di Sabino Paciolla
Il Card. Gerhard Ludwig Müller, Prefetto Emerito della Congregazione per la Dottrina della Chiesa, in una intervista concessa a Francesco Borgonuovo, pubblicata su La Verità di ieri, traccia un ritratto lucido e senza sconti del pontificato di Leone XIV, del secolarismo contemporaneo e delle derive totalitarie del mondo moderno. Un’intervista densa, che tocca i grandi temi del nostro tempo: dall’identità cristiana alla denatalità, dalla divinizzazione dello Stato alla rete di Epstein.
Un pontificato cristocentrico
Il cambiamento è palpabile, e il cardinale lo descrive con precisione teologica. Con papa Leone XIV, afferma, la Chiesa ha recuperato una dimensione che rischiava di sbiadire: il primato di Dio. Rispetto al pontificato di Francesco, fortemente orientato alla dimensione sociale, pastorale e alle questioni dell’immigrazione, il nuovo pontefice si muove nella tradizione di sant’Agostino, con un cristocentrismo che affiora in ogni omelia, in ogni testo, in ogni gesto pubblico.
«C’è più la dimensione di Dio, perché noi siamo convinti che l’uomo senza Dio non può vivere e pensare, non ha nessuna speranza». Non si tratta, precisa il cardinale, di mettere in discussione i predecessori: Benedetto XVI ha offerto la grande sistematizzazione teologica, Francesco ha portato uno stile pastorale latino-americano di prossimità. Ma oggi il papato sente il bisogno di ribadire che la Chiesa non è un’organizzazione umanitaria, bensì «in Cristo il sacramento della salvezza universale». «Cristo – continua il Card. Müller – è sempre al centro del Concilio Vaticano II, della Lumen Gentium… La luce del mondo è Cristo, Cristo è l’unico mediatore fra Dio e gli uomini. Dio si è fatto uomo nella divinità di Gesù Cristo come fondamento della sua vera umanità e natura umana. Questa è la base di tutto il messaggio cristiano e non è una cosa soggettiva, un’idea privata, ma è la grande missione». Una precisazione che suona quasi come una correzione di rotta.
La radice del male: l’umanesimo senza Dio
Il cardinale non ha timore di leggere la modernità in chiave storica e spirituale insieme. Il grande processo di secolarizzazione avviato dall’Illuminismo ha prodotto, sì, progressi straordinari nella scienza, nella tecnologia, nella psicologia. Ma ha anche generato i suoi mostri: dalla Rivoluzione francese con le sue migliaia di morti innocenti, ai grandi sistemi totalitari del Novecento — nazionalsocialismo, fascismo, comunismo — con milioni di vittime.
La logica, spiega il porporato, è sempre la stessa: quando Dio viene negato, al suo posto emergono altri dei. «Dei che in realtà sono uomini e si presentano come dittatori, come tiranni. Vogliono dirci ciò che dobbiamo pensare, come parlare, cosa mangiare». Il controllo digitale, le piattaforme social, il Digital Services Act europeo sono, in questa lettura, gli eredi contemporanei di quella stessa tentazione: lo Stato che si appropria dell’intera vita sociale, spirituale e intellettuale del cittadino.
Tracce di totalitarismo nel presente
Non è solo una lettura teologica: «Sì, è evidente, e non solo io, tanti osservatori, filosofi, giornalisti, professori di sociologia vedono questa tendenza a una nuova dittatura anche qui nei nostri paesi più o meno democratici». La democrazia, avverte il cardinale, non si mantiene per inerzia: ha bisogno di uno spirito democratico autentico, del rispetto di diritti fondamentali che nessuna maggioranza parlamentare può cancellare.
In questo quadro, il riferimento alla rete di Epstein non è incidentale. Gruppi politici e accademici che si isolano dal corpo sociale, super-ricchi che decidono il futuro del mondo a Davos al riparo dal controllo democratico, classi dirigenti che «si separano dal popolo e vivono nel lusso» convinte di essere al di sopra della morale: questi sono, per il cardinale, i sintomi di una degenerazione che ha radici precise nell’abbandono dei comandamenti di Dio e della coscienza morale.
Il corpo e l’identità: contro l’ideologia del gender
Il cosiddetto cambio di sesso è, secondo il porporato, «un attentato contro il corpo». Dio ha creato ogni essere umano con il proprio corpo e il proprio significato: la differenza tra uomo e donna non è un difetto da correggere ma «la positività della creazione, e ogni ragazzo deve imparare ad identificarsi con la sua esistenza. Quando sei nato come un ragazzo sei un ragazzo, quando sei nato come una ragazza sei una ragazza». I ragazzi e le ragazze che si identificano con l’altro sesso sono, a suo avviso, vittime di un’industria economicamente interessata a sfruttare la fragilità adolescenziale.
