L’iniziativa del Convegno, organizzato dal Comitato Papa Pacelli, che si terrà venerdì 5 giugno 2026 alle ore 17 presso la Curia Generalizia dei Padri Gesuiti a Roma (Borgo Santo Spirito 4) si inserisce nell’ampio programma predisposto per quest’anno in cui si celebra il 150° anniversario della nascita del Ven. Pio XII.

Altri incontri si sono già tenuti a Roma, presso l’Oratorio dei Filippini, alla Chiesa Nuova, e presso il Convento dei Padri Domenicani a Santa Maria sopra Minerva.

Questo incontro, presieduto da S. Em. il Card. Dominique Mamberti, Cardinale Protodiacono e Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ed introdotto da P. Pascual Cebollada, Postulatore Generale della Compagnia di Gesù, si terrà, come si è detto, presso la Curia Generalizia dei Padri Gesuiti, sia per ricordare il legame storico tra questi religiosi e Papa Pacelli, sia perché attualmente la causa di beatificazione è seguita dalla loro Postulazione generale.

 

Circa la causa di beatificazione di Pio XII, occorre subito sgombrare il campo da un equivoco, che purtroppo è molto diffuso, ossia dall’idea che questa causa sia “bloccata” per un qualche motivo di politica ecclesiastica.

In realtà la causa, per quanto riguarda lo studio della vita e delle virtù di questo grande Papa, è già conclusa dal 19 dicembre 2009, allorquando Benedetto XVI promulgò il decreto che ne riconosceva appunto l’eroicità delle virtù e lo proclamava Venerabile.

Quello che attualmente manca per la beatificazione è la prova di un autentico miracolo: diversi casi sono allo studio, al fine di accertare se effettivamente si tratti di fatti (guarigioni) inspiegabili scientificamente, oppure se si tratti di grazie o di favori, che non abbiano però le caratteristiche richieste affinché si possa parlare di un vero miracolo.

Per questo il Comitato Papa Pacelli, unitamente alla Postulazione, è molto impegnato non solo nella organizzazione di Convegni e di celebrazioni commemorative, ma anche nella diffusione della devozione, e in particolare delle preghiere al fine di ottenere, per intercessione del Ven. Pio XII, l’auspicato miracolo.

 

Per tornare al Convegno del 5 giugno, esso si colloca in una data assai significativa per Roma, che vide la fine delle ostilità della Seconda Guerra Mondiale il 4 giugno 1944.

Il giorno successivo, ossia proprio il 5 giugno, il popolo romano si riversò in massa per le strade e raggiunse Piazza San Pietro, dove per tutto il giorno acclamò il Papa Pio XII considerandolo come il salvatore della città e per ringraziarlo per tutta la sua opera di soccorso, morale e materiale, durante gli anni bui della guerra.

Fu allora che Pio XII fu proclamato Defensor Civitatis, titolo che gli venne poi riconosciuto ufficialmente dal Comune di Roma, con deliberazione unanime, nel 1950, dedicandogli la Piazza che porta il suo nome, come ricorda la targa marmorea posta nel 1969.

All’epoca, apparve straordinario che l’uscita dei tedeschi da Roma e l’ingresso degli alleati fossero avvenuti in un modo sostanzialmente tranquillo, riconoscendo in queste circostanze sia, innanzitutto, la protezione di Maria Santissima, Salus Populi Romani, sia però anche l’opera diplomatica indefessa del Pastore Angelico.

L’eccezionale omaggio dei romani a Pio XII non era motivato solo dalla gioia per la fine delle ostilità e dell’invasione tedesca nell’Urbe, ma anche dalla consapevolezza del suo ruolo di Padre e Pastore, soprattutto dopo l’8 settembre del 1943, allorquando non ebbe esitazione a rimanere al suo posto, non spaventandosi di fronte alla minaccia dell’invasione della Città del Vaticano e della sua deportazione da parte dei nazisti.

 

L’intervento di Pio XII a favore di Roma, ma anche di tutta l’Italia, e, si può dire, di tutto il mondo, non si limitò al solo tempo bellico, ma proseguì per tutto il successivo periodo del suo pontificato, terminato con la morte il 9 ottobre 1958, accompagnando le vicende non meno impegnative di quegli anni, segnati dalla Guerra Fredda, dal confronto con l’ideologia comunista e con i regimi che opprimevano l’Europa Orientale, e in particolare la Chiesa delle regioni oltre la “cortina di ferro”.

Se l’Europa Orientale si trovava sotto il tallone della dittatura comunista, l’Occidente vedeva profilarsi l’avanzata del secolarismo e del relativismo, che in breve avrebbe portato alla crisi dei suoi valori, intaccando il tessuto cristiano delle nostre società.

Pio XII ben sapeva che con la fine della guerra non tutti i problemi erano risolti, ed anzi ne emergevano molti altri, mettendo ancora una volta il mondo in ansia e le anime in pericolo.

Si trattava di risvegliare la coscienza morale e religiosa, ma anche civile, dei popoli, partendo proprio dalla città di Roma, sua Diocesi, e dall’Italia.

In occasione delle cruciali elezioni del 18 aprile 1948, che decisero il destino dell’Italia, fu senz’altro determinante, per la sconfitta del Fronte Popolare, l’impegno di Pio XII, che coadiuvato dal Prof. Luigi Gedda, all’epoca Presidente degli Uomini Cattolici e fondatore dei Comitati Civici, seppe approntare la strategia vincente.

Di Luigi Gedda ci parlerà il Prof. Giulio Alfano, docente di Filosofia Politica alla Pontificia Università Lateranense, che ebbe modo di conoscerlo e frequentarlo personalmente, raccogliendone molte confidenze. 

Il grandioso Anno Santo del 1950 rappresentò poi il solenne invito al “grande ritorno” a Dio, alla Chiesa, ai valori morali, dopo la tragedia e le devastazioni della guerra.

Per ravvivare gli effetti di quel Giubileo, ecco che nel 1952 Pio XII lanciò, attraverso il celebre radiomessaggio del 10 febbraio ai fedeli romani, l’appello al risveglio delle coscienze per la trasformazione del mondo, “ che  – così diceva – occorre rifare dalle fondamenta, e bisogna trasformare da selvatico in umano, da umano in divino, vale a dire secondo il cuore di Dio”.

Pio XII si presentava come “araldo di un mondo migliore, da Dio voluto”, mondo migliore che avrebbe dovuto avere il suo punto di partenza proprio da Roma.

Le parole del Pontefice volevano scuotere i suoi ascoltatori dai mali che definiva “il letargo dello spirito, l’anemia della volontà, la freddezza dei cuori”.

In questo grandioso progetto egli aveva trovato un collaboratore particolare nel gesuita Padre Riccardo Lombardi, che fu definito “il microfono di Dio”.

Di questa figura particolarmente carismatica, ci parlerà Padre Federico Lombardi, già portavoce della Santa Sede e nipote di Padre Riccardo.

Come si vede, si tratta di un Convegno ricco di molti spunti e che tende non solo a ricordare e a valorizzare l’insegnamento e l’opera di Pio XII, ma anche a richiamare il suo pressante invito all’azione, ossia ad un impegno concreto e fattivo dei credenti per la costruzione di “un mondo migliore”, ossia secondo il cuore di Dio.

Avv. Emilio Artiglieri

(Presidente del Comitato Papa Pacelli – Associazione Pio XII) 

 

 

Pio XII quadro ad olio su tela del pittore Giorgio Esposito -Bari -2020
Pio XII, quadro ad olio su tela del pittore Giorgio Esposito -Bari -2020

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