La comprensibile rabbia che sta montando nella Chiesa statunitense, rafforzata dalle ultime notizie che stanno venendo fuori a Pittsburgh, proprio dopo la pubblicazione del rapporto del Grand Jury della Pennsylvania del 14 agosto scorso, potrebbe, come ci dice lo scrittore George Weigel, regalare al Maligno quella vittoria a buon mercato.

Per questo propongo una sua riflessione, nella mia traduzione.

Foto: interno della cattedrale di Chartres

Foto: interno della cattedrale di Chartres

Il saggio ebreo medievale Maimonide contava 613 comandamenti, o mitzvot, nella legge che Dio ha dato al suo popolo, Israele. Il filosofo ebreo del XX secolo Emil Fackenheim, fuggito dalle grinfie del genocidio nazista, e che dedicò parte della sua vita accademica a riflettere sul significato morale dell’Olocausto, formulò quello che chiamò il 614° comandamento: non concedete a Hitler vittorie postume. E come potrebbero gli ebrei violare quel “comandamento”? Con gli ebrei religiosi che negano il ruolo provvidenziale del Dio di Israele nella vita ebraica; con gli ebrei laici che abbandonano la nozione di Israele come un popolo unico con un destino storico distintivo; con gli ebrei che agiscono nei confronti degli altri ebrei in modi che lacerano i legami spirituali e morali che legano insieme il popolo di Israele.

Non date a Hitler quello che voleva, la distruzione totale del popolo ebraico, perché ciò gli avrebbe dato una vittoria postuma: questa fu una grande lezione che Emil Fackenheim trasse dalle sue riflessioni sul male profondo del suo tempo e sui suoi effetti sulla sua gente. I cattolici pieni di giusta rabbia per il comportamento vile dell’ex arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, e i cattolici determinati a contribuire alla riforma della Chiesa al fine di ripulire la Chiesa e prevenire simili malvagità in futuro, hanno qualcosa da imparare dal rabbino Fackenheim. Nel nostro caso la lezione deve essere: non date al Maligno le vittorie.

Molto prima che la storia di McCarrick scoppiasse, era chiaro che la Chiesa negli Stati Uniti si trovava ad affrontare molte sfide. Era anche chiaro a coloro che conoscevano la scena cattolica internazionale che la Chiesa negli Stati Uniti aveva maggiori possibilità di vivere la Nuova Evangelizzazione rispetto a qualsiasi altra Chiesa locale nel mondo sviluppato. Forse è per questo che il Maligno ha focalizzato tanta attenzione sulla Chiesa in America: qui c’è qualcosa che vive, qualcosa da ferire, persino da uccidere.

La profondità delle sfide che il cattolicesimo americano si trova ad affrontare sta diventando dolorosamente chiaro, ma nell’affrontare tali sfide, non dobbiamo dare a Satana vittorie a buon mercato negando come pensiamo e chi siamo come Chiesa.

Sedici anni fa, in Il coraggio di essere cattolici: Crisi, Riforma e Futuro della Chiesa, sostenni che l’abuso sessuale clericale era stato in parte facilitato dalla rottura della disciplina dottrinale in seguito alla pubblicazione dell’enciclica di Paolo VI del 1968 sulla pianificazione familiare responsabile, Humanae Vitae. Quella rottura comportava il rifiuto di ciò che Paolo VI insegnava sulla realtà degli atti intrinsecamente malvagi: atti sbagliati in se stessi, che non possono essere giustificati da un calcolo delle intenzioni e delle conseguenze. Questo rifiuto sta ora rimbalzando di nuovo in tutto il mondo della Chiesa e alle persone coinvolte dovrebbe essere posta una domanda diretta: la tentata seduzione di un ragazzo di undici anni da parte di un sacerdote di fiducia e amico di famiglia è un atto intrinsecamente malvagio? Sì o no?

Negare la realtà degli atti intrinsecamente malvagi ha contribuito a creare una dinamica di licenza in cui il clero violento si è dato la possibilità di un lascia passare su altre questioni. Riforma autentica significa ora ripristinare le basi morali del cattolicesimo. È quindi imperativo che sia Roma che i vescovi degli Stati Uniti riaffermino la realtà degli atti intrinsecamente cattivi, come è insegnato dall’enciclica Veritatis Splendor del 1993 (quella di papa San Giovanni Paolo II, ndr).

Più di cinque anni fa, in Cattolicesimo evangelico: Riforma profonda nella Chiesa del XXI secolo, ho scritto che l’autentica riforma cattolica è sempre “ri-formare”: non è rottura, non è cambiamenti di paradigma, è tornare indietro e reclamare una parte della costituzione della Chiesa donata dal Cristo che è stata smarrita a causa della contingenza storica. Il governo della Chiesa da parte dei vescovi fa parte di quella “forma” cattolica data da Cristo, per cui la seria riforma della vita clericale a tutti i livelli dell’Ordine sacro deve essere realizzata con i vescovi. Ciò significherà quasi certamente che laici responsabili aiutino i buoni vescovi a richiamare i loro vescovi meno efficaci o meno onesti al loro dovere, quando necessario. I vescovi dovrebbero accogliere tale aiuto, non opporvisi; i laici cattolici devono comprendere che i vescovi sono la linea di fondo del governo della Chiesa.

Rispondere responsabilmente alla crisi di oggi significa anche non sporcare il proprio nido negando tutte le cose buone che sono in corso nel cattolicesimo statunitense, le cui parti vive hanno abbracciato la Nuova Evangelizzazione e rifiutato il “Catholic Lite” (il cattolicesimo “all’acqua di rose”, ndr) come strategia evangelica. Le voci stridule che lasciano sfogare la milza ideologica denunciando l’intera scena cattolica americana sono demoralizzanti; possono involontariamente dare al Maligno vittorie a buon mercato. Una rabbia veramente giusta è una rabbia focalizzata, non una aizza-click online.

Fonte: The Catholic World Report

 

George Weigel, scrittore, è stato amico e biografo di papa Giovanni Paolo II.

 

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