Riprendo da La Nuova Bussola Quotidiana ampi stralci della lectio magistralis pronunciata dal Cardinale prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede Ludwig Gherard Muller alla presentazione dell’edizione italiana del libro di Daniel Mattson Perché non mi definisco gay (Cantagalli) che si è svolta ieri a Roma promossa da Courage Italia. (Testo non rivisto dall’autore)

Il cardinale ci dice che oggi occorre coraggio a contrapporsi all’«Internazionale pansessista» che riduce l’uomo a puro desiderio sessuale. Chi, infatti, osa opporvisi viene violentemente vessato, oppresso e, in alcuni casi, anche perseguitato.

Foto: card. Gerhard L. Müller e Daniel Mattson

Foto: card. Gerhard L. Müller e Daniel Mattson

LA RADICALE ANTROPOLOGIA ANTICRISTIANA RIDUCE L’UOMO A PURO DESIDERIO

Per lui, (Daniel Mattson, ndr), il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso come se fossero unite in matrimonio, non indicherebbe il successo della «Homosexual Liberation» – come John Murphy la definisce nell’omonimo libro cult (1971) –, ma piuttosto il fallimento del vero processo di liberazione di queste persone, che verranno così private della verità su loro stesse, l’unica verità che rende davvero liberi. Con la sua chiara distinzione tra la dignità inviolabile della persona e il comportamento (behaviour) giusto o sbagliato, la Chiesa cattolica è la vera avvocatessa dell’uomo – sia per quanto riguarda il fallimento, che il successo nell’intento di perseguire il bene.

 

LA DISINTEGRAZIONE DI SEXUS E EROS VIENE SUPERATA MEDIANTE LA REDENZIONE

 

Il matrimonio sacramentale è il luogo dove avviene l’intrinseco orientamento di sexus e eros verso la loro integrazione nell’agape. L’agape è l’amore che si realizza nel dono di sé, rivelando così anche la sua origine in Dio, che, nella vita trinitaria, è l’amore stesso.

Essere attratti da persone dello stesso sesso, non è di per sé un peccato personale. Soltanto laddove si consente ad un comportamento che è contrario alla sacra e salvifica volontà divina, si imbocca la strada della colpa. Siccome la sola presenza di un disordine negli impulsi psichici e fisici non è qualcosa che ci rende colpevoli dinanzi a Dio e agli uomini, essa non dovrebbe neanche sbocciare in complessi di colpa. Con l’aiuto della grazia e un po’ di buona volontà, l’uomo riesce a fare il bene, evitando il male. Con la grazia di Dio, la castità – e cioè la sessualità ordinata all’amore – è possibile sia nel vincolo del matrimonio che nella forma di astinenza, come nel caso di persone non sposate o consacrate. Ma il peccato originale ha fatto sì che un certo desiderio disordinato sia presente in tutti gli uomini. Si tratta di una sessualità morbosa, opposta alla naturale inclinazione all’amore disinteressato, dominata con difficoltà dalla ragione. E questa concupiscenza non si riferisce solo agli impulsi sessuali, ma a tutte le inclinazioni, a tutti gli stimoli mentali, psichici e fisici.   


Quando l’uomo cede alle inclinazioni disordinate, rimanendo intrappolato in esse, può anche succedere che egli sviluppi un odio verso Dio e i suoi comandamenti che lo rivelano peccatore. Soltanto attraverso la grazia redentrice veniamo creati di nuovo, anche se l’inclinazione al peccato rimane. Essa è inclinazione al peccato, ma non peccato in sé, come dice il Concilio di Trento, e, come tale, funge da strumento di indagine e di maturazione più profonda, nell’obbedienza della fede nei confronti di Dio.



IL PECCATO ORIGINALE HA FERITO LA NATURA UMANA , MA NON L’HA DISTRUTTA

 

L’uomo è chiamato a diventare partecipe della Figliolanza di Dio, attraverso la grazia della giustificazione e dell’ascesi spirituale. L’aiuto dello Spirito Santo ci rende capaci di sconfiggere i desideri della carne e cioè la natura scissa in realtà spirituale-corporea e sociale, nonché la struttura altrettanto divisa della personalità.

L’identità dell’uomo nasce dal suo rapporto con Dio, che è il garante della nostra dignità e libertà. Noi riconosciamo Dio come origine e meta degli uomini. Il senso della vita non può consistere nel soddisfare i sensi, gli stimoli, i nostri desideri sessuali, ma soltanto nella ricerca della verità e nel fare il bene.

