Interessante questa analisi di Phil Devine, professore emerito di filosofia al Providence College. Il suo intervento è stato pubblicato su Mercatornet e ve lo propongo nella mia traduzione

Paura da covid coronavirus

 

La campagna contro Covid-19 ha avuto tre caratteristiche inquietanti: la presunzione di “colpevolezza”, la repressione del deviato scientifico, e l’animus antireligioso esibito da molte autorità civili.

Le chiese sono state chiuse mentre i negozi di liquori, le cliniche per gli aborti e i negozi di armi sono rimasti aperti, e le persone sane sono state confinate per proteggere i residenti delle case di cura, quando in realtà le nostre politiche hanno esposto queste persone a gravi rischi. Gli effetti di tali misure possono essere terribili.

Il capitalismo democratico, il fascismo, il feudalesimo e il socialismo sono tutte ideologie, ognuna con un sistema sociale e politico che, a volte in modo molto imperfetto, lo incarna.

Ma nei circoli influenzati da Marx, la parola ideologia ha un senso dispregiativo, e designa una forma di falsa coscienza. C’è un’ideologia Covid-19 (che chiamerò covidismo) almeno in senso descrittivo, e ci sono ragioni per credere che si tratti di un’ideologia anche in senso dispregiativo.

Per ragioni poco chiare, il covidismo è considerato illuminato e progressista, mentre lo scetticismo nei suoi confronti, anche se ispirato dalla preoccupazione per il destino dei ristoratori, è considerato conservatore o addirittura reazionario.

L’ideologia in senso dispregiativo contiene alcuni elementi di verità. Ma il suo motto è la convinzione del filosofo David Hume che “la ragione è e deve essere schiava delle passioni”. I nazisti avevano ragione nel vedere che la società di Weimar era gravemente disfunzionale, anche se la cura che offrivano era incommensurabilmente peggiore della malattia. Il nocciolo della verità nel covidismo è che il Covid-19 è a volte una malattia mortale, della cui trasmissione sappiamo poco. La maggior parte dei casi sono lievi o moderati – a volte così tanto che il paziente non è consapevole della malattia. Il numero dei casi (e dei decessi) è esagerato poiché si considerano come casi di Covid-19 persone malate per altre cause. Il “diffusore silenzioso” che gioca un ruolo importante nella narrazione covidista rimane un’ipotesi controversa.

L’ideologia di Covid-19 fa appello a quella che Hobbes chiamava “paura del potere invisibile”, una paura che viene aumentata solo dalle precauzioni prese contro di esso… La gente pensa che le cose sgradite che è costretta a fare debbano essere in qualche modo giustificate, proprio come alcuni sostengono che ci deve essere qualcosa di sbagliato negli ebrei visto che così tante persone li odiano.

Fa anche appello alla paura degli esseri umani in quanto tali – ciò che io chiamo antropofobia. Ci viene chiesto di presumere che le persone, noi stessi inclusi, siano fonti di infezione fino a prova contraria – una paura che si sente più acutamente quando le persone con cui abbiamo a che fare sono in qualche modo estranee. E vicino al nucleo del covidismo c’è l’argomento che le persone perfettamente sane sono un pericolo letale se si avventurano fuori di casa se non per scopi “essenziali” (alcolici, marijuana, armi o aborti, ma non per partecipare ad una messa).

La retorica dell’ideologia di Covid-19 ha due elementi: il fondamentalismo scientifico e l’argomento fallace della paura.

Il fondamentalismo scientifico è segnalato dall’affermazione che coloro che mettono in discussione il “consenso” sono anti-scienza o colpevoli di “negazione”. Come il candidato alla presidenza e per qualche tempo segretario di Stato John Kerry ha posto la faccenda in un altro contesto: “Ho detto spesso che il cambiamento climatico globale è una questione in cui nessuno ha il lusso di essere ‘mezzo gravida’. O lo sei o non lo sei. E così è con il cambiamento climatico. O capisci o accetti la scienza – o non la capisci”. La visione migliore è quella del defunto Charles Krauthammer: “Non c’è niente di più antiscientifico dell’idea stessa che la scienza sia stabile, statica, insensibile alle sfide”.