La risposta pastorale non è la condanna ma l’accompagnamento: «Dobbiamo dire loro di identificarsi con sé stessi, di amare sé stessi, in relazione con Dio». Il cardinale cita i casi di chi, dopo aver cambiato sesso, ha poi riconsiderato la scelta, a volte con conseguenze irreversibili sulla capacità di diventare genitori. La paternità e la maternità — anche in forma spirituale, come nel caso di sacerdoti e suore — sono per lui espressione del compimento della natura umana, non un accessorio facoltativo.
Aborto, denatalità e il suicidio dell’Europa
Particolarmente dura è la critica alle grandi organizzazioni sovranazionali — ONU e Unione Europea in testa — che secondo il cardinale promuovono la normalizzazione dell’aborto sulla base dell’idea «assolutamente erronea che ci siano troppi uomini». Decidere quale vita sia degna di sopravvivere è, a suo avviso, filosoficamente, medicalmente e biologicamente insostenibile, e moralmente non distinguibile dalla logica dei sistemi totalitari che catalogavano i nemici del regime come «superflui».
Le conseguenze si vedono già: la denatalità che affligge l’Europa è il frutto avvelenato di questa cultura. «È un suicidio collettivo quello che stiamo facendo, uccidiamo i nostri bambini e rimangono alla fine gli anziani». E la domanda che il cardinale pone è retorica ma tagliente: dopo l’aborto, l’eutanasia per chi non è più «utile»? Vedere l’essere umano attraverso la lente dell’utilità è, conclude, «assolutamente inumano». La traiettoria porta dritta al post-umanesimo, al trans-umanesimo, all’anti-umanesimo.
La Chiesa non è né di destra né di sinistra
Di fronte alle polemiche sui vescovi che si esprimono su temi referendari, il cardinale richiama il principio conciliare della «relativa autonomia delle realtà terrene». I pastori hanno una responsabilità primaria nella cura delle anime, nell’evangelizzazione, nei sacramenti. Possono e devono pronunciarsi su questioni di morale — l’aborto, la vita, la dignità della persona — ma devono lasciare spazio ai laici per le scelte propriamente politiche ed economiche, dove il vescovo non ha competenza tecnica.
Quanto all’eterno dibattito tra conservatori e progressisti nella Chiesa, la risposta del cardinale è netta: «Noi dobbiamo solo seguire il Vangelo e non queste contraddizioni più politiche o ideologiche». La distinzione destra/sinistra è figlia della Rivoluzione francese e non appartiene alla logica cristiana. Il punto di riferimento sono la parola di Dio, i Padri della Chiesa, i grandi intellettuali credenti come John Henry Newman e Benedetto XVI. «Dobbiamo essere realisti: usano realismo come quello che Gesù Cristo stesso e gli apostoli hanno avuto. San Paolo è una persona realista, e a questa apertura verso Dio, la trascendenza, e anche la responsabilità per il mondo immanente». La Chiesa è un corpus mixtum, afferma il cardinale, una rete in cui nuotano pesci di ogni tipo: non un’élite di «super cristiani», ma una comunità aperta e realista, che guarda all’uomo così com’è, senza idealizzarlo né disprezzarlo, sempre con lo sguardo fisso sulla trascendenza e sulla speranza della vita eterna.
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“….. Il punto di riferimento sono la parola di Dio, i Padri della Chiesa, i grandi intellettuali credenti come John Henry Newman e Benedetto XVI…..” . Sarei tentato di alzarmi in piedi e fare un applauso a queste affermazioni.
Ma, ovviamente, c’è più di qualcuno pronto a dire che il Card. Mueller non è altri che uno dei più accaniti appartenenti al partito dei conservatori.
A nulla giova ricordare che il Cardinale parla in termini entusiastici della Lumen Gentium e di altri documenti conciliari; per questi “progressisti” ciò che conta è che Mueller (come tutti i “conservatori”), non si è tuttora allineato al “nuovo spirito” – e cioè all’idea di un diritto “infinito” di interrogare se stessi, i propri desideri per ottenerne la verità.
Ma cosa è la verità? E’ la domanda di Pilato a Gesù. E’ la tipica domanda dei subalterni che contestano il vero “potere”. Gesù tace perchè è palesemente di fronte a chi ha ricevuto il suo potere “da altri” .
Ovviamente il succo della storia è che un certo tipo di “progressismo”, alla fine, non riconosce l’autorità. E per i Cattolici l’autorità è (rectius: dovrebbe essere) quella della Chiesa tutta intera, presente e passata.