Breccia di Porta Pia

 

di Luca del Pozzo

 

Apparentemente non sembrerebbe esserci nulla di più diverso e distante tra l’ultima fatica letteraria di Ken Follett e le celebrazioni dei 150 anni della breccia di Porta Pia. Ma, appunto, si tratta di mera apparenza. Nell’un caso come nell’altro infatti vi è la riproposizione di stantii luoghi comuni e pregiudizi  – il Medioevo oscurantista, violento e teatro delle peggiori nefandezze umane con la gerarchia ecclesiastica immancabilmente dalla parte sbagliata della storia, nel caso di Follett, cui fa da contraltare la gloriosa epopea risorgimentale che portò all’Unità d’Italia e alla fine del potere temporale della chiesa, nel caso di Porta Pia – la cui inossidabilità sembra non essere minimamente scalfita. Il che è oltremodo sorprendente (ma fino a un certo punto) se solo si consideri la mole di studi e ricerche dei decenni passati che hanno avuto il merito di restituire – sulla base di un approccio bollato con sprezzo ideologico come “revisionista” da certa storiografia per troppo tempo egemone in Italia (e non solo), e che al contrario rappresenta la vera essenza del lavoro di ogni storiografia degna di questo nome – di restituire, dicevamo, un’immagine del Medioevo e dell’Unità d’Italia più aderenti alla realtà dei fatti e perciò stesso distanti anni luce dalle narrative ufficiali. E’ grazie a questi studi che oggi si può affermare (ma non sempre si può dire) che l’Unità d’Italia fu in realtà una vera e propria guerra di conquista voluta e finanziata in primis dalla finanza e dalle massonerie  d’Oltremanica, che puntavano ad esportare il “modello piemontese” (il Piemonte era di fatto in mano ai banchieri inglesi) in tutta la penisola, con ciò completando l’abbattimento del potere della chiesa. Che poi la perdita del potere temporale fu in realtà benefica per la chiesa e per la sua missione, questo è vero ma è un altro paio di maniche. Tra l’altro, giova ricordare che fra i tanti effetti collaterali di quella guerra ce n’è uno spesso sottaciuto e che ha a che fare con uno degli evergreen della polemica politica, ossia il colossale debito pubblico italiano il cui zoccolo duro risale, guarda caso, a quei fatti. E per quanto riguarda il Medioevo, basti qui ricordare che in quei secoli nacquero, con un influsso decisivo del tanto vituperato cattolicesimo, cosucce tipo il libero mercato, le università, gli ospedali, le cattedrali (tanto amate da Follett), l’agronomia e l’agricoltura, il monachesimo che letteralmente plasmò la civiltà europea, per non parlare dei capolavori della letteratura mondiale tra cui la Commedia, e innumerevoli personaggi che hanno lasciato un’impronta indelebile. Quanto alla violenza e alle guerre di religione (nel cui novero non rientrano le crociate che intanto furono pellegrinaggi armati, e se proprio le si vuole classificare come guerre sarebbe più corretto definirle di ri-conquista, posto che  – piccolo dettaglio  – i luoghi sacri erano stati prima occupati dai musulmani) il secolo appena trascorso è stato di gran lunga il più orrendo e violento di sempre, ma anche quello più antireligioso della storia: vorrà dire qualcosa? Altro che secoli bui il Medioevo, e anzi sarebbe anche ora di rivedere il nome stesso che già reca in sé un pregiudizio che come tutti i pregiudizi non ha nulla a che vedere con la verità dei fatti.

 

(da una lettera inviata al direttore de Il Foglio)

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