L’Assunzione della Vergine Maria

 

Assunzione della Beata Vergine Maria – 15 agosto 2025

Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56

 

di don Ambrogio Clavadei

 

“Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.

La bellissima esclamazione di Elisabetta, quando la Vergine Maria ha fatto ingresso nella sua casa, è stata tanto più la stessa proclamata da tutti i cori celesti quando la Madre di Cristo è entrata in Paradiso, quando essa ha oltrepassato la soglia della casa santa di Dio. La Madonna è entrata nell’abbraccio eterno di quella Trinità dolcissima e beata, che sempre sgorga e sempre rifluisce nel quieto mare del suo stesso amore, come canta un inno vespertino delle Trappiste di Vitorchiano.

Con passo celere, non attardato dalla corruzione della morte, la Madonna è penetrata nel fluire incessante del cuore stesso di Dio che è pura e sempre sorgiva felicità. Tutta la sua vita è stata un raggiungere in fretta, con quella fretta impetuosa che è l’indice di una carità ardente, la meta che di volta in volta Dio le indicava: l’annuncio dell’angelo, l’abitazione di sua cugina vicina al parto, la nascita in povertà a Betlemme, la presentazione del bambino Gesù al Tempio, la fuga in Egitto, il ritrovamento di Gesù fanciullo al Tempio, le nozze sponsali di Cana, la Croce dove stava sospeso suo figlio, così che nel momento supremo, al termine della sua corsa, tutta la sua esistenza è stata assunta in cielo per diventare parte dello stesso movimento “frettoloso” di Dio verso il mondo, di quel Dio che è “l’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII) e nel cui periplo eterno ed infinito l’uomo può trovare solo così la sua pace.

La Madonna – dunque – dicendo sempre con urgenza il suo “sì” all’Avvenimento di Cristo e fissando così in se stessa, proprio nel grembo della sua carne, il senso della vita di ogni uomo e della storia, si è posta per sempre come centro di questo movimento d’amore di Dio che “quando venne la pienezza del tempo” (Gal 4, 4) ha iniziato a rivoluzionare la traiettoria perduta di tutto l’universo. È stata lei il primo punto del cosmo cambiato, il punto in cui è iniziata l’esplosione primordiale del mondo nuovo. Neanche una cellula del suo corpo si è sottratta alla pienezza di grazia che in Cristo continuamente la colmava. Come poteva quindi non entrare nella pienezza di Dio anche con tutto il suo corpo, quello con il quale aveva verginalmente partorito e sempre servito il Figlio di Dio?

Dentro questa pienezza eterna e beata, lei, la “gratia plena”, continua ora con ancora più fretta di carità a riversare su di noi questa sua pienezza misericordiosa, ponendosi come centro di espansione materna della novità di Cristo, e partorendo adesso dentro la storia con la sua fede e la sua preghiera glorificata quel suo Corpo che è la Chiesa così che, attraverso la Madonna, suo Figlio ricrea continuamente tutto l’universo da quel nulla in cui è caduto a causa del peccato, finché egli “sia tutto e in tutti” (Col 3, 11).

In tutto questo si conferma così definitivamente per la Vergine Maria assunta in cielo quel “sì” a Dio a cui non ha sottratto alcun istante o circostanza della sua terrena realtà quotidiana. Infatti ogni istante fu per lei Cristo. Ogni circostanza fu per lei quel Bambino da accudire o quel suo Figlio cui offrirsi. La beatitudine della Madonna non è stata, e non è, una felicità disincarnata, ma una felicità che ha ricompreso in sé tutta quell’esperienza di rapporti con gli uomini e con le cose che lei aveva vissuto, e che anche ognuno di noi sperimenta ogni giorno proprio mediante il corpo. Quindi, se l’Assunzione della Madonna è stato il suo penetrare nel senso supremo della realtà, qual è la formula dell’itinerario a questo significato ultimo, se non il vivere con totalità il reale? L’unica condizione per essere sempre e veramente religiosi, cioè uomini che si stupiscono del mondo come segno di un mistero più grande e che lasciano provocare da esso la mendicanza del proprio cuore, è vivere intensamente il reale, senza rinnegare, censurare o dimenticare nulla. Questa è la formula dell’assunzione in Dio di tutto ciò che noi siamo e viviamo. Bisogna che tutti i capelli della nostra realtà siano contati dalle mani di Dio (cfr. Mt 10, 30). E noi sappiamo che il suo contarli è più che la tenerezza di una madre che pettina i capelli del proprio bambino. Anche là dove ci sono dei nodi ribelli. Anzi, soprattutto là.

