di Sabino Paciolla



Cari amici lettori, come ho spiegato nel mio primo post, questo blog è nato tre anni fa perché Facebook aveva preso l’abitudine di bloccarmi poiché i post che pubblicavo, di solito relativi alla tematica della teoria gender, che evidentemente dava fastidio a qualcuno, non rispettavano la policy della community. Questo mi veniva comunicato. Quale fosse poi questa policy non l’ho mai capito. A me sembrava più che altro o una espressione di arbitrarietà del tipo “faccio quel che voglio a casa mia”, o il frutto del comportamento di lettori indispettiti dai contenuti dei post tanto da indurli a segnalarli al grande social (e questo ad accoglierli con grande piacere), o più semplicemente l’esito di imperscrutabili algoritmi automatici tarati per tacitare chi non si adegua al politicamente corretto. Chi lo saprà mai? 

Fatto sta che quella continua angheria mi spinse a creare un canale di comunicazione alternativo ai social, il blog appunto, in cui i lettori potessero trovare e leggere i post a prescindere che io fossi bloccato o meno su Facebook. Il blog è cresciuto enormemente, ha superato i due milioni di lettori, e si legge anche all’estero.

Passano due anni, e a inizio 2020 scoppia in Italia la pandemia da Coronavirus. Poi arrivano i lockdown e tutti i gravi problemi di sospensione delle libertà democratiche fondamentali. Di ciò abbiamo parlato più volte su questo blog. 

La cosa si è aggravata ad inizio 2021 quando sono cominciate nei paesi occidentali le vaccinazioni di massa con vaccini sperimentali. Data la materia, si sono levate subito voci che hanno avanzato dubbi, sollevato domande sullo sviluppo rapido dei vaccini, posto interrogativi sugli effetti collaterali sia a breve che a lungo termine. Questo blog da subito si è fatto parte di queste legittime domande. 

Tutte queste voci, però, sono state immediatamente bollate come espressione di una cospirazione mondiale, agenti di fake news, appartenenti al più ampio movimento no-vax, anti-vax. Il tutto a prescindere dal contenuto posto negli interrogativi e dubbi. Voci serie, anche titolate dal punto di vista accademico, persino un Premio Nobel come Montagnier, sono state fatte oggetto di dileggio, discredito, irrisione. Erano, secondo la vulgata, semplicemente impresentabili, e per ciò stesso da tacitare in qualsiasi modo, in particolare sui social. E per far questo, i paladini della pulizia comunicativa, gli eroi delle ammazza bufale, i ghostbusters della distruzione della bugia interplanetaria, sono partiti lancia in resta con l’azione di oscuramento. Esito: centinaia di account oscurati in un batter d’occhio sui principali social come Facebook, YouTube, Twitter, LinkeIn, ecc. È quello che è capitato al mio amico avv. Gianfranco Amato, il cui account YouTube gli è stato chiuso, e con esso sono scomparsi centinaia e centinaia di video frutto di anni di incontri pubblici da lui tenuti in tutta Italia e anche all’estero. 

Non si esclude che vi siano state e vi siano tutt’ora voci esagerate che hanno propalato anche bufale, ma questo fa parte della realtà ed è sempre stato così nel mondo dell’informazione. Ma è allo stesso tempo di tutta evidenza che siamo davanti ad una sorta di Ministero della Verità, una “Verità” indiscutibile, autoproclamata e imposta dai poteri forti, che ha deciso sopra le nostre teste cosa si deve dire e, soprattutto, cosa NON si deve dire. Tutto questo su una questione, quella della COVID-19 e delle sue cure, su cui tutto è aperto. 

Ma qual è la situazione ordinaria che si presenta dinanzi ai nostri occhi?

E’ presto detto. Soloni della virologia ogni giorno sono presenti  in TV, e da essi ascoltiamo tutto ed il contrario di tutto, seminando confusione negli spettatori. Vi è stato addirittura chi, pur titolato accademicamente, e onnipresente in TV, non sapeva neanche che il 95% dei contagiati era semplicemente asintomatico. Eppure per saperlo bastava leggere quattro dati in croce che ci vengono comunicati ogni giorno su contagi, ricoverati, e deceduti, e fare poi una semplice divisione. Ma visto che lor signori sono tutti a favore dei vaccini COVID, sono necessariamente la “verità” in persona, sono per ciò stesso automaticamente presentabili, qualunque contraddizione o affermazione palesemente errata ci dicano. Quei pochi invece che, pur titolati dal punto di vista accademico, hanno osato sollevare qualche dubbio sono stati presi di mira in TV e considerati impresentabili, alcuni addirittura accompagnati alla porta, con il benservito. 

