Dopo una già interessantissima prima parte, continua qui l’intervista di Armin Schwibach* con Sua Eminenza il cardinale Gerhard Müller riguardo ai temi più caldi del 2019. Schwibach, con domande stimolanti e talvolta scomode, e il card. Müller, nella sua profondità e cultura e grazie alla sua notevole capacità di analisi, sono riusciti a creare un documento prezioso, quasi un trattato da studiare e su cui meditare lasciato in eredità al nuovo anno. Ringraziamo il prof. Schwibach per il suo lavoro e Kath.net per aver ospitato l’intera intervista originale.

Ecco la seconda parte nella mia traduzione.

Elena Mancini

 

*Si può seguire l’autore su Twitter

 

Card. Gerhard L. Muller

Card. Gerhard L. Muller (CNS photo/Paul Haring)

 

Schwibach: Eminenza, il “Sinodo dell’Amazzonia” è già stato menzionato. Se se ne parla, si deve parlare anche degli pseudo-riti nei Giardini Vaticani, nella Basilica di San Pietro, a Santa Maria in Traspontina. Solo un coraggioso austriaco ha avuto il merito, per amore della Chiesa e della Madre di Dio, di mettere fine almeno in parte a questo spettacolo indegno con quella “caduta degli idoli nel Tevere”, che è stata accolta favorevolmente da molti.

Come valuta queste pratiche durante un Sinodo che ha perso un po’ la propria identità mischiandosi a una dimensione politica e di politica ecclesiale? Come dobbiamo guardare all’ordine del giorno del Sinodo, unito al documento finale, ormai ampiamente diffuso?

 

Cardinale Müller: Noi crediamo nell’unico Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Adoriamo solo lui, mentre abbiamo orrore degli dèi dei pagani e dei loro simboli, perché privano gli uomini “della libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,21).

Dio ha creato il mondo e il clima e anche l’Amazzonia, ma tutto per il bene degli uomini. È solo per noi esseri umani e per la nostra salvezza che il Figlio di Dio è sceso dal cielo e si è fatto carne nella Vergine Maria e si è fatto uomo, per dare a noi esseri umani la grazia della figliolanza di Dio, affinché possiamo conoscere e amare Dio.

La Chiesa deve parlare di Dio, di Cristo, del Vangelo, degli strumenti di salvezza e della vita eterna. In questo senso quello che possiamo fare riguardo al clima, è migliorarlo innanzitutto tra noi e migliorare il nostro modo di comportarci. Ci sono troppe lotte partitiche e di potere nella Chiesa. Pensare in modo stolto nelle categorie politiche di conservatori e progressisti, sta danneggiando l’unità della Chiesa nella verità di Cristo.

 

Schwibach: Infine, una domanda sul “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” del 4 febbraio 2019, dove si afferma: “La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi”.

La diversità delle religioni – voluta da Dio? Immediatamente sono state sollevate domande e formulate dichiarazioni. Il Vaticano si sta impegnando molto per dare a questo documento la più ampia diffusione possibile, da ultimo durante il viaggio di Papa Francesco in Thailandia e in Giappone. 

Durante l’Udienza generale del 3 aprile 2019, Francesco ha dichiarato: “ma perché il Papa va dai musulmani e non solamente dai cattolici? Perché ci sono tante religioni, e come mai ci sono tante religioni? Con i musulmani siamo discendenti dello stesso Padre, Abramo: perché Dio permette che ci siano tante religioni? Dio ha voluto permettere questo: i teologi della Scolastica facevano riferimento alla «voluntas permissiva» di Dio. Egli ha voluto permettere questa realtà: ci sono tante religioni; alcune nascono dalla cultura, ma sempre guardano il cielo, guardano Dio. Ma quello che Dio vuole è la fraternità tra noi e in modo speciale – qui sta il motivo di questo viaggio – con i nostri fratelli figli di Abramo come noi, i musulmani. Non dobbiamo spaventarci della differenza: Dio ha permesso questo. Dobbiamo spaventarci se noi non operiamo nella fraternità, per camminare insieme nella vita.”.

