Rilanciamo una importante intervista al prof. Peter A. McCullough, MD, MPH, medico luminare a livello mondiale che parla della fallimentare gestione della crisi da COVID. L’intervista è stata rilasciata a Francesco Servadio di Buongiorno Sud Tirol.

 

 

La pandemia di Covid-19 rappresenta la più grande catastrofe dell’era moderna: circa quattro milioni di morti totali, per un numero complessivo di contagiati prossimo ai duecento milioni. Alla terribile emergenza sanitaria si deve poi aggiungere una crisi economico-sociale senza precedenti. Negli ultimi mesi il professor Peter Andrew McCullough ha usato espressioni fortemente critiche sulla gestione sanitaria globale, prendendo parte a una serie di audizioni presso il Senato statunitense. Internista, cardiologo, epidemiologo di fama mondiale (può esibire un h-index di 114), McCullough è professore di Medicina presso il Texas A & M College of Medicine di Dallas, in Texas. È inoltre presidente della Cardiorenal Society of America, caporedattore di Cardiorenal Medicine e di Reviews in Cardiovascular Medicine, nonché Senior Associate Editor dell’American Journal of Cardiology. Fin dall’inizio della pandemia il professor McCullough è stato un leader nella risposta medica al disastro causato dal Covid-19, avendo pubblicato, sull’American Journal of Medicine, lo studio (successivamente aggiornato in Reviews in Cardiovascular of Medicine) “Pathophysiological Basis and Rationale for Early Outpatient Treatment of SARS-CoV-2 (COVID-19) Infection” (il link ufficiale: leggi qui). Tale ricerca rappresenta la prima sintesi sul trattamento domiciliare precoce multifarmaco e mirato contro il SARS-CoV-2. Il luminare statunitense, che ha commentato ampiamente la risposta medica contro il Covid su TheHill e FOX NEWS Channel, ha all’attivo 42 pubblicazioni peer-reviewed sull’infezione. Lo scorso 19 novembre il professor McCullough ha testimoniato e raccontato la sua esperienza sanitaria dinnanzi alla commissione del Senato degli Stati Uniti per la sicurezza interna e gli affari governativi e, dall’inizio dell’anno ad oggi, dinnanzi alla commissione del Senato del Texas per la salute e i servizi umani, all’assemblea generale del Colorado e del Senato del New Hampshire.
 
Professore, Lei si è scagliato contro la gestione della pandemia, soprattutto negli Usa. Perché?
 
“Ho ricevuto notevoli elogi per i miei interventi e mi sono sentito onorato di affrontare la tematica della risposta alla pandemia presso il Senato degli Stati Uniti e presso le varie commissioni. Per quanto ne sappia, non ho ricevuto alcuna critica diretta o di carattere personale, a seguito delle mie esposizioni”.
 
Cosa ne pensa dello scandalo riguardante le mail di Anthony Fauci?
 
“Che io sappia nessuna delle mail contemplava il trattamento domiciliare multifarmaco mirato e precoce contro l’infezione da SARS-CoV-2 e questa evidente omissione costituisce un errore colossale, sia nei confronti di chi avrebbe dovuto somministrare le terapie, sia dei malati, in quanto le cure domiciliari rappresentano lo standard per i pazienti ad alto rischio Covid”.
 
Lei ha dichiarato che sono avvenute pressioni per non curare correttamente i pazienti Covid. A quali problematiche e a quali terapie si riferisce?
 
“Nessuno dei principali centri medici accademici o dei grandi centri sanitari della comunità ha testato o sperimentato empiricamente le cure domiciliari precoci e mirate contro il Covid-19, perciò o questa omissione è stata causata da un gigantesco errore oppure era finalizzata a sopprimere, sul piano amministrativo, i medici impegnati a curare i pazienti”.
 
L’Italia è stato il primo Paese occidentale ad avere affrontato la pandemia: quando si è confrontato con i colleghi italiani e quali informazioni avete condiviso?
 
“Ho lavorato a stretto contatto, per l’intera durata della pandemia, con il professor Alberto Palazzuoli (responsabile UOS Malattie Cardiovascolari presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, ndr), il quale si è avvalso dei dati di un registro osservazionale, denominato CORACLE, per relazionarsi con gli altri medici italiani”.
 
Come valuta la gestione italiana della pandemia?
 
“L’Italia poteva contare sul Comitato Cura Domiciliare Covid-19, fondato e presieduto dall’avvocato Erich Grimaldi: il gruppo delle terapie domiciliari precoci rappresenta un’eccellenza nell’assistenza precoce dei malati Covid, nella propria abitazione, per prevenire i ricoveri ospedalieri e i decessi. Se all’avvocato Grimaldi fosse stata concessa la conduzione dell’emergenza, l’Italia avrebbe risparmiato centinaia di migliaia di morti (si ricorda che il professor Peter Andrew McCullough, unitamente al professor Harvey Risch ha condiviso da tempo lo schema terapeutico messo a punto dal Comitato: leggi qui)”.
 