Ed è per questo che l’autore giustamente si rifiuta di farsi sequestrare – a causa della sua attrazione per lo stesso sesso – da un’ideologia che, partendo da questa inclinazione disordinata, inventa una terza categoria accanto alla categoria dell’uomo e della donna: quella del gay.

Nell’ideologia gender, questa categoria viene amplificata all’infinito, fabbricando, da qualsiasi forma di preferenza sessuale, una propria identità sessuale. Identificare se stesso come gay, o farsi identificare come tale, significa dunque ridurre l’intera ricchezza dell’essere umano, lo sviluppo dei talenti intellettuali e artistici, la responsabilità per il mondo, nonché l’apertura alla trascendenza con la vocazione alla vita eterna, a mera attrazione sessuale suscitata da persone dello stesso sesso.

Quest’immagine dell’uomo dovuta a una costruzione sociale, si contrappone all’antropologia cristiana, orientata alla natura creata dell’uomo e alla rivelazione della verità e dell’amore di Dio. Il fatto che un termine come quello di gay sia nato da un’invenzione teorica, trasforma la normalità del vincolo matrimoniale tra uomo e donna in una variante della natura umana. La distinzione tra uomo e donna, ad un tratto, cede il posto a due categorie fondamentali di uomini: quelli omosessuali e quelli eterosessuali.

Con il cambiamento della lingua, della terminologia e delle categorie concettuali, cambia la percezione della realtà, ma non cambia la realtà stessa. L’uomo rimane uomo, la donna donna, nonostante il «cambiamento di sesso» artificiale, ma – appunto – non reale. In questo modo era nato anche il termine provocatorio dell’omofobia, con l’intento di screditare a priori ogni alternativa all’ideologia dei movimenti gay o gender. E chi soffre di problemi di disorientamento sessuale, ma si rifiuta di abbracciare questo movimento, viene subito bollato come traditore.

È insita nella natura delle ideologie che essi costruiscano una falsa realtà, che rende l’uomo loro schiavo. Basti pensare alla brutalità con la quale dei governi apparentemente liberali e socialisti, impongono questa agenda con la forza (ne abbiamo parlato qui, ndr).

 

MA CHE COS’E’ LA NATURA UMANA?

 

La riduzione a creatura animalesca, che fa sì che Dio venga sottratto all’uomo con l’inganno, dividendo la società in bugiardi e ingannati, non costituisce alcun progresso verso la perfezione dell’uomo, ma è un deficit enorme nell’antropologia, abbandonando l’uomo ad una vita priva di senso e alla disperazione. Il paradigma segreto di questa riduzione è il nichilismo.

E le rovine di questa riduzione dell’uomo a creatura mossa solamente dagli istinti, lasciano un retaggio davvero sconcertante: aborto; ricerca logorante sugli embrioni; un grandissimo numero di persone tradite dal coniuge o adulteri loro stessi; bambini e giovani privati della sicurezza di un ambiente in cui possono vivere con i propri genitori; e infine l’ingannevole ri-definizione del matrimonio derubato dalla fondamentale unione tra uomo e donna nell’amore fecondo come «complicità sessuale».

Contrariamente a ciò che si vuole far credere, la rivoluzione sessuale non ha liberato gli uomini da una rigorosa e pudica doppia morale borghese. Essa è piuttosto responsabile della disintegrazione di sexus, eros e agape, che si fondano nella sostanziale unità tra anima e corpo.

L’autore riesce a spiegare, in modo convincente, che una vita secondo i comandamenti di Dio, così come vengono spiegati nella dottrina della Chiesa, non fa ammalare l’uomo, ma lo guarisce dall’interno, dandogli speranza e facendogli scoprire un senso che orienta oltre ciò che è puramente umano. I comandamenti divini, non essendo norme imposte dall’esterno, non richiedono una mera obbedienza formale. Sono invece espressione della volontà di Dio che ci ama, ed è proprio per questo che Egli vorrebbe guarirci dal nostro egocentrismo.

Soltanto nell’amore verso Dio e verso il prossimo, che dobbiamo amare come noi stessi, tutti i comandamenti possono essere soddisfatti in modo salvifico.

Nel passaporto che il Creatore ci consegna, la nostra identità non viene descritta come gay o qualcosa di simile, ma come ciò che siamo davvero: figli e amici di Dio.

 

di card. Gerhard L. Müller

(già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede)

 

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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