di Sabino Paciolla



In un articolo che abbiamo pubblicato all’inizio di marzo scorso, si leggeva: 

“Un portavoce di Janssen Biotech, una sussidiaria di Johnson & Johnson, ha confermato che l’azienda prevede di estendere gli studi clinici ai bambini – prima ai bambini tra i 12 e i 18 anni, e subito dopo ai neonati e agli adolescenti, poi alle donne incinte e agli individui immunocompromessi.

Levy ha notato che vaccinare i bambini aiuterà il paese a raggiungere l’immunità di gregge, facendo eco ai commenti fatti dal Dr. Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive, durante la conferenza stampa di domenica:

‘Vaccinare i giovani sarà necessario per avvicinarsi all’immunità di gregge e rallentare significativamente la diffusione del COVID-19 negli Stati Uniti. Mentre in genere hanno meno sintomi degli adulti con COVID-19, i bambini possono ancora diffondere la malattia’“.

Lo stesso Bill Gates ha posto le basi per una spinta pediatrica l’anno scorso, dichiarando il suo desiderio di rendere i vaccini COVID-19 “parte del programma di immunizzazione di routine dei neonati“.

Ebbene, ieri il Corriere della sera riportava la seguente notizia:

“Ore 8.45 – Vaccini, New York apre a tutti fino ai 16 anni

I residenti nello Stato di New York che abbiano compiuto 16 anni possono da oggi mettersi in lista per ottenere il vaccino anti-Covid, come scrive il Guardian. Il governatore Andrew Cuomo aveva la scorsa settimana esteso l’accesso ai vaccini agli over 30, annunciando che la fascia di età fra i 16 e i 29 anni avrebbe potuto iscriversi al programma di vaccinazione a partire dal 6 aprile. I ragazzi di 16 e 17 anni potranno ricevere solo il vaccino Pfizer-BioNTech in quanto è l’unicio farmaco autorizzato per gli under 18. Per i minorenni inoltre sarà necessario il consenso dei genitori, a eccezione di 16 e 17enni sposati o genitori a loro volta.”

Dunque i piani della vaccinazione nella fascia di età 0-18 anni stanno pian piano prendendo piede, si stanno realizzando.

La motivazione, potremmo dire il cavallo di Troia, per convincere la popolazione a vaccinare contro il covid i propri bambini è l’immunità di gregge, che in Italia inizialmente è stata fissata ad un livello di vaccinazione del 70% della popolazione, poi alzata all’80% e infine stabilita a circa il 90%. Quindi, anche in Italia, i piani di vaccinazione comprendono anche la fascia dei giovani perché, ragionano i sostenitori, non si arriverebbe mai alla fatidica “immunità di gregge”.

E veniamo all’Italia

Nella fascia di età 0-9 anni vi sono oltre 5,3 milioni di neonati, bambini e ragazzi. Decessi per covid? ZERO.

Nella fascia di età 10-19 anni vi sono circa 5,8 milioni di ragazzi, adolescenti e giovani. Decessi per covid? 14.

Nella fascia di età 20-29 anni vi sono 6,3 milioni di giovani. Decessi per covid? 54.

Dunque, la fascia 0-29 anni, nella quale vi sono oltre 17,4 milioni di neonati, bambini, adolescenti e giovani, ha presentato solo 68 decessi per covid. Non entro nel merito della comorbilità, cioè se gli adolescenti e i giovani avessero già altre patologie gravi. Mi attengo ai semplici numeri. 

Perciò l’obiettivo di alcuni sarebbe quello di vaccinare 17.400.000  di neonati, bambini, adolescenti e giovani, il 29% della popolazione italiana, quasi un terzo degli italiani, cioè la generazione con un sistema immunitario forte, capace di meglio affrontare e mettere ko il coronavirus, con vaccini sperimentali, vaccini di cui non conosciamo ancora gli effetti collaterali a lungo termine, pur di raggiungere l’immunità di gregge a fronte di soli 68 casi! Vi sembra una cosa saggia? A me no, anzi, sembra una pazzia. 

Perché? Perché non mi sembra saggio far correre un rischio potenziale (aumentato rischio futuro di malattie autoimmuni? tumori? chi lo sa) a neonati, bambini, adolescenti e giovani, la generazione del nostro futuro, che corre un rischio risibile di decesso per covid pari allo 0,00039%, per il solo potenziale beneficio della società nel suo complesso. 

Abbiamo già visto alcuni degli effetti collaterali immediati, sia pur rari (trombosi cerebrale), del vaccino AstraZeneca. Stiamo assistendo al balletto delle fasce di età cui sottoporre questo vaccino. E non dimentichiamo poi che i morti in seguito a vaccinazione di Pfizer e Moderna nel Regno Unito hanno già da tempo superato le 550 unità, mentre negli Stati Uniti hanno superato i 2.500 casi. Senza contare, ovviamente, tutti gli altri eventi avversi gravi, anche se non letali. 

