no vaccinazione vaccini
 
 
 
di Sabino Paciolla
 
 

“Una campagna vaccinale di massa ogni 3-4 mesi è insostenibile”. Lo sarebbe dal punto di vista logistico. Ma lo è anche, aggiunge Marco Cavaleri, responsabile per medicinali e vaccini contro il Covid presso l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, perché la risposta immunitaria “non sarebbe la stessa rispetto a quanto preferibile”. 

Elena Dusi, su Repubblica di due giorni fa, sintetizza in questi termini il pensiero del rappresentante dell’EMA. Quella di Cavaleri è una affermazione molto importante perché scalfisce la narrativa di certi personaggi pubblici, anche importanti, che in TV, con una certà nonchalance o ingenuità o …… avevano detto che erano pronti a farsi la quarta, la quinta, la sesta, la settima dose pur di mantenere la libertà. Una libertà che proprio in questi giorni si è dimostrata effimera visto che interi comparti dei servizi pubblici essenziali, come ad esempio la sanità, sono rimasti sguarniti di personale a causa del covid che ha colpito anche coloro che avevano ricevuto la terza dose.

Per il lettori di questo blog, questa informazione di Cavaleri non è nuova. Abbiamo pubblicato in passato alcuni articoli come quello del dott. Malone, il pioniere della tecnologia a mRNA, che già ad agosto scorso avvertiva

Qui, siamo già stati avvertiti della necessità di vaccini di richiamo universali a intervalli di sei mesi per il prossimo futuro. L’ovvio punto più ampio che milita per la scelta individuale del vaccino è che le vaccinazioni ripetute, ognuna con un piccolo rischio, possono sommarsi a un grande rischio.

La giornalista di Repubblica continua:

Sulla quarta dose aumentano dunque le perplessità. Israele, che il 2 gennaio ha iniziato a somministrare l’ulteriore richiamo, lo ha fatto al buio, senza dati scientifici, per la necessità di porre in fretta un argine a Omicron. Anche la terza dose, come la seconda, aveva causato un sostanzioso aumento degli anticorpi, seguito però da un calo rapido dopo 6-7 mesi.  

Inoltre: 

Ma non sempre il sistema immunitario è come il tasto di un pianoforte, che si può premere tutte le volte che si vuole. Inoltre, fa notare la rivista Jama in un suo editoriale, “non cancelleremo la pandemia a colpi di vaccini”.

Ma la cosa più allarmante arriva quando la giornalista cita il prof. Forni:

Moltiplicare i richiami quindi potrebbe non essere la strategia migliore. “Esiste un termine tecnico che si chiama exhaustion, o sfinimento del sistema immunitario” spiega Guido Forni, immunologo dell’Accademia dei Lincei. “E’ improbabile che accada con Sars-Cov2, ma esistono casi in cui, dopo tante stimolazioni, i linfociti T prodotti dai vaccini smettono di funzionare correttamente. E’ come se le nostre difese fossero sfinite”.  

La precisazione fatta dal prof. Forni che lo sfinimento del sistema immunitario “E’ improbabile che accada con Sars-Cov2” appare a chi scrive una rassicurazione poco convincente. Il prof. Forni ipotizza che l’exhaustion possa presumibilmente non avvenire con il coronavirus “perché l’antigene che usiamo per i vaccini, la proteina spike, stimola il sistema immunitario in modo blando. Lo vediamo dal calo rapido della protezione. Ma saranno necessari studi per controllare il fenomeno. Israele ancora una volta ci darà informazioni preziose”. 

Il prof. Forni dice appunto che “saranno necessari studi per controllare il fenomeno”. Al momento, dunque, rimane quanto meno un dubbio che i continui richiami di vaccini COVID possano “sfinire” il sistema immunitario, inducendo nel corpo una maggiore debolezza immunitaria.

Le prime avvisaglie le avevamo avute con i dati delle infezioni di Omicron che erano avvenute soprattutto tra i vaccinati. Tale risultato era stato riportato da due preliminari ricerche, una del prestigioso Istituto tedesco Koch di Berlino e l’altra di un istituto danese.

Infine arriva la ciliegina sulla torta, il cosiddetto “peccato originale degli anticorpi”.

Scrive la Dusi:

C’è poi un altro limite con i vaccini che arriveranno diretti contro le varianti del virus. Anche questo è per ora teorico, non è stato osservato con i virus della pandemia. “Si chiama, con una metafora molto appropriata, il peccato originale dell’antigene e ha a che fare con la reazione immunitaria verso le nuove varianti” spiega Forni.

“Se io, che ho ricevuto tre dosi del vaccino messo a punto con il virus di Wuhan, dovessi ricevere una quarta dose con il vaccino adattato a Omicron, il mio sistema immunitario potrebbe tendere a reagire come se avesse ancora a che fare con l’antigene di Wuhan. Una persona mai vaccinata prima produrrebbe invece anticorpi adatti a Omicron. E’ come se il mio corpo avesse imparato a eseguire un certo tipo di esercizi. Quando gli si chiede di farne di nuovi, preferisce tornare a quelli iniziali”.  

Come si può notare, il prof. Forni fa una affermazione capitale: Chi fosse vaccinato con tre dosi basate sul modello Wuhan, nel ricevere una quarta adattata alla variante Omicron potrebbe riscontrare una mancata risposta del sistema immunitario a tle variante. Cosa che non avverrebbe, precisa Forni, in una persona che non fosse stata mai vaccinata. Il suo sistema immunitario “produrrebbe invece anticorpi adatti a Omicron”. 

E infine:

“La differenza tra la protezione dal contagio e una migliore guarigione sono state ben descritte da Tucidide, che 2500 anni fa, di fronte ad un’altra pandemia (durata anche quella vari anni), scriveva che le persone guarite o non si ammalavano più o, se si ammalavano, avevano una forma lieve che non portava più alla morte. Per molti aspetti, con la Covid 19 siamo in una situazione quasi analoga, per i guariti come per i vaccinati”.  

Il prof. Forni, nell’ultima riga, mette sullo stesso piano sia i guariti che i vaccinati dal punto di vista della risposta immunitaria, cosa che al momento non appare completamente acclarata. Anzi, quello che vediamo è una risposta di solo qualche mese.

Infatti, in un precedente nostro articolo si poteva leggere:

Uno studio, pubblicato il 24 maggio su Nature, ha scoperto che l’infezione da COVID-19 “induce una robusta risposta immunitaria umorale antigene-specifica e di lunga durata nell’uomo“, con anticorpi “che rimangono rilevabili almeno 11 mesi dopo l’infezione“. Un altro, pubblicato su BioRxiv, ha trovato che anche senza vaccinazione, gli anticorpi negli infetti “rimangono relativamente stabili da 6 a 12 mesi“, mentre “i cloni di cellule B che esprimono anticorpi ampi e potenti sono selettivamente conservati nel repertorio col passare del tempo e si espandono drammaticamente dopo la vaccinazione”. Un terzo studio di Israele ha scoperto che l’immunità naturale era leggermente più efficace contro la reinfezione rispetto al vaccino Pfizer, al 94,8% contro il 92,8%.

Ci sono più dati sull’immunità naturale che sull’immunità vaccinata, perché l’immunità naturale esiste da più tempo“,dice il dottor Marty Makary, professore di chirurgia alla Johns Hopkins School of Medicine. “Non stiamo vedendo reinfezioni, e quando accadono, sono rare. I sintomi sono lievi o sono asintomatici“.

 

 

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