“Voluntas permissiva”… Come dobbiamo intendere tutto questo?

 

Card. Müller: La fede è efficace per la salvezza solo se si esprime liberamente come devozione interiore a Dio e come recita corale e pubblica del Credo della Chiesa Cattolica, nella fiducia verso Dio e nell’amore per Lui più che per qualunque altra cosa.

Le autorità statali devono rispettare e garantire la libertà religiosa, in quanto è un diritto fondamentale insito nella natura dell’uomo, che deriva dalla sua dignità di persona. Nella sua coscienza, tuttavia, l’uomo è obbligato a cercare la verità e, laddove gli viene proclamata la verità del Vangelo di Dio e di Cristo, ad assumere quest’ultima e ad accettare la professione di fede della Chiesa di Cristo. Se questo in determinate circostanze venga colpevolmente rifiutato, può essere deciso solo da Dio nel suo giudizio individuale. Tuttavia, la Chiesa non deve relativizzare la propria missione e cioè quella di annunciare il messaggio di Gesù a tutti gli uomini e di proporre loro la sua salvezza, che viene accettata attraverso la fede e il battesimo e per mezzo della quale siamo inseriti nella Chiesa come corpo di Cristo.

Come cristiani, rispettiamo le decisioni, prese in coscienza, di tutte le persone. Sappiamo che in linea di principio con l’aiuto della ragione tutti possono riconoscere l’esistenza di Dio e che il Signore ha inscritto nei nostri cuori il principio morale fondamentale che spinge a fare il bene ed evitare il male – anche laddove il Decalogo della rivelazione non è ancora conosciuto.

Papa Francesco esprime solo una naturale verità della ragione, la quale verità diviene ancora più profondamente chiara attraverso la Rivelazione, e cioè che tutti noi uomini discendiamo da Adamo (al di là della discussione biologica su monogenismo e poligenismo) e che come specie dobbiamo la nostra esistenza alla volontà creatrice. Siamo tutti “discendenza di Dio” (Atti 17:29), cioè abbiamo Lui come nostro Creatore e Padre. Egli ci conduce insieme verso l’unica umanità in Cristo.

Indipendentemente dalla nostra appartenenza religiosa, non potremmo mai dire a coloro che negano Dio, come fece Caino quando uccise suo fratello Abele: “Sono forse il guardiano di mio fratello?” (Gen 4, 9). Il comandamento della carità attiva vale nei confronti di tutti gli uomini, addirittura anche nei confronti dei nostri nemici. Ed è anche importante dire che nella società e nello stato, nella scienza e nella cultura, dobbiamo impegnarci e collaborare per il bene comune (Gaudium et spes 42). Dal momento che le persone sono amate da Dio nella loro diversità, dobbiamo rispettarle anche in questa diversità – tranne quando peccano contro Dio e abusano della loro libertà.

Rispetto al termine molto ampio di “religione” si deve fare una distinzione. C’è una disposizione morale-religiosa per cui ogni persona è ordinata a Dio, lo deve ringraziare per la propria esistenza e da Lui può aspettarsi la salvezza temporale ed eterna. Le persone appartengono poi alle specifiche comunità religiose o per abitudine o per libera decisione.

Dal punto di vista cristiano, sappiamo che Dio conduce gli uomini alla salvezza e gli rivolge molti atti di carità (At 14,17) e con questo ha manifestato ” la sua eterna potenza e divinità” (Rm 1,20). Anche se essi ignoravano ancora l’esistenza di Cristo eppure lo cercavano secondo la volontà di Dio (Atti 17:27), ogni qual volta hanno cercato e adorato un potere superiore, senza saperlo adoravano il vero Dio, implicitamente e intenzionalmente (Atti 17:23).

Tutto ciò che si trova nelle varie religioni dell’umanità e nella ricerca della verità e della salvezza, nel vero, nel buono e nel bello, nasce dalla volontà salvifica universale di Dio nostro Salvatore, che vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Dio realizza ciò storicamente attraverso l’unico mediatore tra l’unico Dio e tutti gli uomini: l’uomo Cristo Gesù (1Tm 2,4s).