Se i vaccini sono veramente efficaci, come dicono, allora che siano fatti alle persone anziane, ai soggetti fragili, ai bisognosi. Alla fascia cioè più colpita dal virus. Alla fascia in cui realmente il rapporto beneficio/rischio è a suo favore. Ad esempio, per un anziano, che di per sé ha una aspettativa di vita piuttosto breve, non si pone, o si pone in maniera relativa, il problema del rischio di eventuali gravi effetti collaterali negli anni futuri. 

E invece mi sembra di assistere ad una corsa furiosa e pazza ad una vaccinazione globale e totale che avviene a rotta di collo. Ma la cosa non convince molto. O quanto meno presenta dei dubbi.

Infatti, perché Israele che ha vaccinato tutta la popolazione con la prima iniezione, e oltre il 56% con la seconda (rimarrebbero i giovani), non fa entrare nessuno nel suo paese che non sia già vaccinato? Cosa teme? Se i suoi cittadini sono già vaccinati, vuol dire che sono protetti. E allora perché bloccare gli ingressi nel Paese ai non vaccinati? Teme che l’infezione da varianti riprenda piede nel paese? Se così fosse, la “salvezza” del vaccino dove sarebbe? 

Ecco perché a mio parere non conviene far correre potenziali rischi da vaccini sperimentali ad una fascia di popolazione forte sotto il punto di vista della risposta immunitaria al coronavirus.

La stessa CDC afferma che: “Il COVID-19 non è comune nei neonati nati da madri che hanno avuto il COVID-19 durante la gravidanza. Alcuni neonati sono risultati positivi al COVID-19 poco dopo la nascita, ma non si sa quando siano stati esposti al virus. La maggior parte dei bambini e dei neonati che sono risultati positivi al COVID-19 hanno avuto sintomi lievi o nulli e si sono ripresi“.

Secondo la Mayo Clinic, “Mentre tutti i bambini sono in grado di prendere il virus che causa il COVID-19, non si ammalano così spesso come gli adulti. La maggior parte dei bambini ha sintomi lievi o nessun sintomo“.

Le varianti del virus, poi, ci stanno preoccupando. Di tanto in tanto se ne scopre una che si distingue dalle altre quanto a contagiosità. Abbiamo visto quella inglese, la brasiliana, la sudafricana, la nigeriana, la newyorkese, ed ora quella giapponese. Ogni volta siamo alle prese con la solita frase degli esperti: “non abbiamo certezza che possa sfuggire ai vaccini, occorrono maggiori studi”.

Invece che rincorrere “l’eldorado” della immunità di gregge, non sarebbe il caso, accanto alla vaccinazione dei bisognosi come sopra riportato, di intensificare anche la ricerca della cura? 

Proprio ieri il prof. Alberto Mantovani, patologo e immunologo presso l’Humanitas di Milano, ha detto che probabilmente per la fine dell’anno potremmo avere una cura farmacologica efficace.

In una intervista al Corriere della sera alla seguente domanda ha così risposto:

Nessuna speranza allora sul fronte farmaci?

«Al contrario, ad esempio ci sono dati interessanti per strategie che mirano a inibire molecole come le interleukine 6 e 8 e l’enzima Jak che giocano un ruolo importante nei gravi fenomeni infiammatori che si verificano in corso di Covid. Aspettiamo i risultati di sperimentazioni rigorose in proposito. Per gli anticorpi monoclonali la situazione è in divenire, ma le combinazioni di monoclonali sono già più di una promessa. Il sogno che tutti abbiamo è di disporre di una pillola come quelle per il virus Hiv, che riesca a tenere sotto controllo l’infezione, e ci sono composti in fase 2 di sperimentazione che ci danno motivi di speranza in questo senso. Se le cose andranno bene, per la fine dell’anno forse potremo avere un armamentario di strumenti studiati in protocolli seri fra i quali scegliere in base sia al paziente sia alla fase dell’infezione».

Qual’è il vantaggio della cura farmacologica? Che la prende SOLO e SOLTANTO l’ammalato, NON il sano, come avviene invece con il vaccino sperimentale. Ricordiamo che tra i contagiati i non sintomatici sono il 95%, il 3% avrà sintomi simil influenzali, il restante 2% avrà manifestazioni anche gravi.

Non siamo sicuri degli effetti collaterali dei vaccini nel lungo termine, sappiamo però che la vendita dei vaccini porterà sicuri introiti nel breve termine alle big pharma. Infatti, per il 2021, per Pfizer i ricavi attesi dalle sole vendite di vaccini covid saranno pari a 15 miliardi di dollari, per Moderna, invece, i ricavi, sempre per i soli vaccini covid, saranno pari a 18,4 miliardi di dollari.  



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