Card. Giacomo Biffi
Card. Giacomo Biffi

 

 

Domenica XXX del Tempo Ordinario (Anno B)

(Ger 31,7-9; Sal 125; Eb 5,1-6; Mc 10,46-52)

 

di Alberto Strumia

 

Il compianto Cardinale Giacomo Biffi, che non posso non ricordare spesso con gratitudine, devozione e affetto, come mio Arcivescovo – e oso dire anche “amico” – amava ricordare regolarmente, che, comunque vadano le cose «Cristo ha già vinto!». E stando dalla Sua parte ci troviamo comunque dalla parte dell’unico vero vincitore. Questo semplice, ma saggio giudizio di fede, permetteva sempre a lui e a chi sapeva assumere la stessa posizione, anche una certa “libera ironia”. Una fede libera (ubi fides ibi libertas, era il suo motto episcopale) capace di sdrammatizzare i guai della condizione terrena, dopo il peccato originale, illuminando la mente di quella luce della visione che, nella loro condizione di eternità, egli sapeva essere dei beati in Cielo e, in particolare amava attribuire ai Cherubini.

La liturgia di oggi ci documenta proprio la stessa posizione di fede: «Il Salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita» (versetto dell’Alleluia).

Sta tutto qui! Ce lo dice, quasi di sfuggita, il versetto dell’Alleluia che si nasconde tra le letture, così come oggi sembra nascondersi il Signore («si ritirò in disparte in un luogo deserto», Mt 14,13).

– Chi ha avuto l’intelligenza e la grazia di capirlo, ha “capito” tutto. E nel mondo di oggi, nel quale ormai non ci si orienta più, non si capisce più niente perché si sente dire tutto e il contrario di tutto e non si riesce più a fidarsi di nessuno, “capire” ciò che conta veramente è assolutamente fondamentale.

Anche chi non crede in niente, quando non sa a chi chiedere aiuto, si rivolge a Dio, perché, se esiste – come chi crede sostiene che esiste – faccia qualcosa per salvarlo. Oggi è evidente che l’unica guida sicura è rimasto il Signore. Se non altro perché tutto il resto è sprofondato e sprofonda sempre più “in basso” e Lui solo è rimasto l’unico ad essere stabilmente “in alto” («Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me», Gv 12,32: innalzato, se non altro, perché tutto il resto si è affossato!).

– Il Vangelo. Dopo aver “capito”, uno ha la libera possibilità di imboccare la strada di seguire il Signore, come il cieco Bartimeo, che dopo il miracolo della restituzione della vista, forse quasi senza rendersene ancora pienamente conto «lo seguiva lungo la strada».

La cecità dell’umanità dei nostri tempi è impressionante. Ed è ancora più impressionante la cecità delle guide del popolo cristiano delle quali Gesù sembra dire oggi, come disse dei capi religiosi del suo tempo: «Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (Mt 15,14). Alcuni sembrano essere addirittura diabolicamente complici «del padre della menzogna» (Gv 8,44), il demonio; altri sembrano essere, piuttosto, almeno instupiditi dalle voci politicanti del potere, ma per questo non sono meno pericolosi. Tentando di rimanere a galla per salvare un po’ di spazio, finiscono per rovinare il popolo che dovrebbero proteggere con una saggezza che non hanno più neppure loro.

Risalta poi, regolarmente, nei passi del Vangelo, come quello di oggi, l’importanza della “domanda” rivolta a Cristo, alla quale Egli risponde, a sua volta, con un’altra domanda: «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (oggi al cieco; domenica scorsa, a Giacomo e Giovanni: «Che cosa volete che io faccia per voi?»).

Il Signore si lascia interrogare dalla “domanda” di ogni essere umano e risponde in modo tale da dare a chi gliela pone qualcosa che lo spinga a porre, di volta in volta, una domanda ancora più fondamentale (è il Suo metodo educativo). Ripara la “condizione ingiusta” di contingente infermità nella quale il Suo interlocutore si trova in quel momento, guidandolo a capire che la causa di tutto il male – che altro non è che la privazione di un bene che invece dovrebbe esserci – sta nell’avere infranto il giusto rapporto con Dio Creatore. Questa è la coscienza del peccato: il rendersi conto che non si è tenuto conto di Dio Creatore e delle leggi che Egli ha immesso nella natura di tutte le cose create e, sopratutto, dell’uomo e della donna.

Se uno domanda di riacquistare “la vista originaria” – perduta con un atto di auto- accecamento che ha prodotto una “cecità” che è divenuta essa pure “originaria” – torna a vedere “distintamente” la realtà, la storia passata, il presente, e profeticamente a prepararsi al futuro.

La prima lettura, come il versetto dell’Alleluia profetizza, per noi, che «il Signore ha salvato il suo popolo», lo ha già salvato. Se ai nostri giorni siamo in un tempo storico forse unico per la sua estrema negatività – dal colore addirittura apocalittico, che il Signore sembra permettere per richiamare la “coscienza escatologica” del Suo popolo – per cui si deve dire che siamo «nel pianto» (prima lettura e salmo responsoriale), Dio stesso dice, però, con fermezza: «Li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un Padre». In Cristo Risorto lo ha già fatto e ora deve semplicemente manifestarlo agli occhi di tutti, ridando a tutti la vista perduta. Chi gli pone la “giusta domanda” «che io veda di nuovo!», torna, prima degli altri, per il Suo miracolo a vedere le cose come stanno davvero: «E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”».

– La seconda lettura, infine, è un estratto della Lettera agli Ebrei, interamente dedicata a spiegare come il Sacerdozio di Cristo è unico e definitivo, in quanto Egli, essendo Figlio di Dio («Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»), è l’unico ad avere il potere di “ricucire” il “giusto rapporto” tra l’uomo e Dio Creatore, donando agli uomini la possibilità di vederselo restituito, dopo aver riconosciuto il gravissimo errore di averlo inizialmente respinto («Ristabilisci, Signore, la nostra sorte» [salmo responsoriale]).

Maria, che a differenza di tutti noi, la vista della fede l’ha avuta fin dal concepimento (per la sua Immacolata Concezione) e non l’ha mai perduta, non manca di accompagnare quanti hanno la “domanda” di verità della vita, verso suo Figlio, dicendo loro, come fecero gli accompagnatori di Bartimeo: «Coraggio! Alzati, ti chiama!».

 

Bologna, 24 ottobre 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. E’ direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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