Torniamo a parlare di p. James Martin. Questa volta con l’articolo di p. Fr. Dwight Longenecker un sacerdote statunitense, che dopo aver studiato Teologia in Inghilterra, era stato ordinato sacerdote nella confessione Anglicana. In seguito alla sua conversione alla Chiesa Cattolica nel 1995 è tornato negli Stati Uniti e ammesso al sacerdozio cattolico.  L’articolo è a proposito di una polemica in corso negli Stati Uniti che molto rivela degli errori dottrinali e pastorali del Gesuita di cui abbiamo spesso parlato, ad esempio qui, qui, qui e qui.

Padre James Martin, gesuita

Padre James Martin, gesuita

“Jim l’ambiguo” ci riprova con la sua solita miscela di mezze verità, sentimentalismo subdolo e infida segnalazione della virtù.

In un lungo thread su Twitter aveva piagnucolato per il trattamento da parte del vescovo verso una scuola superiore cattolica sul licenziamento di un insegnante che aveva contratto un matrimonio omosessuale. Consentitemi di dire innanzitutto che questo post  non  riguarda in particolare il problema LGBT o l’omosessualità. Non ho opinioni personali su questo a parte l’insegnamento della Sacra Scrittura e il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Ma padre Jim sì. Tweets: (per comodità di lettura mettiamo il post su Facebook, n.d.t.)

 

(Trad: L ‘ Arcivescovo di Indianapolis ha negato la richiesta di un liceo gesuita di tenere la loro tradizionale “Messa dello Spirito Santo” per iniziare l’anno scolastico. Perché? Perché la scuola si è rifiutata di licenziare un insegnante gay che si era sposato civilmente.

In altre parole, l’Arcivescovo nega l’Eucaristia agli studenti delle scuole superiori in quella scuola all’inizio del loro anno scolastico. In altre parole, sta evitando ai preti “in piena regola” e in piena regola di celebrare una Messa per i giovani. La scuola gesuita Brebeuf ha fatto un ricorso alla Congregazione per l’educazione cattolica del Vaticano.

Per contestualizzare, l’Arcidiocesi aveva detto in precedenza che sia la vita privata che quella professionale dei dipendenti della scuola devono “trasmettere” e “sostenere” l’insegnamento cattolico. Ma non richiede che le scuole licenzino i cattolici che sono divorziati e risposati senza annullamento, che utilizzano il controllo delle nascita, che utilizzano la Fivet, o che non partecipano alla Messa tutte le domeniche (tutte cose contro l’insegnamento cattolico). Né richiede che le scuole licenzino i dipendenti protestanti, ebrei o agnostici (le cui vite non “sostengono” l’insegnamento cattolico). Non chiede loro di licenziare gli insegnanti che non donano ai poveri (contro il Vangelo, che è il cuore dell’insegnamento cattolico).

Gli unici dipendenti le cui vite sono poste sotto un microscopio morale sono le persone LGBT. Questo è chiaramente discriminatorio. Negare l’Eucaristia agli scolari per questo motivo non fa altro che peggiorare la situazione.

Dichiarazione di William Verbryke, SJ, il presidente della scuola: https://brebeuf.org/update-from-brebeuf-jesuit-president-fr-bill-verbryke-s-j/

NB: L’Arcivescovo permette di celebrare la Messa giornaliera delle 7:45 AM (tipicamente, nelle scuole superiori per un numero ridotto di ragazzi, anche se tutti gli studenti e la facoltà sono invitati) ma non per la tradizionale “Messa dello Spirito Santo,” dove l’intero corpo studenti e la facoltà sono presenti. Il che rende la logica della faccenda ancora più inspiegabile.)

 

Ancora una volta fendiamo la nebbia del sentimentalismo di “Jim l’ambiguo” e la deliberata confusione sulle questioni. P. Jim sottolinea l’ipocrisia di molti cattolici. Saltano la Messa, non donano ai poveri, sono divorziati risposati, usano il controllo delle nascite, insegnano in una scuola cattolica, oppure sono protestanti o ebrei.