Di conseguenza, questa festa ci dice che noi possiamo conseguire la pienezza del nostro destino attraverso un rapporto con la realtà che può essere sempre positivo, perché Cristo, “primizia di coloro che sono morti”, con la vittoria della sua Croce e con il trionfo della sua Risurrezione, ci assicura che lui è davvero presente in tutte le cose che guardiamo o facciamo, perché lui, il Dio venuto nella carne, l’ha anche redenta. La Madonna assunta in cielo è proprio il segno anticipato di questo, speranza della nostra carne, cioè certezza nel futuro in forza di una Realtà presente. E la carne siamo noi in quanto mangiamo e beviamo, lavoriamo e studiamo, soffriamo e amiamo, proprio per quel presentimento, magari anche confuso, di una pienezza di vita e di umanità che in tutte le cose della realtà e in tutti i rapporti ci attende.

La festa dell’Assunzione della Madonna è così la festa attraverso cui Dio ci testimonia proprio con questo fatto, che per cercare di essere felici non dobbiamo evadere in realtà virtuali, in sogni lontani, in paradisi artificiali, in progetti orgogliosi di strani transumanesimi perché tutto questo è sempre e solo frutto della sola nostra, a volte anche perversa, immaginazione. Uno dei sintomi più chiari del nichilismo contemporaneo è infatti proprio il tentativo di sottrarsi in tutti i modi alla realtà, pensando che solo attraverso questa estraniazione noi potremo essere contenti. Vogliamo troppo facilmente il tempo libero da qualcosa e non il tempo per vivere e costruire responsabilmente qualcosa. Vogliamo rapporti affettivi liberi da legami e non un amore che è vero solo quando sceglie e si lega per sempre. Vogliamo un lavoro facile e non il senso del lavoro. Vogliamo insomma evitare il peso della carne, cioè della realtà nostra e altrui, e così facendo la distruggiamo perché ne pervertiamo lo scopo per cui essa è stata fatta: noi siamo fatti per risorgere con la nostra stessa carne, ma è necessario accettarla e viverla secondo il disegno buono per cui è stata creata.

La Madonna è così proprio il grande segno di positività della realtà assunta da Cristo, “un segno grandioso” posto dinanzi all’“enorme drago rosso”, cioè al segno supremo del male che tutto cerca di spazzare via e distruggere nichilisticamente con la sua coda. È la Madonna l’antitesi al nichilismo malefico del nostro tempo e di ogni tempo. Anche oggi essa spiega in se stessa la potenza del braccio di Cristo e rovescia i potenti dai troni. Anche oggi essa – al cui Nome tremano i demoni – schiaccia e pone sotto i suoi piedi ogni potenza ostile a Cristo e al nostro destino.

Guardiamo allora sempre alla Madonna, coronata delle “dodici stelle” del Regno universale del suo figlio e delle “dodici tribù” della Chiesa Una Santa Cattolica e Apostolica. Ammiriamo questa piccola e immensa donna, “umile e alta più che creatura” (Paradiso, XXXIII), perché essa è il luogo umano dove più risplende e si riflette verso la nostra lunare fragilità il fulgido sole della gloria di Cristo. Preghiamola perché ci mostri in se stessa la strada che lei ha già percorso agilmente e frettolosamente e su cui noi siamo invece a volte stanchi pellegrini. Lasciamoci invaghire dalla sua bellezza per poter sedere insieme a lei un giorno con gioia ed esultanza nel palazzo del suo e nostro Re (cfr. Salmo Resp.).

 

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