Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Nicolas Castelli, pubblicato su Crisis magazine. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Prima di iniziare, vorrei chiarire alcuni punti di questo articolo per evitare malintesi. Pur non essendo un sostenitore della Fraternità San Pio X (SSPX), non ritengo nemmeno che alcune figure a Roma siano del tutto innocenti. Inoltre, non ho mai partecipato a una liturgia della SSPX né sono mai stato in una sua cappella, né tantomeno ho mai incontrato un sacerdote della SSPX. (Frequento il Novus Ordo, ma amo profondamente e preferisco il cattolicesimo tradizionale.) Infine, sebbene oggettivamente vi sia una grave crisi nella Chiesa, non credo che sussista uno «stato di necessità» tale da giustificare la violazione del diritto canonico che richiede un mandato papale per la consacrazione dei vescovi. Ciononostante, e senza voler difendere la Fraternità San Pio X, condivido la loro preoccupazione principale: la salvezza delle anime.
La consacrazione dei nuovi vescovi si avvicina. I giornalisti hanno chiesto a Papa Leone XIV un parere in merito martedì. Sebbene le osservazioni siano state brevi, il messaggio è stato molto chiaro. Egli sta «ancora valutando» la possibilità di lanciare un altro appello affinché la Fraternità non proceda alle consacrazioni, affermando: «Cerchiamo di vivere la comunione nella Chiesa». Egli afferma che la «scelta» spetta alla Fraternità, ma «se fanno quelle scelte», «dobbiamo andare avanti». Papa Leone sembra sottintendere che la scelta di consacrare nuovi vescovi li porrà definitivamente fuori dalla comunione con la Chiesa.
Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha affermato molto chiaramente che le consacrazioni sono una «decisione estremamente grave» che alla fine costituirà un atto scismatico, e che «l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa contro Dio e comporta la scomunica prevista dal diritto canonico».
La Fraternità, d’altra parte, ha intensificato la produzione di materiale che spiega e giustifica le consacrazioni — non solo per i propri fedeli, ma anche come una sorta di apologia (nel senso classico di articolare una difesa) rivolta al resto della Chiesa. La realtà più probabile è che non ci sarà alcun tipo di riconciliazione preventiva. Ci sarà una dichiarazione di scisma. Ho riflettuto su questo mentre il momento si avvicina: in quanto sostenitori di Roma, c’è qualcosa che possiamo imparare da Écône?
La mia parte ha sottolineato la necessità del dialogo con coloro che si trovano al di fuori della struttura visibile della Chiesa. Ad esempio, Papa Leone XIV ha espresso entusiasmo nel sostenere, imparare e crescere insieme alle Chiese ortodosse (si veda, ad esempio, il suo Discorso ai sacerdoti e ai monaci delle Chiese ortodosse orientali). Ha inoltre abbracciato uno spirito di dialogo e collaborazione con il mondo riguardo all’intelligenza artificiale nella sua prima enciclica.
La Fraternità San Pio X (SSPX) si trova al di fuori – anche se in modo irregolare o confuso – della struttura visibile della Chiesa, poiché non esercita la missione canonica. Tuttavia, essa si differenzia dagli altri gruppi con cui dialoghiamo in quanto le sue dichiarazioni e posizioni ufficiali affermano di aderire alla dottrina cattolica e di «rispettare» l’autorità giuridica della gerarchia. Pertanto, sembra irragionevole pensare che possiamo imparare qualcosa da gruppi come quelli ortodossi ma non dalla Fraternità San Pio X. Inoltre, alcuni cardinali influenti hanno già affrontato gli errori della Fraternità; ripeterli non cambierà nulla a questo punto. Allora, cosa possiamo imparare dalla Fraternità San Pio X?
Credo che l’imminente scisma possa ricordare a Roma che «la salvezza delle anime, che deve sempre essere la legge suprema nella Chiesa, va tenuta sempre presente» (CIC, can. 1752). Per essere chiari, non sto dicendo né sottintendendo che Roma abbia mancato di sostenere la legge suprema della Chiesa. Tuttavia, esiste la percezione (a prescindere dal fatto che sia vera o falsa) che Roma oggi tenda a enfatizzare la grandezza dell’umanità e la missione di comunione fraterna a scapito della necessità della grazia santificante e della comunione soprannaturale (cfr. Papa Pio XII, Mystici Corporis, 60-65). Che ci piaccia o no, la Fraternità San Pio X (SSPX) si distingue proprio per quest’ultimo tipo di chiarezza.