Dice che il trattamento verso le persone LGBT che sono le uniche messe sotto un “microscopio morale”.  No. Non è vero. Le persone LGBT non vengono poste al microscopio morale più di altri dipendenti. Non è il fatto che siano LGBT o addirittura che possano essere attivamente LGBT.

Il problema è che si sono sposati.

Che cos’è il matrimonio? È un’azione pubblica e formale che porta a una condizione permanente. Ti sposi e rimani sposato per tutta la vita. Questo è il matrimonio. Secondo l’insegnamento cattolico il matrimonio è un sacramento che può essere contratto solo tra un uomo e una donna. Pertanto un matrimonio omosessuale è una rinuncia formale, pubblica e permanente alla vita e all’insegnamento cattolici.

Inoltre, poiché il matrimonio è un sacramento, un matrimonio omosessuale per un cattolico è una profanazione del sacramento tanto quanto lo è calpestare l’ostia consacrata, urinare nel fonte battesimale o profanare il confessionale.

E quella profanazione del sacramento è un’azione pubblica e formale.

Questo non rientra, quindi, nella stessa categoria del saltare la Messa, non dare soldi ai poveri, usare la contraccezione o la fecondazione in vitro o essere sposati dopo un divorzio senza annullamento.

Un matrimonio omosessuale è, per sua stessa natura, non solo una profanazione del sacramento e un ripudio pubblico della fede cattolica, ma è anche permanente e irrimediabile. Cioè, la condizione non può essere modificata. Tutti gli altri peccati possono essere modificati. Puoi confessare di saltare la Messa e iniziare ad andare a Messa. Puoi smettere di usare i contraccettivi. Se sei ebreo o protestante potresti convertirti. Puoi confessare l’uso della fecondazione in vitro e non farlo di nuovo. Se sei divorziato e risposato c’è la possibilità che tu possa ottenere un decreto di nullità e regolarizzare il tuo matrimonio, e se ciò non è possibile potresti vivere insieme come fratello e sorella senza peccato.

Ma un matrimonio omosessuale è, per sua natura, un ripudio pubblico permanente non solo del sacramento del matrimonio, ma anche della fede cattolica. L’unico modo per rimediare sarebbe che la coppia dello stesso sesso divorziasse e vivesse una vita casta.

Il problema più grande qui non è solo il falso insegnamento di “Jim l’ambiguo”, ma il fatto che deve  sapere  che sta fuorviando i fedeli. È un gesuita. Dovrebbero essere tra i più brillanti e i migliori, giusto? Sono quelli con la formazione e l’istruzione cattoliche superiori, giusto?

Pertanto, dobbiamo presumere che padre Martin sappia esattamente cosa sta facendo non solo per normalizzare questo comportamento, ma anche per incoraggiare la profanazione di un sacramento della Chiesa cattolica di cui (ci ricorda costantemente) è un “sacerdote in piena regola”.

Quale altro “sacerdote in piena regola” può cavarsela nel difendere pubblicamente, ripetutamente e rumorosamente la profanazione di un sacramento della chiesa e nell’attaccare un vescovo che cerca di definire e difendere la fede? Un altro qualunque sacerdote sarebbe autorizzato a difendere pubblicamente la profanazione di un sacramento in questo modo?

Facciamo conto che il sacramento in questione non sia il sacramento del matrimonio, ma il sacramento della confessione. Facciamo conto che per ragioni sentimentali e “pastorali” un prete abbia fatto sesso con una penitente nel confessionale.  Immaginiamo ora che un altro prete difenda quel prete e blateri una montagna di assurdità sentimentali su come il prete fosse “pastorale” e sapesse che la donna in questione “aveva bisogno di amore genuino” e come il prete abbia “offerto cura e attenzione verso la donna e come stesse costruendo ponti per le donne bisognose nella parrocchia”.

E che quel prete che ha difeso la profanazione del sacramento continui a lamentarsi innocentemente “Ma io sono un prete in piena regola! Sono un prete in piena regola! Sono un prete in piena regola! ”

Tutti gli suggerirebbero di sentirsi in colpa piuttosto che di sentirsi in regola.

 

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