Le religioni storiche appartengono quindi alla provvidenza di Dio, attraverso la quale egli realizza la volontà di salvezza universale nel suo Figlio che si è fatto uomo, e ciò per mezzo della Chiesa come sacramento di salvezza del mondo in Cristo (LG 1; 45; GS 48).

Sulla volontà di Dio c’è molto da dire e anche da soppesare attentamente nel linguaggio teologico. Nella teologia classica il concetto di “volontà permissiva” di Dio si riferisce alla domanda del perché, nonostante l’efficacia perfetta della volontà di Dio (Allwirksamkeit nel testo originale, ndt.), Dio permetta la sofferenza di persone innocenti per mezzo di cause accidentali (Eigenwirksamkeit nel testo originale, ndt.). Scottante diventa poi la questione del perché Dio permetta il peccato, che potrebbe impedire solo se chiudesse lo spazio necessario per la realizzazione del bene superiore della libertà e conseguentemente dell’amore per Lui e per il prossimo che ne deriva (vedi in tutto Tommaso d’Aquino, De voluntate Dei, S.th. q. 19).

Per quanto riguarda l’esistenza del bene e del vero nelle religioni dell’umanità – al contrario di quello che avviene con le perversioni in esse presenti – va detto che Dio non solo la permette, ma la vuole attivamente come preparazione all’incontro storico con Cristo nella sua Chiesa.

Ciò che Dio certamente non vuole dell’Islam è la negazione della Trinità, dell’incarnazione, della figliolanza divina di Cristo e della redenzione dell’umanità attraverso di lui dal peccato. Affermare che tutte le religioni siano solo diverse espressioni del culto di Dio da Lui volute (anche nel linguaggio contraddittorio degli aderenti a questa teoria) significherebbe assegnare a Dio una contraddizione logica e così eliminare ogni possibilità di ragionamento e dialogo tra le religioni stesse. Questa affermazione è anche in modo formale e sostanziale diametralmente opposta al credo cattolico.

Ma in riferimento all’esecuzione della volontà di salvezza universale in Cristo noi cristiani possiamo giustamente dire e pienamente “considerare con rispetto” il fatto che Dio voglia attivamente che il musulmano confessi l’unico Dio e Creatore, che è onnipotente e misericordioso con tutti, voglia che egli creda nel giudizio sulle azioni buone e cattive e che si aspetti un’esistenza dopo la morte in paradiso o all’inferno (cfr. II Vaticanum, Nostra aetate 3; Lumen gentium 16). “Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna ” (Lumen gentium 16).

A parte le singole formulazioni, che potrebbero essere chiarite e protette da malintesi, l’intenzione generale della Dichiarazione di Abu Dhabi è da essere apprezzata. Essa è in linea con la lezione di Ratisbona di Papa Benedetto XVI, la cui affermazione di base è che nessuno può fare appello a Dio per giustificare la violenza contro persone di fede diversa. Un tempo molti studiosi islamici adottarono anche loro questa linea per la comprensione di Dio secondo il Corano.

Esiste una fratellanza che originariamente unisce gli uomini in Dio Creatore. Essa si differenzia in modo essenziale, sia nel cristianesimo che nell’islam, da quel pathos di fratellanza tipico della Massoneria, perché questo si basa su un assottigliamento del concetto di Dio fino a mero nozionismo/cifra. Cristiani, ebrei e musulmani, invece, sono convinti – accanto a tutte le loro differenze fondamentali – che Dio sia la pienezza dell’essere, senza la quale il mondo non avrebbe né origine né meta, e che senza Dio l’uomo sprofonderebbe necessariamente in senso filosofico e etico nel pantano del nichilismo.

Schwibach: Eminenza, La ringrazio tantissimo per il tempo che ci ha donato. Le auguro di tutto cuore un Natale ricco di benedizioni e un felice anno nuovo: speriamo che questo possa essere un po’ più tranquillo.

 

Facebook Comments
image_print
1