Ma tornaniamo al mio blog. Come detto più sopra, ai blocchi su Facebook in materia gender, transgender e compagnia cantando, si sono aggiunti quelli legati ai vaccini. Ma oltre a questi, la cosa che più mi ha dato fastidio è stato apprendere da alcuni lettori che nell’apertura di alcuni miei post, quelli sui vaccini, veniva segnalato che il contenuto poteva essere “dannoso”.

Ecco un esempio:

“Per proteggere il tuo account e il tuo dispositivo, segui solo i link affidabili” Capite a che punto siamo arrivati? Si mette in dubbio la fonte, ritenendola addirittura capace di infettare il dispositivo, cioè lo smartphone, il tablet o il pc!!!! La cosa più incredibile è che quel post (qui il link) non era altro che una traduzione di un articolo scientifico apparso su JAMA Cardiology (JAMA=Journal American Medical Association), una importante rivista medica mensile pubblicata dall’American Medical Association, la più grande associazione di medici e studenti di medicina degli Stati Uniti, fondata nel 1847. Il post parlava delle miocarditi dopo iniezioni con vaccini mRNA COVID-19 nei membri delle forze armate statunitensi. 

Un articolo scientifico asettico che faceva seguito ad un altro post che riportava la notizia che il CDC (Center for Disease Control and Prevention), l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America, stava analizzando 800 casi di miocardite apparsi dopo la vaccinazione COVID

Parlare di questo, anzi, semplicemente tradurre il testo scritto da scienziati per farlo conoscere al pubblico italiano ha significato essere classificati tra gli agenti delle fake news o tra i distributori di notizie potenzialmente “dannose”.

La cosa è però capitata anche a persone molto più importanti di me.

Prendete il caso del prof. Robert W. Malone, lo scienziato che qualche decennio fa ha inventato la tecnica dell’mRNA messaggero, quella poi usata nei vaccini di Pfizer e Moderna. Il prof. Malone si è permesso di dire che: “La mia preoccupazione è che so che ci sono dei rischi, ma non abbiamo accesso ai dati. E così, sono dell’opinione che la gente ha il diritto di decidere se accettare o meno i vaccini, soprattutto perché si tratta di vaccini sperimentali”. E inoltre, “Non credo che i benefici superino i rischi in quella coorte”, ha detto Malone, riferendosi alle persone tra i 18 e i 22 anni, “ma purtroppo l’analisi dei rischi e dei benefici non è stata fatta”. “Il governo non è trasparente sui rischi”. 

E ciò è bastato per fargli oscurare il video su YouTube in cui diceva queste cose. Anche lui, evidentemente, propalava notizie potenzialmente “dannose” o, ironia della sorte, pericolose per la salute pubblica.

Ma Malone ha osato andare oltre. Ha scritto infatti su un tweet del 2 luglio scorso che Jim Smith non solo è il presidente del consiglio della Reuters (una delle agenzie di informazione più importanti al mondo) ma è anche membro del consiglio dei direttori della Pfizer. Il prof. Malone ha semplicemente messo in evidenza questo strano connubio tra mondo della grande informazione (in genere a favore dei vaccini COVID) e Big Pharma. E’ bastato questo perché LinkedIn, il social degli scambi professionali e del lavoro, gli chiudesse il giorno dopo il suo account. 

Uno potrebbe chiedersi come mai tutti i social e la grande informazione siano schierati a favore dei vaccini COVID, in pratica sistemati dalla parte di Big Pharma, e come mai chiunque, pur avendo i titoli per farlo, osi sollevare semplicemente dei dubbi, degli interrogativi sulla vaccinazione di massa, in breve tempo venga tacitato pesantemente mediante la chiusura del suo social account. In sostanza espulso dall’arena globale dell’informazione. Tutto questo, è ovvio, solleva gravi interrogativi sulla tenuta della democrazia. 

A tal proposito, ci può essere di aiuto nella ricerca della risposta a queste domande un articolo di Francesco Mercadante, pubblicato sull’autorevole Il Sole 24 Ore, che a mio parere risulta illuminante. 

Ecco alcuni stralci.

Pfizer, entità inafferrabile da 214 miliardi di dollari, è la terza azienda farmaceutica al mondo.

nell’azionariato della Pfizer compaiono alcuni insormontabili giganti degli investimenti come Vanguard, BlackRock e Wellington, che possiedono, rispettivamente, l’8,12%, il 7,46% e il 4,22% del colosso farmaceutico statunitense.

Ma chi sono questi giganti degli investimenti?

