di Enrico Benedetti



«E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai propri figli: “Io ho fatto tutto quello che ho potuto”» 

(Vladimir Konstantinovič Bukovskij, Il vento va e poi ritorna)

 

Il samizdat consisteva nella diffusione clandestina di scritti illegali, poiché censurati dalle autorità in quanto ritenuti propagatori di “odio” o in qualche modo ostili al regime sovietico. Fu il principale “strumento” che, alla fine degli anni cinquanta del novecento, il dissenso sovietico si diede per poter vivere e comunicare. L’uso di riprodurre in proprio i testi e di diffonderli assunse una consapevolezza precisa e si diffuse a macchia d’olio. 

Noi, critici dell’attuale campagna di vaccinazione anti-Covid-19, non siamo banalmente no-vax o “negazionisti”, ma vogliamo semplicemente opporci a una pervasiva campagna di disinformazione condotta da politici, pseudo-scienziati, giornalisti e opinion-leader legati al mainstream mediatico e in palese conflitto di interessi con potenti lobby finanziarie e farmaceutiche, per sapere la reale efficacia e sicurezza di questi “vaccini” sperimentali: in una parola, vogliamo conoscere la verità. Per questo, contrariamente ai poeti e agli scrittori del samizdat, che avevano a disposizione solo il ciclostile per diffondere i loro scritti – e che per questo furono talora incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e lager, puniti, espulsi, uccisi – abbiamo a disposizione mezzi ben più efficaci per fare sentire la nostra voce. Con whatsapp, i social network, i vari blog, abbiamo una nuova e ben più potente forma di samizdat. Approfittiamone! Per ora rischiamo solo di essere censurati, emarginati, insultati e vilipesi, ma dobbiamo resistere perché, se non lo facciamo, nascerà una dittatura sanitaria che ci priverà di ogni libertà. Avvisaglie in tal senso (sospensione dal lavoro, limitazione alla libertà di spostamento, emarginazione sociale e discriminazioni varie di chi non si vaccina) sono già in atto. Abbiamo bisogno di altri segnali?

 

 

 

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