Rilancio un articolo dell’amica Silvana De Mari ripreso dal suo blog

 

Silvana de Mari, medico
Silvana de Mari, medico

 

Sono sospesa dall’ordine di medici in quanto ho rifiutato l’inoculazione di terapie sperimentali. Ho chiesto risposte precise su queste terapie e non le ho ottenute. In compenso il mio ordine continua a scrivermi missive dove mi chiede conto di aver dato consigli corretti sulla terapia corretta per la Sars 2 covid 19. Se il mio Ordine dei medici invece di sprecare tempo a scrivere missive molto discutibili si prendesse disturbo di rispondere alle mie domande, darebbe una prova di civiltà. Sono molto perplessa da questa sciatteria. Il fatto di essere stata privata il diritto di lavorare per aver rifiutato l’inoculazione di farmaci senza alcuna efficacia provata nell’impedire la trasmissione della malattia, mi lascia ancora più perplessa. In questo momento ci sono innumerevoli lavori medici che attestano la pericolosità dei farmaci che secondo il mio ordine di medici mi sarei dovuta inoculare benché non ci sia efficacia nell’evitare trasmissibilità della malattia. La mia sospensione è stato un gesto di prevenzione medica o la  persecuzione di un dissidente?

C’è un libro imperdibile e mi permetto di consigliare a tutti i Presidenti degli Ordini del Medici e a chiunque sia interessato alla verità, un libro che ha un tratto unico nel panorama italiano e internazionale perché affronta in maniera sistematica e completa il problema di come comportarsi eticamente e politicamente rispetto ai cosiddetti “vaccini” anti COVID-19. Il libro è Vaccino come atto di amore? Epistemologia della scelta etica in tempi di pandemia, di Fulvio Di Blasi, un avvocato filosofo, esperto di etica, che ha insegnato in prestigiose università estere, tra cui la University of Notre Dame (USA) e la John Paul II Catholic University of Lublin (Polonia). Di Blasi lavora sui documenti ufficiali di FDA ed EMA, e conclude che le informazioni poste a base della campagna vaccinale sono radicalmente distorte rispetto a quelle delle approvazioni. La coscienza morale e pubblica deve conoscere i dati veri per prendere decisioni sensate ma le notizie sono state falsate. Il libro entra nel dettaglio del caso AstraZeneca, dell’approvazione di Pfizer, del cambio di definizione di vaccino o della manipolazione di informazioni di enti come l’ISS italiano e il CDC americano, ma anche della logica della valutazione rischi benefici o delle differenze tra le scienze interessate (epidemiologia, biologia, statistica, medicina, diritto, etica, ecc.) e del perché molti “esperti” pubblici parlavano nei media senza essere sul serio competenti. «Vaccino come atto di amore? ripercorre i fondamenti dell’analisi dell’atto morale per riscoprire che cosa significa fare il bene o fare il male sia nella tradizione cristiana che in quella del pensiero occidentale, anche giuridico. Il titolo del lavoro di Di Blasi ha un punto interrogativo particolarmente eloquente. Sotto il profilo etico, è una risposta all’invito del Vaticano a vaccinarsi che contraddice il fondamento stesso dell’etica non solo civile ma cattolica e che, per il modo e il tempo in cui è stato fatto, ha contribuito ad una drammatica persecuzione dei giusti. È scritto nell’introduzione “La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e che mi ha condotto a questo libro, è ascoltare la più grande autorità religiosa del mondo dire che vaccinarsi è un atto di amore, dando così l’assist alle autorità politiche per proclamare che vaccinarsi è un dovere civico”. Il libro affronta un’analisi approfondita  delle circostanze più importanti che bisogna comprendere per affrontare ragionevolmente ed eticamente la questione dei ““vaccini”” COVID-19 (almeno di quelli disponibili negli Stati Uniti ed in Europa) e mette a fuoco sulla questione più rilevante per chi rifletta su questi farmaci, la loro sicurezza, analizzando i contratti della case farmaceutiche, la valutazione rischi benefici, l’immunità legale concessa alle case farmaceutiche e ai medici,  Il libro spiega il carattere sperimentale dei “vaccini”, con una critica logico formale alla disinformazione in proposito operata dall’Istituto superiore di sanità. Insisto sulle parole carattere sperimentale. Sono sospesa dall’Ordine dei medici per aver rifiutato farmaci sperimentali. Il libro getta luce sulla natura e sui limiti degli strumenti giuridici con cui sono stati immessi nel mercato i “vaccini” COVID. Usando i documenti autorizzativi ufficiali di FDA ed EMA, Di Blasi dimostra in maniera inconfutabile il carattere sperimentale dei farmaci introdotto nel capitolo precedente perché, ad esempio, al momento della messa in commercio erano identificati come ancora “sconosciuti” quasi tutti gli aspetti rilevanti di essi, come la possibilità di bloccare la diffusione del virus o di impedire la morte da COVID-19. Questo capitolo è sufficiente per bloccare la normativa del Green Pass e per dichiarare incostituzionale l’obbligo vaccinale. Degni di nota sono le spiegazioni del perché aver somministrato il vaccino a miliardi di persone non lo rende sperimentato, dell’entità della questione della rottura del doppio cieco e dell’importanza dell’approccio giuridico alle questioni. Peculiare il caso di AstraZeneca dal momento dell’autorizzazione fino ai dubbi, alle morti e al cambio di indicazioni e raccomandazioni che da farmaco per i giovani lo ha ridefinito come farmaco per anziani e ne ha portato ad una virtuale ritiro dal mercato europeo (e omaggio all’Africa). Le autorità hanno utilizzato male i criteri di valutazione rischi benefici, violato il consenso informato della popolazione, propagato disinformazione sui “vaccini” e causato la morte (inutile ed evitabile) di persone innocenti. L’approvazione definitiva di Pfizer da parte di FDA) è un altro insieme di fatti non raccontati che hanno circondato l’approvazione statunitense del vaccino Pfizer e della terza dose. Non si è trattato de la “scienza” da una parte e i folli “no vax” dall’altra, ma la politica della Presidenza Biden contro i più alti dirigenti e scienziati delle agenzie autorizzative (FDA e CDC). Gli uomini di Biden delle agenzie, dal canto loro, temevano il giudizio della scienza indipendente e per ciò, per la prima volta dall’inizio della pandemia, non convocarono ad agosto il Comitato scientifico indipendente per esprimersi sull’approvazione del “vaccini” Pfizer. La storia che ci racconta qui Di Blasi andrebbe letta da tutti quelli che vogliono disquisire dei “vaccini” o valutare chi e perché ne alimenta la disinformazione. Imperdibile  è la sezione dedicata al cambio di definizione di vaccino, che analizza le fonti primarie del CDC americano e mostra in maniere certosina il modo in cui il cambio di definizione è avvenuto, i motivi che vi hanno condotto, e l’inadeguatezza con cui è stato fatto. Anche alla luce delle definizioni attuali, non c’è dubbio che i “vaccini” anti COVID-19 non sono vaccini. Sulla scia di questa analisi, Di Blasi evidenzia i rischi etici connessi alla questione, che preludono al mondo perfetto delle Big Pharma, in cui tutti i sani diventeranno malati e in cui ogni farmaco sarà definibile come vaccino. Questo dire che un potere infinito è dato ai produttori di farmaci e che è violato completamente ogni principio di scienza, di prudenza, mentre è annullato l’habeas corpus: il corpo non è più del cittadino, ma  dello Stato. Questo non è certo un atto d’amore.

Silvana De Mari

 


 

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