Dal Catechismo all’esperienza cristiana

Questa rubrica è il proseguimento di quella dedicata all’esposizione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Dal Catechismo all’esperienza cristiana, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA

 

Nozze di Cana
Nozze di Cana

 

Puntata n. 18 – La coscienza di appartenere alla Chiesa (II)

Cristo è realmente presente nella Chiesa

In che modo questo potere di operare sussiste nella comunità cristiana, come se Lui fosse presente in essa anche quando non lo si vede presente?

È Gesù stesso a dare ai discepoli la risposta, in diverse occasioni. E la spiegazione è che Lui è “realmente” presente nella Chiesa: «“In verità vi dico ancora: Se due di voi sopra la terra, si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”» (Mt 18,19-20).

E san Tommaso, riportando il commento di Origene a questo passo, fa notare come si tratti di una presenza non rinviata al futuro, ma reale nel momento presente: «Non dice, infatti, sarò in mezzo a loro, ma sono: subito (in latino, mox), infatti, quando alcuni sono in comunione, Cristo si trova in mezzo a loro» (Catena aurea. Commento a Matteo, XVIII, n. 5).

Non a caso Gesù «incominciò a mandarli a due a due» (Lc 6,7).

La comunione ecclesiale è il “luogo” della Sua “Presenza reale” sulla terra. L’essere insieme nel suo nome Lo rende realmente presente. E ancora, prima dell’Ascensione, il mandato di insegnare e di sanare l’uomo è accompagnato dalla spiegazione di come ciò possa avvenire, e cioè la promessa della Sua Presenza con loro: «E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”» (Mt 28,18-20).

Il Vangelo di Marco aggiunge anche la conferma del fatto che i prodigi continuarono ad avvenire anche dopo l’Ascensione, cioè anche dopo che Gesù si era visibilmente allontanato dai discepoli.

«“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. […] E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in Cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano» (Mc 16,15-20).

 

Gli Atti degli Apostoli – Il segno della comunione di giudizio e di affetto

Negli Atti degli Apostoli questa consapevolezza della Chiesa di essere la continuità storica e corporea della presenza di Gesù Cristo è ormai radicata. È particolarmente indicativa, nel racconto della conversione di Paolo al capitolo 9, l’identificazione tra la persecuzione della Chiesa e la persecuzione di Cristo stesso: «“Saulo, Saulo, perché Mi perseguiti?”. Rispose: “Chi sei, o Signore?”. E la voce: “Io sono Gesù che tu perseguiti”» (At 9,4-5).

Paolo stava perseguitando la Chiesa e non aveva neppure conosciuto Gesù di persona. E l’esperienza dei segni visibili, effetto della “Presenza reale” del Signore nella Chiesa continua.

«Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli» (At 5, 12).

Tuttavia, insieme all’elemento dei miracoli che si susseguono, a partire dalla guarigione dello storpio da parte di Pietro, descritta nel capitolo 3, incomincia a comparire un elemento nuovo, un nuovo segno straordinario della presenza del Signore in quella comunità, radunata a partire dall’Annuncio della Risurrezione di Cristo, il segno dell’unità, della “comunione di giudizio e di affetto” tra coloro che sono stati raggiunti dall’Annuncio.

Ciò che nel Vangelo di Giovanni è descritto nella preghiera di Gesù al Padre, ora si realizza nella Chiesa, ed è considerato il “motivo di credibilità” per eccellenza, più ancora delle guarigioni.

«Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli Apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati» (At 2,42-48).

Il quadro della comunità apostolica è caratterizzato, dunque, da questi elementi:

– essa è la “continuità storica” della “Presenza reale” di Cristo;

– in essa avvengono segni prodigiosi e miracoli; emergono tra questi, due segni supremi:

  1. a) “l’unità di giudizio e di sentimenti” tra i membri della comunità, frutto dell’essere accomunati dal medesimo incontro con lo stesso annuncio di Cristo risorto, ricevuto dagli Apostoli;
  2. b) il segno del “cambiamento di vita” (“conversione”) dei nuovi membri che si associano alla comunità: l’uomo che aderisce a Cristo mediante la Chiesa, si ritrova cambiato per opera della Grazia e una nuova concezione e pratica della vita gli si prospettano.

In futuro non mancheranno incomprensioni e divisioni, ma queste saranno sempre causate dalla perdita della consapevolezza che la comunità è il “luogo” della “Presenza reale” del Signore.

Gli equivoci nascono quando si comincia ad intendere la comunione tra i membri della Chiesa come originata dall’avere la stessa sensibilità affettiva, magari prodotta solo dalla buona volontà degli uomini. Mentre la comunione non la produciamo noi, essa è un “dato”: essa consiste nel fatto di avere in comune l’incontro con Cristo, incontro che ci è capitato ancora prima che ci conoscessimo tutti e profondamente. È questo il motivo per cui si sta insieme in una comunità cristiana.

L’affetto che tende a nascere tra le persone della comunità non è il punto di partenza, ma un frutto: mi sei caro e prezioso non necessariamente per una simpatia naturale, che può col tempo anche affievolirsi a causa di qualche inevitabile incomprensione, ma perché la tua presenza mi porta in dono la Presenza di Cristo.

La forma comunitaria della vita cristiana trova in questo la sua spiegazione ed è importante per me comprenderne la motivazione. È la strada che ha scelto il Signore per essere presente nella storia umana.

Non è solo per amore della compagnia che partecipo alla comunità, né per timore della folla che me ne allontano. Anche se per alcune persone la compagnia può essere un fattore attrattivo e per altre un elemento di difficoltà, alla fine un solo motivo resiste nel tempo per gli uni come per gli altri: il desiderio di essere con Cristo.

Solo per questo, quando insorgono divisioni e incomprensioni, la prospettiva del perdono e del recupero dell’unità che è all’origine – che consiste nell’avere in comune il fatto di essere salvati tutti da Cristo – consentirà di ritrovare l’unità temporaneamente incrinata. Il perdono, in questo caso, consiste nel rientrare in se stessi, nel riconoscere di avere dimenticato il motivo vero per cui si sta insieme nella Chiesa: recuperato il motivo viene compreso e perdonato l’errore di giudizio commesso, eliminata la pretesa nei confronti dell’altro.

Acquisire questa consapevolezza è frutto di un cammino accompagnato dalla Grazia: questo cammino conosce la fatica, la tentazione e l’errore. Per questo chi è maggiormente inoltrato nell’esperienza cristiana ha una maggiore responsabilità ed è chiamato ad un’attenzione nei confronti di chi è all’inizio.

 

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