di Mattia Spanò
Per qualche ragione, i leader occidentali sembrano credere che le loro decisioni non abbiano conseguenze gravemente nocive per la salute. Si trattasse della loro potrei sottoscrivere: i benefici superano i rischi. Trattandosi invece di quella di miliardi di persone, il discorso è diverso.
Prendiamo l’invasione ucraina in Russia: operazione che è stata definita dagli stessi analisti militari ucraini sintomo di “grave disabilità mentale”. Intendiamoci: la mossa ha plurimi obiettivi sensati. Controllare la stazione di pompaggio gas di Sudzha ad esempio, ricattando gli europei nel malaugurato caso si stancassero di inviare le armi preziose e gli ancor più preziosi miliardi. Il problema è quanto a lungo rimangono sensati, e quali effetti collaterali provocano.
I “mercati”, più lucidi delle opinioni pubbliche relativizzate dalle narrazioni sghembe dei media, hanno colto il segnale: il prezzo del metano, stabile finché il bene era sotto controllo del nemico Putin, è schizzato alle stelle non appena l’amico Zelensky ci ha messo le zampe sopra.
Presa in contropiede dall’iniziativa ucraina la coalizione NATO, che fino ad oggi ha sostenuto il regime di Kiev senza se e senza ma, estrae il coniglio dal cilindro: la magagna del sabotaggio del Nord Stream ad opera, dice la leggenda, di qualche sommozzatore sbronzo che ha pensato bene di concludere la serata facendo scoppiare decine di chili di tritolo sotto qualche decina di metri d’acqua in piena notte, rendendo inservibile un’infrastruttura strategica intercontinentale.
Fuggito in Polonia il responsabile è poi tempestivamente riparato in Ucraina, e adesso è uccel di bosco. Risultato: la Germania, sbattuta in recessione grave da questa trovata alcolica, ha deciso unilateralmente di sospendere l’invio di armi all’estremo baluardo dei nostri valori democratici. Osservata da una certa distanza la politica occidentale si manifesta per ciò che è: un sistema molto ramificato e fragile di corruzione, ricatti e aruspicina, l’arte divinatoria di leggere le interiora degli animali morti. Pacco, doppio pacco e contropaccotto.
Veniamo ad Israele, dove Bibi Netanyahu sguazza ormai da mesi in un delirio biblico di potenza, come scrivono gli stessi giornali israeliani. Quelli d’opposizione: alcuni ricordano che prima del 7 ottobre – la Pearl Harbour di Bibi, come lui stesso non manca di ricordare: sappiamo cos’è accaduto dopo Pearl Harbour – il governo Netanyahu era sul punto di essere rovesciato da massicce proteste di piazza. Niente che un attacco in forze all’Iran e al Libano non possa mettere a tacere, devono pensare dalle parti di Tel Aviv. Anche qui, bisogna indovinare cosa ne pensano Hezbollah e il regime degli ayatollah.
Ci sono poi fatti minori, come l’ineffabile Macron cacciato a pedate da tutta l’Africa che decide di appoggiare unilateralmente il piano per il Sahara Occidentale varato dal Marocco, una pericolosa ingerenza in un territorio conteso fra Marocco e Algeria, nemmeno a dirlo ricco di idrocarburi.
Esito: l’Algeria ritira l’ambasciatore a Parigi. Reazione di Macron: tifo sfrenato per Imane Khelif, il pugile algerino di sesso incerto che ha trionfato alle Olimpiadi francesi, e promozione della stessa (o dello stesso, tanto è uguale) ad icona mondiale dell’inclusione ipersessuale. I buzzurri algerini cadranno senza fallo (o con fallo, tanto è uguale) nella trappola dei ricchi premi e cotillons. O forse non saranno così gonzi, nel qual caso basta non dirlo a nessuno.
Al tempo stesso assistiamo al tentativo di revival pandemico con il Monkey-pox, detto Mpox. Per carità non chiamiamolo vaiolo delle scimmie, raccomanda l’Oms: è “discriminatorio e stigmatizzante”. Per chi? Per le scimmie? Per il vaiolo? Abbiamo il primo virus inclusivo e antirazzista? Nessuno che spieghi piuttosto perché nel 2022 (e chissà da quanti anni) un laboratorio del Maryland finanziato da Fauci stava cercando di potenziare il vaiolo delle scimmie per renderlo più letale.
Da ultimo la straordinaria ascesa di Kamala Harris nei cuori di tutti, passata nello spazio di qualche ora da pasionaria woke incapace e invotabile a salvatrice degli Stati Uniti e del mondo libero. È lei la cecchina di Trump, dopo che il ventenne brufoloso ha fallito il tiro che l’avrebbe mandato a medaglia, almeno nei cuori e nel ricordo dei sinceri democratici antifascisti che vedono fascismo dove qualcuno o qualcosa li contraddicano.
Ciliegina sulla torta, il fatto che tutte queste cose verrete a saperle così come ve le raccontano. Quello che non verrete più a sapere sono le opinioni diverse al riguardo. Il governo inglese dà la caccia casa per casa non soltanto a chi “incita all’odio” via social media nel quadro delle proteste per lo sgozzamento di tre bambine a Southport ad opera di un ragazzo di origini ruandesi, ma anche chi diffonde filmati delle medesime proteste rischia fino a 20 mesi di carcere.
L’ineffabile commissario europeo Thierry Breton minaccia Musk di chiudere X in Europa a causa dell’intervista dello stesso Tycoon con Donald Trump; dunque, figuriamoci cosa può accadere a questo ed altri canali che propongono un giudizio leggermente diverso dei fatti.
Così, astraendoci da giudizi e opinioni, non resta che domandarci: cosa sono le conseguenze? In una semplice metafora, le conseguenze sono ciò che accade a sud mentre noi guardiamo a nord.
Questa incuria estrema nel trattare la realtà, il bene e il male e il nostro modo di riportarli avrà conseguenze ben oltre la nostra capacità di pianificazione e previsione. La bolla sta per scoppiare.
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