Corruzione. Foto di Gordon Johnson da Pixabay 

 

 

di Mattia Spanò

 

È esilarante leggere stuoli di cani da guardia del potere che compulsano le avvilenti vicende Soumahoro e Qatargate. Ancora più ridere fa l’appello di Ursula Von der Leyen ai “più alti standard di indipendenza e integrità” che dovrebbero caratterizzare i funzionari europei. Lei che, da ministr* della Difes*, ha conferito per assegnazione diretta contratti di consulenza multimilionari a McKinsey – la stessa società incaricata da Draghi di contribuire al recovery plan per una cifra irrisoria: quando le somme sono “simboliche”, i cattivi pensieri sono perfino più tormentosi – e scambiava messaggini WhatsApp con Albert Bourla, CEO di Pfizer, durante la trattativa per l’acquisto di miliardi di dosi a un prezzo tutt’altro che di favore. O che accontenta solo in parte Zelensky che chiede 50 milioni di lampadine a led per risparmiare energia, regalandone solo 30 milioni pagate coi soldi dei contribuenti. Di questo passo, per accenderle dovranno arruolare un esercito di Fester Addams.

Fanno ridere i “giornalisti a caccia della verità” che scrivono di Panzeri, Renzi, Moretti, i sacchi di banconote in casa all’insaputa di Kaili che chiama in causa Borrell, il di lei compagno Francesco Giorgi che viveva in una “cattolicissima villetta” ad Abbiategrasso, senza nemmeno spendere due parole per informare il lettore da quali particolari si distingua una villetta cattolicissima da un’altra semplicemente cattolica, o agnostica, o rastafariana. Se non che parliamo degli stessi segugi che di fronte alle clamorose evidenze scientifiche e i gravissimi fatti giudiziari – la sentenza della Corte Costituzionale, le dichiarazioni di AIFA nel Lazio sull’assenza della documentazione di base necessaria alla distribuzione dei vaccini contro il Covid – di fronte alle morti improvvise e alle centinaia di migliaia di effetti avversi gravi di colpo, come le tre scimmiette, diventano ciechi, sordi e muti.

Personaggi che sino a qualche giorno fa intasavano le redazioni di cablo sulle borsette della moglie di Soumahoro, le chiappe della moglie di Soumahoro, Bersani nel negozio di Louis Vuitton, Soumahoro che rivendica il diritto all’eleganza, Fratojanni che non poteva non sapere e ancora, ancora, ancora, adesso si gettano a corpo morto a caccia di malversazioni di carneadi, diciamolo pure, come Panzeri, ma ignorano le devastanti esternazioni di Matt Taibbi ed Elon Musk sul laptop di Hunter Biden, e su come Twitter censurava i profili sgraditi, o spediscono nella rubrica bricolage l’arresto del nerd più allucinato e truffatore a memoria d’uomo, quel Sam Bankman-Fried che rischia 115 anni di carcere dopo aver rubato, dritto per dritto, 36 miliardi di dollari agli investitori su FTX.

Intendiamoci: la corruzione è una gran brutta cosa, come l’abigeato o passare il valico di Brogeda in compagnia di Marco Cappato. Sono i birignao da verginelle incredule che risultano veramente insopportabili. Quelli, e l’assoluta mancanza di correlazione con alcune evidenze abbastanza clamorose, in particolare due.

La prima. A livello europeo stiamo assistendo ad un regolamento di conti micidiale fra Commissione e Parlamento europei. Non mi riferisco soltanto all’arcinota antipatia che separa Von der Leyen da Charles Michel, ma ad una guerra di potere in piena regola dove ad essere colpita è l’istituzione elettiva, a vantaggio dell’apparato burocratico. Il pericolo non è il burocrate immune da qualsiasi indagine, ma il parlamentare eletto dal popolo. Il burocrate incorruttibile non eletto – cioè non eletto né corrotto da noi sciacqualattughe, beninteso – prevaricherà ancora di più i Panzeri e le Kaili, figure modeste di un’istituzione spompata e sostanzialmente consultiva.

La seconda. Se lo scandalo Soumahoro da una parte mette in luce una serie di insopportabili ipocrisie, dall’altra rischia di innescare qualcosa di molto simile a Tangentopoli, quanto meno in termini di conseguenze: la Prima Repubblica corrotta e spendacciona rappresentava un’Italia forte e influente, mentre la Seconda con il caravanserraglio di nani e ballerine ha assolto il compito di sopprimere ciò che restava di buono in Italia. Pensando al peggio, la domanda spontanea è: la Terza la chiamiamo Repubblica o Triumvirato di Commissari?

Insomma, la strada maestra di umiliare, svilire e denigrare la politica non solo non è stata abbandonata, ma diventa via via più severa. Attenzione, perché il senso di impotenza cresce, e gli spazi di potere diretto o delegato si restringono paurosamente. È infinitamente preferibile un politico mediocre, ricattabile e corrotto ad un tirann* che non paga pegno e non deve rispondere di nulla a nessuno.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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