Jean Marie Rouart
Jean Marie Rouart, scrittore francese

 

 

di Lucia Comelli

 

Presentando ai miei studenti di quinta liceo la filosofia di Nietzsche, riflettevo con loro sul fatto che il Nichilismo – proposto dal pensatore tedesco come uno strumento di liberazione dell’io – aveva portato nel tempo della sua massima affermazione, cioè nell’attuale società dei consumi, ad uno svuotamento dell’esperienza delle persone: più che artefici del proprio destino gli esseri umani ‘liberati dal senso’ si sono riscoperti signori del vuoto. Dopo una stagione in cui i “perché” ci venivano offerti dalla tradizione culturale e religiosa o da una convenzione sociale, senza però che fossero davvero “nostri”; e dopo una stagione in cui ci siamo illusi di poter essere noi i padroni del senso, di possedere cioè la forza di dare un ordine conveniente al caos del mondo(un progetto che perdura nell’élite mondialista[1]) si diffonde nella società il bisogno di altro che non siano le nostre procedure tecniche e la nostra volontà di potere[2].

Il vuoto dilagante può offrire l’occasione a chi, come la sottoscritta, si sente la responsabilità di incontrare le persone per testimoniare loro – pur con tutti i propri limiti – la possibilità di vivere più umanamente, o può lasciare ulteriore spazio alla confusione dominante e a nuove forme ideologiche, come l’islamismo radicale.

Ripensavo a queste considerazioni, leggendo domenica sul quotidiano ‘Il Foglio’ una interessante intervista al celebre scrittore francese Jean-Marie Rouart[3]: pur condividendo le preoccupazioni del governo Macron per la sicurezza, egli giudica insufficiente (e per certi aspetti controproducente) la sua pretesa di arginare nel Paese la crescita del fondamentalismo islamico (e quindi del terrorismo) con una legge, ora in discussione in Parlamento, a sostegno “dei principi della Repubblica”, finalizzata cioè a ridurre ulteriormente la presenza pubblica delle religioni. Lo studioso ritiene infatti che la sola laicità [o per meglio dire il laicismo] sia un baluardo illusorio contro la volontà di conquista dell’islamismo, stante l’enorme energia di conversione della religione islamica attribuibile all’incrollabile convinzione di essere nella verità di Dio e alla virulenza del suo proselitismo. L’Islam si giova anche della debolezza religiosa dell’Occidente e della sua povertà spirituale.

Notre Dame di Parigi
L’incendio della cattedrale di Notre – Dame evoca la distruzione di una tradizione di fede millenaria

La società occidentale ultra materialista celebrando i suoi idoli, come il denaro, i consumi, le sciocchezze televisive e la pornografia, ha creato un vasto deserto morale e culturale che favorisce la propagazione dell’islam. Nella crisi culturale europea e nel declino della sua civiltà, ha giocato un ruolo importante il fenomeno di scristianizzazione:

Il giudeo-cristianesimo ha irrigato questa civiltà. Era l’architettura del potere, del pensiero e dell’arte. Rimuovendo questa architettura abbiamo assistito a una forma di collasso in tutti i settori. Politicamente, socialmente, artisticamente, abbiamo assistito a una crisi di identità. L’uomo moderno non sa più chi è. Non sa a cosa riferirsi … Invece di accettare il fatto religioso, la sua importanza sociale e nazionale, l’abbiamo combattuto. Ora ne stiamo pagando il prezzo.

Invece di riconoscere la rilevanza, anche civile, delle radici storiche e culturali del Paese, la classe dirigente, soprattutto in Francia, ha cercato in vari modi di strapparle [basti pensare alla mancata menzione – proprio per volontà francese – della tradizione giudaico cristiana nella Costituzione europea], pensando presuntuosamente di non averne più bisogno.[L1] 

Preda dello scetticismo in materia religiosa, l’Occidente oggi mostra nel contempo un pauroso crollo morale, poiché nessuna società per quanto avanzata – come dice Rouart al giornalista – può fare a meno del sacro:

Conosci una società che ha potuto fare a meno di una religione? Nessuna. Credi che i pellegrinaggi a Lourdes e Fatima siano mera superstizione? Rispondono a una speranza che non può essere distrutta senza distruggere nel profondo dell’uomo ciò che è più importante: la speranza.


 

Chi non prova oggi un’immensa compassione per gli infelici cristiani d’Oriente? – dice Rouart – ma è dalla legge del 1905 sulla laicità che abbiamo abbandonato le congregazioni cristiane che assicuravano la presenza della civiltà francese – [e la conoscenza della lingua francese] – in questi paesi attraverso l’educazione. Non è solo un declino della presenza cristiana: per lo stesso motivo il francese non viene più insegnato in molti paesi come l’antica Indocina e, a forza di ecumenismo, i cattolici non combattono più per la loro fede. Piuttosto, sono a favore dei loro avversari.