D’altra parte, nonostante i loro chiarimenti teologici e le loro intenzioni (che presumo siano buone e animate dalla carità), le azioni della Fraternità alimentano — come le ha definite padre Gerald Murray — uno «spirito separatista» (2:15:26), almeno nel foro esterno. Inoltre, conosco anime la cui «apertura fondamentale» (cfr. Donum Veritatis, §29) ad accettare l’autorità magisteriale è stata indebolita dai loro commenti — i quali, sebbene a volte sollevino domande o preoccupazioni valide, sembrano pericolosamente vicini a sostenere un «magistero supremo della coscienza» (cfr. Donum Veritatis, §38). Ciononostante, nonostante queste critiche, non c’è alcun dubbio che essi credano sinceramente che la salvezza delle anime sia la legge suprema della Chiesa.
Nostro Signore avverte che la via della salvezza è stretta (Matteo 7,13-14) e che non c’è nulla di più prezioso delle nostre anime (Matteo 16,26). San Paolo dice: «Operate la vostra salvezza con timore e tremore» (Filippesi 2,12). Nel mio percorso di avvicinamento alla fede, sono stato guidato da sacerdoti straordinari che credevano davvero in questi passaggi. Erano «prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Matteo 10,16), con una sensibilità pastorale radicata nell’opera misericordiosa di conquistare anime a Cristo. Mi hanno fatto capire che la mia anima sarebbe andata perduta se non avessi intrapreso il cammino, lungo tutta la vita, di conversione dai miei peccati (cfr. Giovanni 8,24). Hanno camminato con me per un certo tempo, ma non hanno avuto paura di confrontarsi con me con carità e verità (Luca 24,13-26).
Roma, oggi, ama camminare con la maggior parte dei gruppi e sembra accontentarsi di farlo all’infinito. Tuttavia, un dialogo senza fine rischia sempre di cadere nelle fosse che noi peccatori scaviamo (cfr. Proverbi 26,27). A un certo punto, il maestro deve richiamare gli uomini stolti e la loro lentezza di cuore (cfr. Luca 24,25); ciò viene fatto per il loro bene quando crediamo veramente che le anime debbano essere salvate.
Il dialogo formale tra la Fraternità San Pio X e il Vaticano è fallito; ma forse, in un’ipotetica prospettiva di speranza, è proprio qui che Roma potrebbe «ascoltare» Écône nello spirito sinodale. La Fraternità San Pio X è disposta ad adottare qualsiasi misura estrema ritenga necessaria per salvare le anime che crede sinceramente siano in pericolo. Forse, allora, questa tragica situazione di stallo può essere un’opportunità per Roma di rinnovare questo zelo — uno zelo che mostri chiaramente al mondo che la salvezza delle anime è sempre la legge suprema, contro qualsiasi malinteso o percezione che possa indicare il contrario.
Anche alla luce di questa lezione, supplico con affetto i miei fratelli e le mie sorelle che frequentano le cappelle della Fraternità: rimanete nella Barca di Pietro. Come scrisse san Girolamo a papa Damaso:
Poiché non seguo alcun capo se non Cristo, così non comunico con nessuno se non con la vostra beatitudine, cioè con la cattedra di Pietro. Poiché questa, lo so, è la roccia su cui è edificata la Chiesa!… Questa è l’Arca di Noè, e chi non vi si troverà perirà quando il diluvio prevarrà (Genesi 7,23). (Lettera 15.2)
Al momento non sappiamo cosa costituisca esattamente la «cooperazione formale» allo scisma per i laici comuni; ma cooperare in qualsiasi modo che rischi di portarci fuori dalla Chiesa edificata su Pietro semplicemente non ne vale la pena.
Sono ben consapevole che alcune figure della gerarchia abbiano causato confusione e scandalo a molti fedeli, me compreso. Condivido la frustrazione per l’evidente doppio standard nell’applicazione delle sanzioni canoniche alle diverse fazioni ecclesiali. Posso ammirare lo zelo della Fraternità per la salvezza delle anime; ma, per favore, non mettete in pericolo né rischiate di minare la vostra. C’è un terribile diluvio, anche ai livelli più alti dell’autorità ecclesiastica. Capisco perfettamente che la Fraternità non riterrà valido lo scisma; ma quando verrà promulgata quell’inevitabile dichiarazione, per favore, non abbandonate la Barca.
Nicolas Castelli
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