“Gli altri non credono che per raggiungere la Verità bisogna sballarsi in una mistica psichedelica irrazionale, al contrario credono che Dio stesso sia Logos. Gli altri non vogliono compiere nessun matricidio: anzi pregano per essere degni figli della Madre di Dio. Questi altri, che chiamano “Cristiani”, sono quelli che muoiono nelle piazze del mondo, proprio perché non narcotizzati dal mondo, proprio perché denunciano e rifiutano la droga del mondo. Che si chiama Satana.”

 

Jim Morrison
Jim Morrison

 

 

di Pierluigi Pavone

 

“Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante” (Nietzsche). Sembra che Morrison – avido lettore di Nietzsche – abbia voluto essere più il caos che la stella. Danzava quasi in una orgiastica liturgia, moriva di alcol e droga, preferiva essere più poeta che sex symbol, si concedeva alla leggenda. Il visionario di una generazione visionaria, utopica e maledetta…

Luglio 1971, a mezzo secolo dalla sua morte molti sono gli articoli, le memorie e le celebrazioni. Prima della pandemia il Louvre aveva un rivale parigino: il cimitero del Père-Lachaise dove Morrison è stato sepolto. Sulla sua tomba (dove non c’è più il busto di marmo, perché sottratto furtivamente) si legge – quasi a sostituire il monito dell’oracolo di Delfi “conosci te stesso” (caro Socrate) – un più coerente “contro i tuoi demoni”.

Fu lui ad aggiungere il pezzo sulla morte alla canzone più famosa del gruppo: Light my Fire. Il Robinson di Repubblica di sabato 26 giugno riporta (su penna di L. Valtorta) una intervista al chitarrista del gruppo, Robby Krieger (autore della maggior parte del testo), con tutti i dettagli del caso. E non solo per lui, Morrison era uno di quei geni che ha bisogno della sregolatezza dell’alcol per spegnere le voci che in ogni istante si contendevano la sua mente.

Ma non era solo sregolatezza. Era l’idea di coloro che attendevano il New Age, l’età dell’Acquario, secondo cui la droga, l’alcol, l’istinto orgiastico sono “Doors”, porte evocative e religiose del dionisiaco. Proprio per Nietzsche Dionisio era lo spirito originario della tradizione greca. A lui si contrapponeva – con equilibrio, prima dell’era decadente –  Apollo, il dio dell’armonia, della ragione, della luce e della proporzione. Per Nietzsche, Socrate fu maestro di nichilismo perché identificava l’uomo con la sua anima e l’anima, a sua volta, con la ragione (Apollo): si compie il male solo per ignoranza. Ma per Nietzsche l’oltre-uomo è, al contrario, colui che va al di là del bene e del male: la morte di Dio è la fine di ogni metafisica, è l’avvento di un uomo che vive l’eterno ritorno del destino della terra e per la terra. È l’età contro-messianica e anti-cristica dell’uomo che vive, identificandosi con il destino stesso, nel nome di Dionisio, nel nome della Indeterminazione priva di forma e scopo, per dire – contro Dio e al posto di Dio – “Io-Sono” (come nelle metamorfosi dello spirito di Zarathustra).

Ma Dionisio è anche l’altro modo di dire “pulsione libidica inconscia”, il cuore della psicanalisi: in principio è il desiderio erotico incondizionato, a-morale e a-logico. Un abisso di nulla, rispetto a cui il piacere soddisfatto è solo apparente e temporanea manifestazione. Dionisio è fluttuazione di Nulla: ciò che è stata (e voleva essere) la generazione giovanile degli anni Sessanta e Settanta. Nel suo senso profondo, più Thanatos (morte, tema centrale nelle canzoni dei Doors) che Eros. Questo era il loro New Age: una danza macabra, in cui paradossalmente mancava proprio la Speranza, intesa come vera virtù e non come astrattismo o tirannico egualitarismo ideologico.

Non a caso uno dei passi più celebri di Morrison – di una canzone presente anche nella scena iniziale di Apocalypse Now di F.F. Coppola – richiama proprio l’Edipo Re di Sofocle (l’opera greca su cui Freud lavora ed elabora la matrice stessa del suo pensiero):

«L’assassino si svegliò prima dell’alba, si infilò gli stivali

Prese una maschera dall’antica galleria

E camminò lungo il corridoio

Entrò nella stanza dove viveva sua sorella e poi

Fece visita a suo fratello e poi

Proseguì lungo il corridoio

E giunse a una porta e guardò all’interno

Padre? Sì figliolo? Voglio ucciderti

Madre, voglio…» (The End).

 

Poi ci sono gli altri. Non tanto quelli di Socrate. Gli altri, infatti, non credono che si compie il male per ignoranza, perché l’uomo ha la ferita del peccato (che è un male compiuto in piena consapevolezza e rifiuto del Bene, cioè Dio). Gli altri non credono che per raggiungere la Verità bisogna sballarsi in una mistica psichedelica irrazionale, al contrario credono che Dio stesso sia Logos. Gli altri non vogliono compiere nessun matricidio: anzi pregano per essere degni figli della Madre di Dio. Questi altri, che chiamano “Cristiani”, sono quelli che muoiono nelle piazze del mondo, proprio perché non narcotizzati dal mondo, proprio perché denunciano e rifiutano la droga del mondo. Che si chiama Satana.

 

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