Caravaggio - L'incredulità di San Tommaso (Wikipedia)
Caravaggio – L’incredulità di San Tommaso (Wikipedia)

 

II Domenica di Pasqua (Anno A)

(At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31)

 

di Alberto Strumia

 

Tutta la liturgia delle domeniche dal Tempo di Quaresima al Tempo Pasquale è una documentazione del fatto che “Cristo ha già vinto”, con la Sua Passione, Morte e Risurrezione, riaprendo per gli uomini e le donne che vogliono seguirlo, con la fede in Lui – nel Suo insegnamento e con le opere – l’accesso alla “giustizia originale”, al “modo giusto” di concepire se stessi e gli altri come creature, opera di Dio Creatore.

Oggi, Domenica della Misericordia, siamo richiamati a memorizzare e a capire che l’atto più grande di “misericordia” che Dio poteva farci – e ha fatto attraverso Cristo Suo Figlio – è la restituzione dell’accesso alla “giustizia originale”, compiuto attraverso la Croce, nella quale ogni danno alla condizione umana è stato preso su di Lui, così che nessuno possa dire di avere sulle spalle una condizione peggiore di quella.

Altro che contrapposizione tra “misericordia” e “giustizia”, quasi che la prima fosse una deroga alla seconda, come una sorta di “condono” che lascia nella colpevolezza per l’ingiustizia compiuta, fingendo che essa non ci sia mai stata. Al contrario, la “misericordia” sta tutta nella riparazione gratuita (per “Grazia”) della “giustizia”, nel ricostruire e ricollocare l’uomo nella “giusta posizione” davanti a Dio e a se stesso, per averne, come ricaduta, tutto il beneficio su questa terra e la piena esperienza nell’Eternità.

– Nel Tempo di Quaresima il potere di Cristo

= nel vincere gli inganni del demonio, con le sue tentazioni (I domenica)

= nel mostrarsi nella Sua Gloria (II domenica)

= nel leggere nell’anima delle persone fino a svelarle a se stesse (III domenica)

= nel compiere miracoli di guarigione nel corpo e nello spirito, dei suoi interlocutori (IV e V domenica)

come documentato dai passi del Vangelo, ci ha fatto vedere i frutti della Passione, come “in anticipo” sul momento della Risurrezione (domenica di Pasqua).

– Nel Tempo Pasquale il potere di Cristo è manifestato nella “trasformazione glorificata” del Suo stesso Corpo, che mostra a tutti con le Sue apparizioni “dopo la Risurrezione” – e non più solo ai tre che assistettero alla Trasfigurazione – in alcuni aspetti, quella “Gloria” alla quale anche noi siamo chiamati a partecipare nell’Eternità, se vogliamo accoglierla. Per questo siamo stati creati, per permanere in questo “modo giusto” di esistere con Dio e con noi stessi. Solo in questo “modo giusto”, in questa “giustizia originale” c’è felicità. “Cristo ha già vinto” e nelle apparizioni del Risorto lo fa vedere e toccare con mano, come ha fatto con Tommaso.

Tanto è grande questa restituzione della “giustizia originale” manifestata da Cristo Risorto che Tommaso non riesce a crederci, dopo che gli Apostoli che hanno assistito all’apparizione del Signore nel Cenacolo, gli relazionano i fatti. E Gesù gli offre una seconda possibilità, consentendogli di toccare con mano la fisicità del Suo corpo risorto. Un corpo che non è risorto esattamente come era prima, ma è addirittura glorificato, a somiglianza di quello visto da Pietro, Giacomo e Giovanni al momento della Trasfigurazione.

Il Compendio del Catechismo, al n. 128 ce lo insegna con queste parole.

«Perché la Risurrezione è al tempo stesso un avvenimento trascendente?

Pur essendo un avvenimento storico, constatabile e attestato attraverso segni e testimonianze, la Risurrezione, in quanto entrata dell’umanità di Cristo nella Gloria di Dio, trascende e supera la storia, come Mistero della fede. Per questo motivo, Cristo Risorto non si manifestò al mondo, ma ai Suoi discepoli, rendendoli Suoi testimoni davanti al popolo».

Qui si espone il “dato di fatto” – constatato dai testimoni delle apparizioni del Risorto – che il Corpo di Gesù, dopo la Risurrezione, pur presentandosi con “caratteristiche fisiche reali” («Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho», Lc 24,39) come il mangiare cibi («“Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; Egli lo prese e lo mangiò davanti a loro», Lc 24,41-43), il parlare, il farsi toccare con una consistenza fisica («Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato”», Gv 20,27), ecc., dimostra di avere anche “proprietà soprannaturali”, come l’entrare passando attraverso i muri («I discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro», Gv 20,26) e il salire in cielo senza mezzi materiali («Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo», Lc 24,51). Il Suo Corpo Risorto era un “Corpo Glorioso”, non come quello dei morti risuscitati dai Suoi stessi miracoli, identici a prima della loro morte e destinati nuovamente a morire. L’umanità di Cristo trascende e supera la storia essendo entrata […] nella Gloria di Dio.

E ancora, al n. 129 prosegue.

«Qual è lo stato del corpo risorto di Gesù?

La Risurrezione di Cristo non è stata un ritorno alla vita terrena. Il Suo Corpo risuscitato è quello che è stato crocifisso e porta i segni della Sua Passione, ma è ormai partecipe della Vita Divina con le proprietà di un Corpo Glorioso. Per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire ai Suoi discepoli come e dove vuole e sotto aspetti diversi».

Nel corso della storia della Chiesa non ci saranno, ordinariamente, più apparizioni simili di Gesù, ma ci saranno le vite dei santi ad esserne, in qualche modo, la prosecuzione.

Con loro, per prima, è la Madre di Dio, che con i suoi santuari, sorti non di rado dopo le sue apparizioni, ha moltiplicato i “cenacoli” nella storia e nella geografia dell’umanità: luoghi nei quali, in via ordinaria, molti si riconciliano con Dio in un sincero pentimento e cambiamento di vita, confessandosi e ricevendo anche grazie straordinarie.

Di costoro, nel Vangelo di oggi, il Signore ha detto: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!», perché hanno visto attraverso gli occhi dei testimoni che hanno loro riferito, generazione dopo generazione.

Anche noi siamo tra questi che hanno visto con gli occhi di altri, ma anche con i propri, toccati dall’esperienza di un cambiamento positivo dell’esistenza quando viene rigenerata dalla Grazia della familiarità con Cristo.

 

Bologna, 16 aprile 2023

 

 

 

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