I giudici di Karlsruhe, la Corte Costituzionale tedesca, hanno chiesto chiarimenti alla Bce sull’applicazione del Qe. Una decisione che potrebbe avere un impatto sui programmi di sostegno agli stati colpiti dalla Covid-19, e persino sulla tenuta della zona euro. Un articolo di Stephan Baier, pubbligato sul Die-Tagestpost, nella traduzione di Alessandra Carboni Riehn.

 

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La sentenza di Karlsruhe sugli acquisti di titoli della BCE è discutibile e giunge in un momento inopportuno.

Le sentenze della Corte Costituzionale tedesca non possono essere spiegate in dieci righe: ma comunque no, Karlsruhe non ha vietato gli acquisti di titoli da parte della BCE.

Spiegare le sentenze della Corte costituzionale tedesca in dieci righe è tanto difficile per i giornalisti quanto per gli avvocati. Quindi, prima di tutto diciamo questo: no, Karlsruhe non ha vietato l’acquisto di titoli da parte della BCE, non ha esautorato la Commissione UE e non ha abrogato risoluzioni di vertici UE. Infatti nulla di tutto questo è possibile. La Corte suprema tedesca vincola le istituzioni tedesche secondo il diritto tedesco. Niente di più.

Una sentenza disorientante

Tuttavia, la sentenza di ieri è “disorientante”, come ha ben riconosciuto il presidente della Corte Andreas Voßkuhle. Perché, in primo luogo, i giudici si espongono al sospetto di fare politica: era ben stata una decisione politica quella di difendere a tutti i costi (“whatever it takes”) la stabilità economica, politica e, in ultima analisi, sociale dell’area dell’euro. Se, così facendo, il mandato della Banca Centrale Europea (BCE) sia stato interpretato in modo ampio o esteso oltre il dovuto è a sua volta una questione più politica che giuridica. Ad ogni modo, in un’economia in crisi la BCE non sarebbe in grado di adempiere al suo mandato fondamentale di assicurare la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro e quindi di mantenere il potere d’acquisto della moneta comune.

In secondo luogo, la sentenza di Karlsruhe rafforza il vecchio, praticamente inestirpabile sospetto che l’intera area dell’euro, anzi tutta l’UE, dovrebbe, nel dubbio, obbedire pedissequamente ai diktat tedeschi. Se Karlsruhe vieterà effettivamente alla Bundesbank (allo scadere dei prossimi tre mesi) di attuare le decisioni prese anni fa, i partner europei vedranno in questo un sabotaggio di decisioni comuni.

La sentenza di Karlsruhe destabilizza la fiducia

In terzo luogo, la sentenza di Karlsruhe relativa ai passati acquisti di titoli (dal 2015 al 2018) mina l’effetto psicologico dei 750 miliardi di euro di acquisti di titoli previsti oggi per contrastare la crisi da pandemia: in fin dei conti l’economia si basa in buona parte sulla psicologia. La stabilità delle valute e delle economie dipende anche dal fatto che tutti credano in esse. Se adesso un’unica Corte suprema nazionale può far vacillare le misure di politica finanziaria congiunte dell’UE e della BCE, chi crederà ancora che le misure di salvataggio dalla crisi pandemica dell’UE arriveranno veramente? La sentenza di Karlsruhe destabilizza così, in tempi di fragilità economica, la fiducia nel futuro dell’area dell’euro. Può darsi che la sentenza, da un punto di vista giuridico, sia ingegnosa. Psicologicamente, è estremamente pericolosa.

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