persona è il vincitore. La lettura della storia che ci offre il Catechismo della Chiesa Cattolica in proposito sembra descrivere in modo estremamente calzante i nostri anni.

«Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica sé stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. […]

La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua Morte e Risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua Sposa. Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo giudizio dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa» (nn. 665, 667). È impressionante, ma sorprendentemente corrispondente a quanto stiamo attraversando. Secondo questo testo si direbbe che la Chiesa, Corpo di Cristo lungo i secoli della storia («Voi siete corpo di Cristo», 1Cor 12,27), dovrà attraversare la Passione, la Morte e la Risurrezione come già il Suo Signore.

Nel Vangelo il Signore formula il giudizio più calzante in questo momento della storia «e il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie».

Per questo «bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna». Solo chi è onnipotente come Dio è in grado di “riparare” il danno che l’umanità si è procurata e continua a procurarsi interrompendo il suo rapporto di “giustizia” con Dio. E solo a chi è anche vero uomo, in quanto è l’uomo dalla parte del torto, ha il dovere di compiere tale riparazione. E Cristo è l’unico ad essere vero Dio e vero uomo. Perciò Lui solo è l’unico Salvatore.

Prepararsi alla Pasqua, più che mai in questo tempo, richiede di essere consapevoli di questa verità, che è la realtà dei fatti. E oggi sono le letture della liturgia a ricordarcelo senza nasconderci nulla. Apriamo allora gli occhi! E chiediamo l’aumento della nostra fede intelligente! («Gli apostoli dissero al Signore: “Aumenta la nostra fede!”», Lc 17.5-6).

Maria, santa madre di Dio, tu che per prima hai prestato fede all’Annuncio dell’Angelo, disponendo te stessa in anima e corpo ad essere collaboratrice di Cristo tuo Figlio, intercedi per noi perché siamo altrettanto decisi nella nostra adesione di fede e solidi nel momento della prova di questo tempo della vita della Chiesa.

Maria, madre della Chiesa, prega per noi!

 

Bologna, 10 marzo 2024

 

 

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