BlackRock è la più potente e ricca società d’investimenti al mondo, è una statunitense purosangue, gestisce un patrimonio di più di 8.000 miliardi di dollari ed è stata definita “banca mondiale ombra”, “roccia invisibile” et similia. Vanguard Group è un’altra società d’investimenti statunitense, ha asset per oltre 5.000 miliardi e, in quanto a negoziazione di fondi, è seconda sola a BlackRock. La più piccola del gruppo – “piccola”… si fa per dire – è la Wellington Management Company, altra società d’investimento statunitense, con una gestione di circa 1.500 miliardi di dollari. Quest’ultima, tra le altre cose, è strettamente ‘imparentata’ proprio con la Vanguard.

(le tre società messe insieme superano di gran lunga tutto il patrimonio non finanziario dell’Italia e degli italiani, ndr)

Fin qui, null’altro se non un quadro di finanza internazionale ordinario. Senza troppa fatica, però, si scopre che BlackRock e Vanguard sono pure i maggiori investitori istituzionali di Facebook: BlackRock col 6,59%, Vanguard col 7,71%; in pratica, si tratta dei primi due. E la Wellington? Non sta di certo a guardare, giacché, a propria volta, è dentro la BlackRock col 3,36%. La metafora delle cinquanta teste e delle cento mani comincia a farsi efficace. Vanguard e Wellington, inoltre, sono presenti nell’azionariato della Pfizer anche attraverso i fondi comuni: Vanguard-Wellington Fund 0,96%, Vanguard Specialized-Health Care Fund 1,31%, Vanguard 500 Index Fund 2,05%, Vanguard Total Stock Market Index Fund 2,80%. Se, da una parte, non possiamo – né intendiamo – giungere a conclusioni strampalate circa le forme di controllo della salute globale, dall’altra, non possiamo di certo fare a meno d’interrogarci sul valore che assumono alcuni dati, in specie quelli di un social network ormai noto per aver venduto a Spotify, Netflix, Amazon e Microsoft gli accessi degli utenti. Alla luce dell’accertato legame finanziario tra il settore farmaceutico, quello finanziario e quello dei social network, sorgono per lo meno dei dubbi in materia di vigilanza. Chi può controllarne l’operato? Qual è – se mai esiste – il criterio con cui definire questo operato? Forse, è impossibile ricavarne una definizione vera e propria. (neretto mio, ndr)

Se passiamo ad AstraZeneca, il leitmotiv non cambia. BlackRock ne possiede il 7,7%, Wellington il 5,9% e Vanguard il 3,5%, unitamente al solito comparto bancario.

La superficialità con cui, molto di frequente, i governi fingono di non vedere e non sapere è allarmante (…).

Purtroppo, non è facile, in un periodo di grande tensione politico-economica e sanitaria, mostrare buona capacità di discernimento, sebbene, nello stesso tempo, non si possano trascurare – ci si conceda l’espressione! – i requisiti di ‘onorabilità’. Una decina d’anni fa, la Pfizer fu condannata per aver messo in circolazione in modo illegale dei farmaci; ne uscì quasi indenne pagando una multa di 2,3 miliardi di dollari. 2,3 miliardi di dollari, per una società che ha un fatturato annuo di oltre 50 miliardi e un utile netto di più di 16 miliardi, non rappresentano una multa; si tratta – né più né meno – d’un’imposta sui ricavi.

Nel 2000, il Washington Post, nel condurre un’inchiesta sulla Pfizer, portò all’attenzione del grande pubblico proprio il controverso caso d’una grave epidemia in cui l’azienda farmaceutica aveva interpretato un ruolo – a dir poco – spettrale e inquietante. In particolare, i fatti risalgono al 1996, allorché alcuni bambini della città nigeriana di Kano, colpiti da meningiti da meningococco, furono sottoposti a una sperimentazione senza alcun tipo di autorizzazione. In quell’occasione, la sperimentazione passò dalla somministrazione della trovafloxacina, un farmaco sperimentale, per l’appunto, e che, secondo le accuse causò, in alcuni casi, la morte dei malati e, in altri, danni irreparabili. (neretto mio, ndr)

L’ennesima grossolana – e conclusiva – riflessione (…) afferisce alla già rilevata e netta separazione tra lo statuto morale del cittadino e quello dei potentati economici. Il problema – si badi bene! – esiste ed è serio: se è vero e inconfutabile che certi imperi non si possono condannare e far crollare perché il loro crollo genererebbe una tale quantità di sciagure economiche che la società civile si riprenderebbe a fatica – Lehman Brothers docet (grande banca d’affari il cui fallimento creò una crisi finanziaria globale, ndr) – è altrettanto vero che un cittadino comune, per errori molto meno determinanti, rischia la disfatta social-giudiziaria. Eppure, oggi, il Covid si è abbattuto ‘principalmente’ sui cittadini comuni.

 

 

 

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