La paura può essere razionale, ma un appello irrazionale alla paura ignora le altre fonti di pericolo e ci spinge a prendere precauzioni con costi non considerati.

La Covid-19 non è l’unica malattia mortale. La paura di essa, però, ha portato a trascurare altre malattie e altre cause di morte come la fame. Il compagno di un mio amico gay è morto di recente; non ha ricevuto le cure salvavita per una malattia polmonare di cui aveva bisogno perché non aveva il Covid-19.

I covidisti sostengono che qualsiasi misura, per quanto altrimenti distruttiva, è legittima se riduce l’incidenza di Covid-19, anche solo leggermente. Lascio gli effetti economici delle precauzioni agli economisti. Il resto si può riassumere nella frase “anche la distanza sociale può uccidere”. La California, con una popolazione di 40 milioni di abitanti, è stata gettata nel panico da una morte per coronavirus. A titolo di paragone, quasi 4.300 californiani si sono uccisi nel 2016, con un aumento del 50% rispetto al 2001. E la legge californiana incoraggia il suicidio in alcuni casi.

La solitudine può uccidere, in riconoscimento di ciò il Regno Unito ha nominato un ministro della solitudine. (Dubito che farà molto).

Le morti per disperazione includono non solo le morti per suicidio, ma anche avvelenamento da droghe e alcol, così come le malattie epatiche alcoliche e la cirrosi, a cui aggiungerei l’insufficienza cardiaca quando il paziente è depresso. Il tasso di tali decessi è in costante aumento. Hanno due cause sociali: l’insicurezza economica e l’isolamento sociale.

Non ho bisogno di scegliere tra queste due spiegazioni: entrambe sono sicuramente aumentate dalle misure adottate contro il Covid-19. Le hotline per la prevenzione dei suicidi sono state tenute occupate durante la crisi di Covid-19. I casi di violenza domestica sono aumentati durante la pandemia, così come i casi di abusi su minori. Si prevede un’ondata di divorzi quando la crisi finirà.

La coronofobia ha generato una moralità perversa, per cui stare a casa e guardare Netflix è un atto di eroismo come quello dei soldati che hanno combattuto nell’invasione del D-Day (lo Sbarco in Normandia del 6 giugno 1944, ndr). Evitare il prossimo, anche attraversare la strada per evitarlo, e indossare una mascherina quando non si può evitarlo, è un’espressione di solidarietà; costringere le famiglie in difficoltà a passare più tempo insieme migliorerà i loro rapporti, e l’amore per Gesù significa negare alle persone l’Eucaristia.

Per quanto tempo? Finché non sarà “sicuro” – il che può significare per sempre.

Agli americani piace pensare al loro Paese come a una democrazia costituzionale, nonostante le riduzioni di libertà associate alla Guerra al Terrore. La speranza di una democrazia rinata richiede il superamento di quello che Charles Taylor chiama il nostro “isolamento auto-imposto”, che l’ideologia covidista rafforza in modo massiccio.

Stiamo vivendo quella che Denis Praeger ha definito “una prova generale per uno Stato di polizia”. L’antropofobia si trasforma rapidamente in paura degli estranei sociali. Le minoranze religiose e razziali di tutto il mondo hanno fatto da capro espiatorio per Covid-19. E in stati come il Maine, la paura di Covid-19 è stata usata come veicolo di un risentimento di lunga data nei confronti degli “out-of-staters” (le persone che non vivono permanentemente in uno stesso Stato degli USA, ndr). Le tensioni tra afroamericani e polizia sono esplose, portando a proposte assurde di abolizione della polizia. Ed è sorto un conflitto di classe tra chi è in grado di proteggersi dalle conseguenze delle nostre precauzioni e chi non può farlo.

I cittadini e i politici, nel prendere decisioni prudenziali sulla salute pubblica, devono liberarsi, per quanto umanamente possibile, da distorsioni ideologiche. Le precauzioni prese contro Covid-19 possono fare più male del virus stesso. Un lettore potrebbe chiedersi: penso di essere immune da distorsioni ideologiche? Al contrario, siamo tutti peccatori – cognitivamente come in ogni altro modo.

Il meglio che posso fare è pensare come meglio posso.

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1