Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Stephen P. White, pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

cogito ergo sum

 

Un segno dei nostri tempi incredibilmente assurdi è che la domanda «Che cos’è una donna?» è diventata negli ultimi anni oggetto di controversia politica. La risposta ovvia (ovvia, almeno fino a ieri) si è rivelata insoddisfacente per i custodi dello Zeitgeist, per i quali il legame tra natura e significato è stato completamente dissolto.

Un mondo che non sa cosa sia un uomo o una donna, figuriamoci cosa significhi essere un uomo o una donna, avrà grandi difficoltà a capire cosa significhi essere un buon uomo o una buona donna. È difficile per un mondo così profondamente confuso sulla natura discernere la presenza e l’azione della grazia. La grazia, dopotutto, si fonda sulla natura e la perfeziona.

C’è motivo di sperare che la febbre dell’ideologia di genere stia calando, o almeno che la morsa che ha stretto sulla nostra politica e sul nostro discorso sociale si stia allentando. Ma anche se dovesse scomparire completamente, ci sarebbe comunque motivo di preoccuparsi per ciò che ne seguirebbe. Il fallimento di un insieme di idee sbagliate non garantisce che ciò che lo sostituirà sarà migliore.

Separare la scienza e la medicina moderne dall’ideologia di genere sarebbe un’ottima cosa. Ma sarebbe un errore pensare che una visione più biologica del maschio e della femmina risolverebbe la confusione antropologica di fondo. Il significato della persona umana – maschio e femmina – non è facilmente definibile in termini naturalistici o materiali.

Qualsiasi tentativo di spiegare la natura umana in termini puramente materiali, anche senza l’influenza dell’ideologia, tenderà ad escludere Dio. Una tale spiegazione sarebbe intrinsecamente atea.

In Gaudium et Spes, i Padri del Concilio Vaticano II hanno preso di mira una forma di ateismo «che anticipa la liberazione dell’uomo, soprattutto attraverso la sua emancipazione economica e sociale». Il Concilio prosegue dichiarando che la Chiesa «ha già ripudiato e non può smettere di ripudiare, con tristezza ma con la massima fermezza, quelle dottrine e quelle azioni che contraddicono la ragione e l’esperienza comune dell’umanità e detronizzano l’uomo dalla sua eccellenza innata».

I Padri conciliari avevano chiaramente in mente l’ideologia comunista con questa condanna, ma l’errore antropologico fondamentale di tale ideologia era radicato in una concezione ateo-materialista dell’uomo.

E come avrebbe poi sostenuto Papa Giovanni Paolo II, il comunismo non è certo l’unico sistema suscettibile di un tale errore. Una società consumistica, egli insisteva, può commettere lo stesso errore, concordando di fatto con il sistema marxista, «nel senso che riduce totalmente l’uomo alla sfera dell’economia e alla soddisfazione dei bisogni materiali».

La scienza materiale da sola, per quanto utile, non può dirci molto su cosa significhi essere umani. Non può rispondere alla domanda su cosa significhi essere un uomo buono o una donna buona. La Chiesa offre risposte a queste domande, ma riconosce anche apertamente che le domande stesse toccano un mistero.

Ecco Gaudium et Spes: «Ogni uomo rimane per se stesso un enigma irrisolto, per quanto oscuramente se ne renda conto. … A questo interrogativo solo Dio dà una risposta piena e sicura, chiamando l’uomo a una conoscenza più alta e a un’indagine più umile».

Tutto questo può sembrare piuttosto astratto, o almeno incompleto. Ma la «conoscenza più alta e l’indagine più umile» a cui l’uomo è invitato e attraverso cui giunge a conoscere se stesso alla luce dell’Incarnazione sono fondamentalmente personali e concrete.

Il desiderio di conoscere se stessi, di conoscere la propria origine e il proprio scopo, è presente nel cuore di ogni essere umano. Ed è un desiderio spesso espresso molto meglio nella letteratura e nella poesia che nella prosa filosofica o teologica.

Cosa significa essere un uomo buono? Cosa significa essere una donna buona? Sono domande urgenti in ogni epoca. Sono ancora più urgenti oggi, data la confusione su cosa significhi semplicemente essere, semplicemente, umani. È improbabile che diventino meno urgenti, dato che la tecnologia e il benessere rendono sempre più facile credere alla doppia menzogna che il mondo materiale non ci insegna nulla o che invece ci insegna tutto.

Nel frattempo, i giovani uomini e le giovani donne cercano di rispondere a queste domande in assenza di buoni esempi o di una guida valida. Molti giovani uomini rifiutano l’immagine androgina della mascolinità che vedono intorno a sé: infantile, viziata, debole e priva di thumos e ambizione. Molte giovani donne rifiutano l’immagine maschile della femminilità, valorizzando invece la maternità e la femminilità senza complessi.

C’è molto di buono in questo, molto che vale la pena celebrare. Ma esiste anche la tentazione di immaginare che il recupero di un senso sostanziale e complementare di mascolinità e femminilità – qualcosa di cui abbiamo molto bisogno – possa essere realizzato attraverso l’accumulo di quegli accidenti che associamo alle forme tradizionali di mascolinità e femminilità.

I social media sono inondati di contenuti rivolti a uomini e donne di mentalità tradizionale, progettati per sfruttare questa tentazione. Per non usare mezzi termini (e concentrandomi sugli uomini), farsi crescere una barba folta, sollevare pesi, bere bourbon e godersi un sigaro ogni tanto sono tutte attività indubbiamente maschili. Io stesso le apprezzo tutte in varia misura. Ma nessuna di esse fa l’uomo.

Quando trattiamo la mascolinità e la femminilità come la somma delle apparenze esteriori e delle affettazioni, non facciamo altro che rispecchiare gli errori dell’ideologia di genere, che esalta gli accidenti a scapito della sostanza.

Allora, cosa fa un uomo? Qual è la risposta esistenzialmente adeguata (secondo l’espressione di Giovanni Paolo II) alla domanda fondamentale sull’identità umana che ogni cuore si pone?

La risposta fornita dalla Gaudium et Spes è completa come nessun’altra. Ma la risposta non è un cosa, è un Chi: «La verità è che solo nel mistero del Verbo incarnato acquista luce il mistero dell’uomo».

Stephen P. White

 

Stephen P. White è direttore esecutivo del Catholic Project presso la Catholic University of America e ricercatore in studi cattolici presso l’Ethics and Public Policy Center.

 


Le opinioni espresse in questo articolo o video sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di alimentare un dibattito culturale, di far riflettere e di approfondire lo sguardo sulla realtà. Il blog non ha scopo di lucro e rifiuta le proposte di pubblicità che riceve e non richiede abbonamenti. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments