Cacciata di Adamo ed Eva - Masaccio
Cacciata di Adamo ed Eva – Masaccio

 

 

di Alberto Strumia

 

Domenica IV del Tempo Ordinario

(Anno B)

(Dt 18,15-20; Sal 94; 1Cor 7,32-35; Mc 1,21-28)

 

Anche le letture di questa quarta domenica del “Tempo ordinario” leggono direttamente quanto ci siamo trovati a “vedere” e a “vivere” in questi ultimi anni, e in particolare nei nostri giorni.

1. Nella prima lettura, troviamo in un breve passaggio – tanto breve che può perfino sfuggire all’attenzione – ma è, invece, estremamente indicativo – un “giudizio tagliente” sui nostri tempi. Ed è quasi nascosto in questa frase del libro del Deuteronomio: «Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”». Il popolo chiede di non vedere il “fuoco” del “roveto ardente” che rendeva visibile la Presenza di Dio, per paura di morire. E chiede di avere in sua sostituzione un profeta, un uomo che parli a nome di Dio, al Suo posto, per non udire la voce di Dio. Perché chi vedeva o udiva direttamente Dio credeva di dover morire, quasi schiacciato dalla Sua infinita grandezza. Si tratta di un modo con il quale, nell’Antico Testamento si faceva capire la “trascendenza” di Dio sull’uomo e su tutta la creazione.

Oggi, pur in un contesto ben diverso, volgarmente materialista, la “trascendenza” fa paura e si fa di tutto per rimuoverla dalla cultura, dal modo di “pensare” e di “vivere” degli uomini.

– Fino a non molto tempo fa si è cercato di rimuoverla “filosoficamente” e “scientificamente”, proponendo concezioni del mondo materialiste, orizzontali, univoche, in modo da escludere ogni interrogativo religioso, sostituendolo con l’allettamento del solo benessere fisico e materiale. Un benessere identificato con la libertà individuale assoluta, fino a giungere all’anarchia; o, al contrario, gestito direttamente da un potere centralizzato, limitando al massimo la libertà individuale, fino a giungere al dispotismo di una dittatura globale. In entrambi i casi giungendo a realizzare mondi talmente disumani da essere insostenibili e invivibili. Dal primo tipo di mondo ormai stiamo uscendo per precipitare direttamente nel secondo.

– Da qualche tempo, essendo fallita, la realizzazione della soppressione della “trascendenza” per la strada del materialismo antireligioso, si sta facendo di tutto per addomesticare il “senso religioso” insito nel cuore umano, offrendogli delle risposte “interne” al mondo dell’uomo, delle risposte “immanenti”. Così si convince l’uomo ad essere dio di se stesso. Gli si impongono dei “falsi profeti” al posto del “fuoco” nel quale il vero unico Dio parla in prima persona. E il vero Dio sta concedendo agli uomini di provare anche questa strada “miseramente umana”, scegliendo la pedagogia di concedere loro anche questa ulteriore esperienza di fallimento («Avrai così quanto hai chiesto al Signore»). E lo fa , per arrivare a convincere l’uomo della verità della Sua “trascendenza” («convincerà il mondo», Gv 15,8). Ma Dio avverte l’umanità del fatto che «il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”». E oggi, i “falsi profeti” di quelle che fino a qualche anno fa erano ideologie che sembravano essere diverse le une dalle altre e che oggi si sono unificate in un’unica ideologia – un unico pensiero, un unico governo mondiale, un unico potere – stanno ormai scoprendo il loro vero unico “autore”.

2. Di questo autore ci parla il Vangelo di oggi. Questo autore è il primo e massimo oppositore di Dio, è il demonio, con i suoi seguaci. Contro questo originario “padrone del mondo” non ci sono poteri umani che possano vincere, perché solo l’unico vero Dio è superiore a lui e lo ha sconfitto all’origine. Cristo manifesta la Sua divinità nel fatto di essere l’unico in grado di sottometterlo. E coloro che assistono alla cacciata del demonio, nella scena del Vangelo di oggi, lo sanno e si meravigliano («Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!»), perché solo Dio può essere in grado farlo. E Gesù lo ha fatto! Dunque Gesù Cristo non può che essere Dio. Fino a che non si arriva a accettare questo dato di fatto, e di ragione, non si può essere in grado di affrontare risolutivamente nulla.

3. Nella seconda lettura san Paolo applica fino in fondo le conseguenze di questa nuova concezione della vita, quella che Cristo ha insegnato «con autorità», con l’autorità di chi è Dio. Paolo applica il nuovo punto di vista sulla vita al matrimonio. E spiega che, se si vuole che il matrimonio regga e sia pienamente vivibile nella positività di un’esperienza bella e pienamene umana, non può essere vissuto solo come qualcosa di “immanente”, solo fisicamente appagante, come fine a se stesso. Gli sposi sono fatti per la “trascendenza”, per accompagnarsi ad arrivare più speditamente all’unione con Dio, luogo definitivo della pienezza del piacere che è la beatitudine. Per ricordarlo a tutti, ad alcuni è chiesto addirittura di abbreviare il tragitto, saltando la mediazione del matrimonio per essere presi direttamente nell’unione con Dio. Ma questa non può che essere un’eccezione che richiama alla verità della regola, un “carisma” dato ad alcuni per orientare tutti, per il quale è richiesta una “grazia” di sostegno che solo Dio può dare e che nessuno può imporsi da solo per presunzione, in un modo “immanente”.

Maria Vergine e Madre di Dio, è il segno supremo di questa grazia, di questo carisma e ci è stata data per sostenerci e guidarci; e con lei, quasi al suo seguito, è dato il suo sposo Giuseppe. Lei esentata fin dal suo concepimento dal peccato originale, lui non esentato fin dal concepimento, ma redento dopo, come noi, per rassicurarci che anche noi lo siamo stati. Perché ciò che è stato possibile a lui, con la Grazia di Dio è possibile anche per noi.

Ad entrambi ci rivolgiamo, particolarmente in questo anno dedicato a san Giuseppe, per essere protetti, custoditi, guidati, fino al compiersi del nostro percorso terreno.

Bologna, 31 gennaio 2021

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1