Giuseppe Conte Ride

 

 

di Sabino Paciolla

 

Siamo nel pieno della seconda ondata da COVID. E’ certamente una malattia di cui non conosciamo moltissimo, ma ciò che sappiamo di sicuro è che siamo in grado di curarla molto meglio ora che nel periodo della prima ondata. Sappiamo che utilizzando farmaci antitrombotici, cortisonici e antivirali riusciamo molto meglio ora a tenere a bada la malattia che nella prima metà dell’anno. 

Quello che ora è evidente a livello nazionale, ma diventa macroscopico a livello di singola regione, è la critica, e a volte catastrofica, risposta nella gestione da parte della sanità. Vi sono regioni che, sia durante la fine della prima ondata sia durante l’estate scorsa, hanno lavorato per rafforzare la risposta della offerta dei posti letto, soprattutto quelli delle terapie intensive, ed altre che questa fondamentale attività non l’hanno fatta o l’hanno solo abbozzata. Insomma, da una parte abbiamo Zaia che che nel Veneto ha aumentato i posti letto delle terapie intensive oltre la soglia ottimale indicata dalle autorità competenti, ed altri, come ad esempio De Luca, che hanno continuato a parlare di “lanciafiamme” e ad ingaggiare una sterile polemica da scaricabarile con il governo per il disastro della sanità campana. Questo è un tipico esempio della varietà nell’Italia dei campanili.

Ma anche il governo non è immune da colpe. Ha aperto il bando per il rafforzamento delle terapie intensive il primo di ottobre e lo ha chiuso il 12 dello stesso mese. Il tutto nel pieno della seconda ondata, con un estremo ritardo. Il momento clou è stato raggiunto quando il Primo ministro Conte ha letto la letterina di Tommaso, un bambino di 5 anni. Confesso che Conte mi ha fatto tenerezza. Alla luce del disastro che stiamo toccando con mano, come è possibile lodare un governo di tal fatta?

Sembra che il mondo stia crollando, che i morti, un evento dolorosissimo, stiano sommergeranno l’Italia.  E così viviamo nell’angoscia. Ci fanno vivere nell’angoscia. Non ci aiutano ad affrontare con coraggio e con la dovuta prudenza questa emergenza, che emergenza rimane. Ma una emergenza la si affronta, la si gestisce facendo appello alla massima intelligenza. Spendere miliardi per comprare i banchetti con le rotelline per la scuola, ora inutilizzati, non è un atto intelligente ma di ….. Quei soldi potevano essere spesi con più profitto, piuttosto che sperperarli. 

Visto che si parla di morti per covid (da qui la paura), una domanda sorge spontanea: ma ad oggi, quanti morti vi sono stati in Italia rispetto alla media dei cinque anni precedenti? Quanto è stata l’incidenza del COVID? Le morti da covid hanno travolto il paese?

Una risposta ci giunge dall’ultimo aggiornamento dei decessi in Italia nel 2020 da parte dell’ISTAT. E’ un rapporto molto interessante che ci aiuta a far luce su questa vicenda. 

Scrive l’ISTAT: “Con l’aggiornamento della base dati per il periodo gennaio-agosto 2020 del 22 ottobre 2020 vengono diffusi per la prima volta i dati dei decessi per tutti i comuni italiani (7.903 comuni al 31 agosto 2020).”

Come noto, il mese di marzo 2020 è stato il “mese nero” per la mortalità da COVID. Il Nord del nostro paese è stato quello più colpito. L’ISTAT stima per il mese di marzo per il Nord un incremento dei decessi totali del 94% rispetto alla media 2015-2019, mentre per l’intero paese, sempre nel mese di marzo, un incremento del 47% rispetto alla media 2015-2019.

Di seguito la tabella dei decessi per le singole regioni, per le ripartizioni Nord, Centro e Sud, e per l’intero paese.

e quella dei decessi nei primi 8 mesi:

Ma la tabella più interessante è quella che misura la variazione percentuale dei decessi del 2020 rispetto alla media 2015-2019, per regione, ripartizione e mese.

 

Come si vede, per la Lombardia, la regione più martoriata, le variazioni percentuali dei decessi del mese di marzo e aprile sulla media dei decessi totali dei precedenti anni 2015-2019 è notevole, anche se  altrettanto notevole è la riduzione a partire da marzo per finire a luglio quando addirittura diventa negativa, cioè la media dei decessi a luglio è più bassa della media dei cinque anni precedenti.