Lei è uno dei pionieri delle terapie domiciliari precoci contro il Covid: può illustrarci gli esiti dei Suoi studi?
 
“Le terapie domiciliari precoci riducono l’ospedalizzazione e la morte dell’85%, come dimostrato dagli studi di Zelenko e degli altri autori: leggi qui“.
 
Alcuni farmaci, come idrossiclorochina e ivermectina, sono stati ritenuti inefficaci (se non addirittura dannosi) da enti regolatori e da alcuni studi: cosa rivelano, invece, le Sue ricerche e qual è stata la Sua esperienza con questi farmaci?
 
“Idrossiclorochina e ivermectina si sono rivelati utili nel trattamento domiciliare precoce del Covid-19. Tuttavia non li considero gli unici farmaci. In alternativa si possono infatti somministrare gli anticorpi monoclonali, laddove disponibili. Un’altra alternativa è rappresentata dal favipiravir. Inoltre, in Sudafrica, il dottor Shankara Chetty ha dimostrato che il Covid-19 può essere trattato con successo, a casa, attraverso un approccio tempestivo con antinfiammatori e antitrombotici: leggi qui”.
 
Lei ha assunto una posizione critica nei confronti dei vaccini anti-Covid: perché? È stata dimostrata l’immunità sterilizzante dei vaccini?
 
“Gli attuali vaccini genetici (Pfizer-BioNTech, Moderna, J&J, AstraZeneca/Vaxzevria) non sono sufficientemente sicuri né efficaci per l’uso umano. Il dottor Tess Lawrie e altri colleghi hanno chiesto la loro rimozione dai principali mercati e personalmente condivido la loro analisi: leggi qui”.
 
Lei è un cardiologo di fama mondiale: cosa ne pensa del report israeliano, secondo cui ci sarebbe un possibile nesso tra il vaccino della Pfizer-BioNTech e alcune miocarditi segnalate nei giovani immunizzati?
 
“Per quanto ne so, tutti i vaccini genetici sono stati correlati a una vasta gamma di sindromi da danni d’organo, come sottolineato dai rapporti sulla sicurezza, sull’ospedalizzazione e sui morti. Al 19 giugno 2021 il sistema europeo EudraVigilance ha riportato 1.509.266 reazioni avverse e 15.472 decessi dopo la vaccinazione. A partire dall’11 giugno 2021 il sistema statunitense CDC VAERS ha segnalato 358.379 reazioni avverse e 5.993 decessi da vaccino. Nessuno dei programmi di vaccinazione si avvale di organizzazioni esterne imparziali per segnalare eventi critici, né di organizzazioni che si occupino del monitoraggio della sicurezza dei dati, né di organizzazioni che si occupino di etica. Questi rapporti indicano che la sicurezza del vaccino non è clinicamente accettabile. Tra gli eventi avversi segnalati vi è la miocardite, che si verifica a causa della generazione in situ della proteina Spike: essa causa danni agli organi, cuore compreso e provoca trombosi. Il CDC VAERS degli Stati Uniti ha programmato riunioni di emergenza dal 23 al 25 giugno per analizzare alcuni casi di miocardite”.
 
Parliamo di ADE (Antibody-dependent Enhancement): di cosa si tratta e quali sono le sue conseguenze? Esiste un nesso con i vaccini anti-Covid?
 
“Si è assistito a un aumento considerevole di ADE, cioè al fenomeno di potenziamento anticorpo-dipendente, dopo la prima iniezione di mRNA, come segnalato nell’opuscolo informativo FDA (Food and Drug Administration, l’ente regolatorio statunitense, ndr) della Pfizer-BioNTech e nei rapporti di Israele, Francia e Stati Uniti. Inoltre, le segnalazioni di nuove infezioni al CDC VAERS, come la variante Delta presente nel Regno Unito, possono causare ADE”.
 
Quando il mondo potrà uscire dall’emergenza sanitaria?
 
“Se i vaccini genetici verranno sostituiti dai vaccini a base di antigeni (come quello di Novavax), che sembrano essere efficaci e molto più sicuri, allora sarà possibile pianificare una vaccinazione globale appropriata per gli anziani, cioè i soggetti a rischio e tutto il mondo potrà uscire dall’emergenza sanitaria, divenuta tale sia a causa del Covid-19, sia a causa delle possibili reazioni al vaccino”.
 
*Si ringrazia la dottoressa Rosa Baiona per il servizio di traduzione
 
 
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