Ricevo e volentieri pubblico.

 

vaccino covid

 

L’obbligo vaccinale anti-covid19, introdotto in Italia con il Decreto Legge 44/2021, già di primo acchito, manifesta molteplici profili di problematicità e di illegittimità, tanto sul piano del diritto positivo (umanitario, costituzionale ed ordinario) quanto, ed ancor più, su quello del diritto naturale.

In base a tale obbligo, il personale sanitario operante nella Repubblica Italiana viene costretto a subire l’inoculazione di preparati farmaceutici realizzati in tempi brevissimi, ancora obiettivamente in fase sperimentale, di cui si ignorano gli effetti di medio e di lungo periodo (particolarmente per alcune tipologie di soggetti), sui quali è tuttora in corso un vivace dibattito e riguardo ai quali le reazioni avverse finora segnalate (a livello internazionale) si presentano di notevole gravità. Per di più, tali preparati farmaceutici fanno emergere rilevanti problematiche etiche, dovute all’impiego per la loro produzione di cellule prelevate da feti umani provenienti da aborti volontari.

Il personale sanitario si trova così a subire una imposizione che si palesa obiettivamente in contrasto con i diritti della coscienza. Questa, in quanto retta, esprime la naturale razionalità di ogni essere umano, attesta esigenze superiori da attuare, è testimone di giustizia, è criterio prossimo dell’azione.

A nessuno e per nessuna ragione può essere imposto di sottoporsi a sperimentazione medica, contro la sua volontà. Nessun farmaco sperimentale può essere somministrato se non nel chiaro e rigido quadro di una sperimentazione eticamente e giuridicamente legittima e che coinvolga esclusivamente pazienti volontari. A maggior ragione, ove si tratti di terapia genica a mRNA. Donde ulteriori criticità, che non possono non rilevare, relativamente all’impiego di detti “vaccini”.

L’uso, nella sperimentazione e produzione di tali preparati farmaceutici, di cellule fetali umane ricavate dalla uccisione di innocenti tramite l’aborto procurato configura una qualche cooperazione a tale atto, che tocca anche chi ne assume il risultato. Tutto ciò non può non interpellare la coscienza morale di ciascun uomo. Nessuno può essere costretto a cooperare, in qualsiasi modo, all’aborto. Il rifiuto di assumere farmaci prodotti con l’uso di cellule fetali umane, in quanto esigenza etica, si presenta come incoercibile imperativo della coscienza.

Essere coartati mediante una imposizione normativa a sottoporsi all’inoculazione di siffatti prodotti manifesta, perciò, un’ingiustizia, tale da recare violenza alla dignità umana di chiunque vi sia costretto, anche solo mediante sanzioni amministrative e disciplinari o attraverso la minaccia del demansionamento o della perdita del posto di lavoro.  

La risposta non può che essere l’obiezione della coscienza, donde il diniego di assoggettamento ad un comando razionalmente avvertito come iniquo e prevaricatore.  

Obiezione della coscienza significa opporre, a viso aperto, al comando ingiusto la verità etica e giuridica, calpestata dal potere, testimoniando, come Antigone, il primato del diritto e della legge morale naturale su qualunque norma positiva.

L’obiezione della coscienza, atto sommamente nobile e moralmente degno della persona umana, di cui la storia umana è ammirevolmente costellata, non esclude, anzi, esige, in particolari circostanze, una intelligente organizzazione della disobbedienza civile che veda tutti gli uomini di buona volontà collaborare per rendere maggiormente efficace il rifiuto opposto al comando iniquo al fine di tutelare beni non altrimenti tutelabili e di esprimere la propria doverosa libertà. 

Nell’esprimere solidarietà, ferma e convinta, a tutto il personale sanitario, sottoposto a normativa iniqua e vessatoria, e particolarmente a coloro i quali scientemente e coraggiosamente rifiutano l’obbligo vaccinale, indichiamo la necessità di una “alleanza morale” tra i sanitari obiettori e tutti quei giuristi, giornalisti, studiosi, uomini impegnati nelle istituzioni rappresentative, nonché quanti si battono a difesa del diritto alla vita che con loro condividono le ragioni dell’obiezione della coscienza.

Anche alla luce dei principi di quanto è dato evincere dalla legislazione in vigore, nonché dalle Dichiarazioni di rilievo internazionale, tra le quali particolarmente la Convenzione di Oviedo, siamo al fianco di tutti i sanitari, invitandoli a non cedere a pressioni, ad intimidazioni e a minacce, contrarie ai loro diritti obiettivi, opponendo, ad ogni coazione ingiusta, la forza della verità e del diritto di cui la coscienza retta è testimone.

Per il “nuovo movimento pro-vita”:

Mirco Agerde – Movimento Mariano Regina dell’Amore

Gianfranco Amato – Associazione Nazionale Giuristi per la Vita

Antonio Brandi – Associazione Pro Vita & Famiglia

Giorgio Celsi – Associazione Ora et labora in difesa della vita

Francesco Fontana – Associazione Iustitia in Veritate

Giovanni Formicola – Comunità Opzione Benedetto

Massimo Viglione – Confederazione dei Triarii

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