Coronavirus tra “igiene sociale” e “vendetta” del Pianeta

Parigi

 

 

di Pierluigi Pavone

 

1.

Circolano strane interviste e associazioni tra ecologismo ideologico e Coronavirus, quasi una provvidenza naturalistica con cui il Pianeta punisce i paesi industrializzati. Alcuni esempi inquietanti? Lo strano panteismo vendicativo di Leonardo Boff, che legge le infezioni mortali come “rappresaglia di Gaia” (leggi qui). La causa? Ovviamente le industriali e capitaliste offese che  l’uomo ha protratto contro il Pianeta (evidentemente essere personale-divino, per l’ex-prete, teologo – si fa per dire – della liberazione).

Parallelamente, circolano proposte para-governative forse demagogiche, forse infondate, forse semplicemente irresponsabili, di far ripartire tutto in Italia, come se nulla fosse accaduto del Coronavirus, della quarantena, del rischio contagio.

Tutto porta ad una seconda riflessione esistenziale, dopo quella sulla libertà (leggi qui). Non si tratta solo di una riflessione sul senso di bloccare l’economia di un intero paese e poi dal nulla riaprire tutto, con la possibilità di una epidemia da contagio peggiore della prima. Non si tratta neppure della religione ecologista (ne ho già discusso qui). Sono persuaso che, in questo caso, si tratti del credo religioso eugenetico.

Un credo nella (Sacra) Selezione. Non però naturale, cioè determinata in base al caso (come in Darwin). Determinata invece positivamente e intenzionalmente, per il benessere della Società. Per gli ambientalisti si potrebbe (dovrebbe) fare a meno dell’uomo, per il benessere del Pianeta divino; per gli ingegneri sociali, si potrebbe fare a meno degli incapaci a resistere alle infezioni, per il benessere della collettività.

Sembra una provocazione. Per molti è una religione. Lo Stato ha o no il potere, il diritto e persino il dovere di eliminare le persone non degne o non adatte a vivere, tutelando e potenziando le migliori, quelle con più mezzi economici e prestanze biologiche? Perché – per il bene maggiore della società – non si dovrebbero riaprire tutti i settori dell’economia, anche esponendo la popolazione a nuovi e prevedibili rischi di contagio? I più forti resisterebbero e il Coronavirus sarebbe in piccolo quello che per i Futuristi era la guerra: igiene sociale.

 

2.

Per secoli si è combattuto in Europa, al prezzo di migliaia di inutili morti, per la gloria dei sovrani, la potenza degli Stati, il prestigio di una manciata di dinastie nobiliari spesso imparentate tra loro. Le Guerre Mondiali hanno insegnato che si poteva (e si può) combattere per puro odio, desiderio di vendetta, umiliazione e distruzione del nemico mortale. Proprio quelle guerre, la cui potenza distruttiva era l’effetto collaterale della secolare esaltazione della scienza, fino all’apice della seconda rivoluzione industriale nell’utopia della belle époque, quando le socialdemocrazie nord-europee applicavano – contro i propri cittadini – ampli programmi di eugenetica negativa, volti ad eliminare i malati. I “nuovi inferiori”, dopo il razzismo settecentesco. Il razzismo è una componente essenziale. Talmente essenziale che può subire una evoluzione concettuale, dal colore della pelle ai geni, da una caratteristica esterna del corpo ad una componente biologica più intima. Talmente essenziale da essere una matrice religiosa delle nuove società laiche. Talmente essenziale da essere la matrice religiosa della laicità odierna.

 

3.

È una questione di positività. Non al virus, ma al metodo di analisi. Positivo come scientifico, dimostrabile, certo. Già Comte, il più importante rappresentante del Positivismo, era convinto che la Storia dell’Umanità (il Grande Essere) si dispiegasse attraverso la successione di tre grandi epoche culturali e ideologiche: quella religiosa dei governi teocratici, quella metafisica delle aristocrazie, quella positiva delle repubbliche laiche. Un modello che vedeva la storia come progresso necessario e razionale, volto al trionfo della scienza e a poter elevare la politica e ogni comportamento sociale, morale, economico al rango delle scienze positive. Comte – pur presentandosi come alfiere della emancipazione religiosa – faceva della Scienza stessa una religione. E non solo una religione sociale sostitutiva del Cristianesimo. Faceva della Scienza la religione e il metodo di analisi e costruzione della società stessa. Faceva della Società l’oggetto di studio. Sociologia.

 

4.

L’influenza che questa ideologia ebbe nelle socialdemocrazie europee tra XIX e XX secolo, fu un’influenza eugenetica. Il potere sovrano, scolpito dai principi di libertà e uguaglianza della Rivoluzione Francese, applicava la religione della scienza a ingegneria sociale. Coerentemente in quegli anni – poco più di un secolo da noi – F. Galton aveva modo di sperare che l’eugenetica fosse introdotta nella coscienza nazionale come una nuova religione. Una lotta auto-diretta e religiosa per il miglioramento della specie. Un evoluzionismo scientifico e sociale, in grado di eliminare il malato e plasmare un uomo superdotato.

Un nobile e positivo razzismo, che una volta riguardava l’uomo di colore, poi il malato. Oggi colui che non è in grado di resistere all’infezione del virus più famoso in questi mesi, pur dovendo tornare a lavorare (e a esporsi), per il bene comune.

Che sia questa matrice a determinare – forse anche inconsciamente – la proposta, fatta senza alcuna competenza medica, di far tornare tutti nella giungla del possibile contagio, dove i più forti resisteranno e salveranno l’economia del paese, con buona pace degli inferiori?