Costantino il Grande - imperatore
Costantino il Grande – imperatore

 

 

di Massimo Scapin

 

Probabilmente, ma non sicuramente, 1750 anni fa, il 27 febbraio del 272, nasceva a Naissus in Mesia (oggi Niš in Serbia) un grande imperatore e un geniale politico: Flavio Valerio Costantino, noto come Costantino il Grande.

Suo padre è Costanzo Cloro, cesare (coadiutore dell’imperatore) della parte nord occidentale dell’impero, e sua madre è sant’Elena. Sfidando la tetrarchia — il governo di due augusti e due cesari, loro successori designati, voluto nel 293 da Diocleziano per gestire il vastissimo impero — nel 306, alla morte di suo padre, Costantino è acclamato cesare dall’esercito a Eboracum, l’odierna York, Inghilterra settentrionale. Vince nelle Gallie, sconfigge i Germani, conquista Torino, Milano e Verona. Il 28 ottobre 312, nella battaglia iniziata a Saxa Rubra e terminata a Ponte Milvio, Costantino trionfa sul tiranno di Roma, Massenzio, che annega nel Tevere. Il nostro «principe piissimo» pone fine alle persecuzioni contro i Cristiani (ad eccezione dei due anni sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata, 361-363), soprattutto proclamando l’Editto di Milano nel 313, che ai cristiani conferisce libertà di culto e restituisce quanto confiscato durante le persecuzioni. Nel 324 Costantino, dopo la sconfitta del tiranno d’Oriente, Licinio, diviene unico imperatore di Roma: riforma il Senato, il fisco e il sistema monetario, introducendo il solidus aureus, il soldo; interviene pesantemente in campo religioso, radunando nel 325 a sue spese il Concilio di Nicea, il primo ecumenico, contro l’eresia ariana; nel 330 inaugura Costantinopoli, la Seconda Roma, come nuova capitale dell’Impero Romano, sulle rovine dell’antica Bisanzio (oggi Istanbul, in Turchia). Costruisce le prime basiliche cristiane: «Quando ai cristiani, con l’editto di Costantino, fu concesso di esprimersi in piena libertà, l’arte divenne un canale privilegiato di manifestazione della fede. Lo spazio cominciò a fiorire di maestose basiliche, in cui i canoni architettonici dell’antico paganesimo venivano ripresi e insieme piegati alle esigenze del nuovo culto. Come non ricordare almeno l’antica Basilica di San Pietro e quella di San Giovanni in Laterano, costruite a spese dello stesso Costantino?» (Giovanni Paolo II, Lettera agli Artisti, 4 aprile 1999, n. 7). Occorre aggiungere le basiliche costantiniane di San Paolo sulla via Ostiense e di Santa Croce in Gerusalemme, edificata assecondando sua madre dopo aver ritrovato le reliquie della Croce, a Roma; come pure quelle della Natività a Betlemme e del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Costantino morì a Nicomedia di Bitinia, oggi in Turchia, nel 337 e fu sepolto a Costantinopoli.

La conversione di Costantino è un momento provvidenziale per la storia dell’umanità, prefigurato dalla Pax Augusta durante la quale il Verbo si fece carne, oppure è l’inizio della decadenza di una Chiesa che si compromette con il potere imperiale? Lasciamo ad altri queste domande non solo storiche e profittiamo di questo anniversario per parlare del sogno di Costantino.

Eusebio di Cesarea (ca. 260-339), vescovo in Palestina, nella sua Storia Ecclesiastica ci racconta molto della «svolta costantiniana» e in particolare ci riferisce della visione che Costantino ebbe la notte prima della battaglia contro Massenzio e che lo portò alla conversione: «l’apparizione che gli fece vedere, nella notte simbolica della sua incredulità, il monogramma di Cristo sfavillante, mentre una voce gli diceva: “In questo segno vincerai”» (Benedetto XVI, Discorso ad Harissa, 14 settembre 2012). E vinse ponendo il cristogramma (Chi-Ro) sulle insegne e forse sugli scudi dei suoi uomini, secondo Lattanzio (ca. 250-317), scrittore ecclesiastico africano e precettore del primogenito di Costantino, Crispo.

Il coro della chiesa di San Francesco ad Arezzo ci restituisce il ciclo di affreschi raffiguranti La Leggenda della Vera Croce, dipinti da Piero della Francesca tra il 1452 e il 1466. Le due scene in basso a destra sono proprio quelle del sogno di Costantino e della sua vittoria su Massenzio. Dopo aver ammirato quei dipinti, Bohuslav Martinu (1890-1959), compositore ceco dallo stile eclettico, scrisse a Nizza nel 1955 il suggestivo poema sinfonico Les Fresques de Piero della Francesca, come racconta lo stesso compositore: «Ho visitato molto spesso la chiesa di San Francesco ad Arezzo, dove ho ammirato il lavoro di Piero della Francesca, e ho cercato di esprimere in musica quel tipo di silenzio solenne, gelido e l’atmosfera opaca, colorata, che racchiudono una strana, pacifica e commovente poesia» (A. Cohn, Twentieth-century Music in Western Europe: The Compositions and the Recordings, Lippincott, Philadelphia 1965, p. 187). 

Il secondo movimento (Adagio) è basato sul Sogno di Costantino e un assolo di viola, simile a una tromba militare che annuncia la battaglia, quasi descrive la scena. Nella prima parte del terzo e ultimo movimento (Poco allegro) musica sincopata si ispira a Costantino che sconfigge Massenzio senza alcuno sforzo, semplicemente mostrando la croce.

 

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