Ma il dato più significativo è quello per il totale dell’Italia. Infatti, la variazione dei decessi totali per l’intera Italia nei primi otto mesi è dell’8,6% sulla media del periodo 2015-2019. Dato che la media annuale dei decessi nel periodo 2015-2019 è stata di 638.405, e se per semplicità ipotizziamo un andamento costante dei decessi nei mesi, allora il dato medio annuale dei decessi nei primi 8 mesi del periodo 2015-2020 è stato di 425.603. Se ne deduce che l’incremento assoluto di tutti i decessi nei primi 8 mesi del 2020 rispetto alla media dei precedenti cinque anni è stato di 36.602. 

Il numero totale dei decessi per COVID segnalato al 14 novembre è di 44.683. Se da questi togliamo i decessi dal primo di settembre a ieri, 9199, arriviamo ai decessi per covid al 31 agosto scorso che è pari a 35.484. Un numero molto vicino all’incremento assoluto, 36.602, di decessi per qualsiasi causa indicato dall’ISTAT.

Inoltre, cosa ancora più importante, questo incremento può essere in massima parte attribuito alla impreparazione del sistema sanitario che si è trovato dinanzi all’aggressione improvvisa e violenta di un virus sconosciuto, che non sapeva come affrontarlo, con quali cure e con quale organizzazione. In poche parole, i morti li abbiamo subiti.

Ma guardate questa tabella dei decessi per anno:

2011593.427
2012612.883
2013600.744
2014598.364
2015647.571
2016615.261
2017649.061
2018633.133
2019647.000
totale5.597.444
media annuale decessi 2011-2019621.938
media annuale decessi 2011-2015638.405
Fonte ISTAT

 

Ora, questo dato è certamente doloroso, soprattutto per le famiglie che sono state toccate, e con l’analisi dei dati che sto facendo non voglio assolutamente sminuire in nulla questo dolore. Ma, ragionando da statistico sui freddi numeri, noto che l’incremento di decessi tra il 2014 ed il 2015 è stato di 49.207, e nessuno nel 2015 in Italia ha notato questo, nessuno in Italia si è preoccupato, nessun dramma è successo, nessun lockdown è stato dichiarato. 

Che cosa voglio dire?

Che l’ordine del numero assoluto dei decessi del 2020, tenuto anche conto della impreparazione di cui sopra, è nell’ordine dei numeri dei precedenti anni. Questo non significa sottovalutare nulla ma invitare ad affrontare la pandemia con freddezza e intelligenza, senza inutili allarmismi che distruggono il morale della popolazione. 

Ancora più importante e cruciale appare la capacità di affronto e gestione di questa seconda ondata, bilanciando attentamente i malati che devono essere curati in ospedale da quelli che possono e devono essere curati a casa o in altre strutture non ospedaliere. I posti negli ospedali devono rimanere il più possibile a disposizione dei casi appropriati. A tal proposito occorre responsabilizzare i cittadini alla prudenza. 

D’altra parte, i numeri ci dicono che i lockdwown possono distruggere una economia e portare alla fame interi strati della popolazione con risvolti drammatici sulla tenuta democratica del paese, della sicurezza e della pace sociale. Quando interi strati della popolazione patiscono la fame, le rivolte sociali possono essere dietro l’angolo. Tengano conto di questo i governatori con i lanciafiamme, come anche i vari sindaci che, anziché amministrare l’emergenza, quando di emergenza si tratti, non vedono l’ora di vestire i panni del “sindaco sceriffo”, immaginando di muoversi e atteggiarsi da John Wayne, in un film western in bianco e nero della nostra infanzia, facendo la figura di una macchietta. Mi verrebbe da dire: attenzione, maneggiare con cura!!!!!

Il priore dei monaci benedettini di Norcia, dom Benedict Nivakoff, a marzo scorso ci ha avvertiti che nella storia le pestilenze non sono mai venute da sole, ma sempre accompagnate da carestie e …..guerre!

Non parliamo poi della “uccisione della libertà”. Di questo abbiamo parlato in tanti articoli interessanti su questo blog. A mio parere siamo di fronte ad un vero e proprio abuso di potere dello strumento emergenziale del DPCM che, purtroppo, nessuno ha il coraggio di sollevare.

Proprio l’altro giorno ha parlato della questione della libertà, Samuel Alito, uno dei giudici della Corte Suprema degli USA e di cui parliamo nell’interessante articolo che abbiamo pubblicato oggi

A conclusione, oltre alla tabella dei decessi di Roma, vi riporto la tabella dei decessi della Svezia, che non ha attuato alcun lockdown, e quello dell’Italia. Si tenga conto che riguardo al rapporto totale infetti sul totale della popolazione, la Svezia presenta un dato nettamente migliore di quello dell’Italia. Questo confronto serve solo per riflettere su due approcci diversi allo stesso (grave) problema.

nota-decessi-22-ottobre2020

 

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