Per questo la Francia stenta a difendersi culturalmente dall’integralismo islamico opponendo ad esso unicamente la laicità:

Il nostro paese è stato plasmato e impastato dal cristianesimo, che lo ha segnato per quindici secoli … la maggior parte dei nostri riflessi, delle nostre ispirazioni, della nostra sensibilità, provengono dalla fecondità giudaico-cristiana.

Ma con il diffondersi dell’Illuminismo e con la Rivoluzione si è creato a partire dal Settecento un partito ateoche ha cercato – per molto tempo inutilmente – di estirpare le radici cristiane del Paese. In tutti i periodi difficili della propria storia, la Francia ha continuato in effetti a riferirsi alla tradizione cristiana: così è stato alla fine del 1918, quando il Paese celebrò il ‘Te Deum’ per la vittoria e poi nel 1944, quando festeggiò la liberazione.

Ma oggi la popolazione è per la maggior parte lontana dalla fede cristiana e anche la Chiesa cattolica ha pesanti responsabilità nel processo di secolarizzazione. In particolare secondo lo studioso: 

Il Concilio Vaticano II – per adattarsi al mondo – ha ucciso il meraviglioso nelle chiese, tolto i sacerdoti dal pulpito dal quale diffondevano la parola divina, privandoli delle tonache. … Da qui questa liturgia di angosciosa povertà, questi preti che somigliano agli uomini come tutti gli altri, questo abbandono del latino, delle arti, della musica, di tutto l’edificio culturale su cui era fondata la chiesa.

Santa Giovanna D'Arco
Santa Giovanna D’Arco, patrona di Francia, simboleggia la fede della nazione che venne definita figlia primogenita della Chiesa

Naturalmente, il fenomeno dell’apostasia non è solo un problema francese: come ha denunciato Papa Benedetto XVI, ma riguarda purtroppo l’intera Europa. Per questo – fra trenta o quarant’anni – quando l’islam in Francia sarà cresciuto demograficamente in modo esponenziale, potrebbe rappresentare secondo lo scrittore un riferimento per chi, allontanatosi dalla fede cristiana, patisce per il vuoto spirituale di una società ultra liberale, come la nostra, che non offre contrappeso morale e spirituale a questo capitalismo impazzito. Il rischio è di finire come Trappes, un comune a trenta chilometri da Parigi, di cui oggi si parla nei giornali francesi per l’avanzata islamizzazione. A fronte di una sola chiesa cattolica e una sinagoga bruciata nel 2000, nella città c’è una moschea turca gestita da Ankara, una moschea salafita [cioè di orientamento radicale], una piccola sala di preghiera, una moschea subsahariana e la Grande moschea gestita dalla principale associazione religiosa in città vicina ai Fratelli musulmani[4] [altra corrente integralista].

A livello collettivo, Rouart non identifica né in Europa né nella Chiesa attuale un soggetto storico in grado di invertire la rotta:

Siamo in una Roma decadente e disorientata, assediata dai barbari che la stanno per devastare. C’è una sorta di fatalismo. È contro questo fatalismo che reagisco scrivendo i miei libri. Se posso sensibilizzare qualche contemporaneo su questa triste situazione, non tutto andrà perduto.

La drammaticità della situazione non impedisce tuttavia allo studioso di combattere la diffusa rassegnazione, cercando con i suoi libri di sensibilizzare qualche contemporaneo. Come accadde alla fede cristiana di rimpiazzare molti secoli fa le divinità di un impero romano ormai spiritualmente esaurito, in un prossimo futuro, se la secolarizzazione e la rassegnazione al peggio imperanti non troveranno un argine, potrebbe essere l’islam a riaccendere in Europa e nella stessa laicissima Francia la stella dell’ideale religioso.


 

[1] Convinta di avere ormai i mezzi per realizzare il progetto nietzschiano di un superuomo, emancipato dagli stessi limiti della propria natura, diffonde il mito del transumanesimo, un movimento culturale che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana che sono considerati indesiderabili, come la malattia e linvecchiamento, in vista anche di una possibile trasformazione post umana.

[2] Costantino Esposito, Cronache dal nichilismo I. Barlumi nel buio,‘L’Osservatore Romano’, 14 gennaio 2020. L’autore ha appena dato alle stampe il libro: Il nichilismo del nostro tempo. Una cronaca, Carrocci, 2021.

[3] Giulio Meotti, I lumi di un dio minore, Il Foglio, 14 febbraio 2021. Giornalista e saggista, J. M. Rouart è membro dell’Académie francese.

[4]  I Fratelli musulmani hanno dato vita ad una galassia di associazioni radicali, come l’Unione delle Comunità Islamiche in Italia l’U.CO.I.I.

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