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di Alberto Contri

 

Se guardiamo a tutta la questione della vaccinazione di massa anche dal punto di vista della comunicazione, non è difficile rendersi conto che quasi tutti i media, all’unisono, sono intenti a promuovere un dogmatismo scientifico che non trova riscontro nel resto del mondo.

Mentre negli Stati Uniti alle riunioni chiave dell’FDA, che sono pubbliche, vengono invitati anche gli scienziati critici con la politica governativa, in Italia i medici che esprimono dubbi vengono radiati o sospesi.  Quello che sta succedendo nei paesi a maggior tasso di vaccinazione dimostra ciò che illustri scienziati come Vanden Bossche, Raoult, Kulldorf, Montaigner, Battacharya, Ioannidis, Gupta, e molti altri di illustri università come Oxford, Harvard, Stanford eccetera, avevano previsto: gli attuali vaccini purtroppo sono imperfetti (leaky), e sono possibili causa di varianti che poi non riescono a dominare mentre si cerca di perseguire la chimera dell’immunità di gregge.  Cito in proposito Sir Andrew Pollard, Direttore dell’Oxford Vaccine Group: “l’immunità di gregge è un mito irraggiungibile perché la variante Delta riesce a infettare anche gli individui vaccinati…ed è pure capace di infettare meglio le persone vaccinate. Questo è un motivo in più per NON creare un programma di vaccinazione basato sull’immunità di gregge”.

Molti altri scienziati di gran livello internazionale anche italiani che non trovano spazio sui nostri media, affermano che contro i virus non esiste una sola arma, ma cinque, e da usare di concerto, come quella indicate dalla Fondazione Allineare Sanità e Salute:

 

  • Prevenzione primaria ambientale, partendo dal ridurre l’inquinamento dell’aria
  • Prevenzione primaria comportamentale: stili di vita (anche alimentare) che rafforzano il sistema immunitario e proteggono dalle malattie sia degenerative che infettive
  • Profilassi vaccinale di precise categorie, in base alle migliori prove disponibili
  • Contrasto a cure sbagliate e iatrogene
  • Terapie, anche precoci, che si mostrano di ragionevole efficacia, documentate da studi randomizzati e controllati, sicure, sostenibili (di basso costo).

 

Salvo che dei vaccini, però, di tutto questo non si parla mai. Sembra che le nuove terapie geniche siano l’unica soluzione, e la realtà dei paesi più vaccinati sta dimostrando che purtroppo non è così. Chi lo afferma viene trattato da negazionista o no-vax, addirittura diffusore di news antiscientifiche.

Sarà forse scientifico il pericoloso protocollo ministeriale Paracetamolo e vigile attesa, oramai stigmatizzato da una ampia letteratura internazionale? Questo sì che è un approccio terapeutico iatrogeno: perché l’infezione può e deve essere bloccata entro tre giorni dai primi sintomi, prima che provochi una pericolosa trombosi dei vasi polmonari, molto più difficile da curare. Certo non con il paracetamolo che abbatte due difese importanti (febbre e glutatione) e con l’attesa, che significa una condanna all’ospedalizzazione, alla terapia intensiva e nei casi peggiori alla morte.

Ha forse qualche base scientifica il Green Pass che dà la libertà di circolare ovunque per 12 mesi, quando è oramai acclarato che il vaccino Pfizer perde progressivamente efficacia fino ad annullarsi intorno ai sei/otto mesi, e altri addirittura forse prima? Il che significa che nei mesi restanti il vaccinato con green pass può infettare e contagiare come i non vaccinati, mentre alla fine è assai più sicuro per la comunità un non vaccinato che abbia fatto il tampone.

Ma dove è finita la logica? Siccome le prime due dosi si sono dimostrate incapaci di proteggere a lungo e di combattere le varianti, ci vuole la terza, che, come ha detto Sir Pollard, non può nulla contro le varianti? Perché non concentrarsi invece sulle cure possibili come sostiene anche il prof. Remuzzi dir. Scientifico del Mario Negri?

In un recente convegno organizzato dalla Fondazione Allineare Sanità e Salute, sono poi state presentate 11 terapie precoci della Covid-19, sicure, economiche e di ragionevole efficacia, supportate da un consistente numero di studi randomizzati e controllati. I grandi media non ne hanno dato notizia. Sempre pronti a riprendere il clinico che distribuisce patenti di “non funziona, è pericolosa”, come nel caso dell’Ivermectina che al momento può contare su oltre 100 studi RCT e su una corposa meta-analisi di 62 studi. Domandiamoci perché c’è da parte dei virostar una costante delegittimazione dei farmaci a basso costo. Se prima di concedere interviste dichiarassero se hanno o meno conflitti di interessi, sarebbe tutto forse assai più chiaro.

Il presidente della Repubblica stigmatizza la presenza di un atteggiamento antiscientifico? Bene, con tutto il dovuto rispetto, lo invitiamo a favorire, come ha chiesto la Fondazione Allineare Sanità e Salute, un luogo neutro in cui medici e scienziati possano confrontarsi con spirito liberamente critico sulla base di evidenze scientifiche controllate e liberi da conflitti di interessi. Perché per sua natura la scienza non può essere dogmatica, ma prospera grazie al confronto e al pensiero critico.

Esiste un filone di pensiero scientifico internazionale che non stigmatizza i vaccini, ma li considera adatti a precise categorie di persone di età elevata e con diverse morbilità, mentre ritiene assai più utile lasciar circolare il virus tra i più giovani, e i piccoli, che si ammalano molto meno e acquisiscono una immunità naturale molto più robusta e duratura di quella procurata dai vaccini.

Va detto poi che man mano che si scende nell’età, i rischi crescono notevolmente e il gioco non vale proprio la candela, come ha spiegato in un seminario in Senato il prof. Frajese, endocrinologo dell’Università Statale di Roma, con in intervento intitolato “Perché non vaccinerò mia figlia”.

Questa resta una questione molto delicata e complessa, che non può certo essere discussa e risolta nei talk show televisivi. Per questo è importante individuare un luogo neutro in cui gli scienziati possano confrontarsi come avviene negli altri paesi.

Chiudo con un ultimo appello: il green pass è una forma di violenza, un obbrobrio giuridico che indigna molti cittadini che scendono in piazza per protestare. A parte cercare di evitare le infiltrazioni di estremisti sempre pronti a strumentalizzare ogni protesta, è fondamentale rispettare il lavoro di commercianti, negozianti, ristoratori che stanno faticosamente riprendendosi dai lockdown.

Bisogna escogitare altre forme di protesta, che evitino di far passare i partecipanti dalla parte del torto. Contro la pandemia dobbiamo essere uniti, non fare una guerra tra tartassati: a quella ci pensa già chi intende prorogare il green pass a oltranza.

 

 

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