La confusione nel mondo cattolico sta diventando sempre più acuta. Si prenda la questione rappresentata dalla Comunione ai coniugi protestanti in Germania. Qualche giorno fa il vescovo Heiner Koch di Berlino, se da una parte ha ritenuto giusto consentire la Comunione ai coniugi protestanti sulla base, tra l’altro, di una “affermazione della fede della Chiesa cattolica”, ma senza che diventassero cattolici, dall’altra si è lamentato che l’Eucaristia sta sempre più “perdendo il suo significato”.

Ce ne parla Edward Pentin in questo articolo che vi propongo nella mia traduzione.

 

Foto: card. Gerhard Müller

 

Una delle questioni più controverse e piene di tensione del 2018 per la Chiesa è stata la decisione dei vescovi tedeschi di consentire la Santa Comunione per i coniugi protestanti a determinate condizioni.

A febbraio i vescovi hanno votato a stragrande maggioranza a favore dell’approccio pastorale che proponeva che un coniuge protestante potesse ricevere l’Eucaristia dopo aver fatto un “serio esame di coscienza” con un sacerdote o un’altra persona con responsabilità pastorali.

Essi dovevano anche “affermare la fede della Chiesa cattolica” (senza la necessità di diventare cattolici), desiderare di porre fine a qualsiasi “grave sofferenza spirituale” che avevano sofferto, e avere un “desiderio di soddisfare la fame dell’Eucaristia”.

Nonostante qualche vibrante opposizione, tra cui sette vescovi tedeschi che si sono appellati a Papa Francesco e al Vaticano chiedendo di chiarire la dottrina della Chiesa sulla questione, la “dispensa pastorale” è stata rilasciata alla fine di giugno come guida non vincolante.

La decisione del Papa di non dare una direzione chiara sulla questione, lasciando invece che fossero i vescovi a decidere all’unanimità, ha portato il cardinale olandese Willem Eijk ad avvertire che l’unità della Chiesa era “in pericolo” e che la Chiesa stava andando alla deriva verso l’apostasia dalla verità.

Da allora, vari vescovi tedeschi hanno interpretato favorevolmente il documento, secondo le esigenze delle loro diocesi particolari. L’ultimo è stato l’arcivescovo Heiner Koch di Berlino, che ha chiesto a sacerdoti, diaconi e laici della sua diocesi impegnati nel ministero pastorale di prendere le linee guida come “base delle loro azioni“, come riportato da Katholisch.de, il portale di notizie collegato alla Conferenza episcopale tedesca.

In una lettera pastorale di sei pagine, l’arcivescovo Koch elenca sette prospettive teologiche e pastorali sulle linee guida che dice “dimostrano la sua fattibilità”. Al centro della sua spiegazione c’è il riferimento al “grave disagio spirituale” e alla mancanza di comunione eucaristica che potrebbe sorgere in un matrimonio misto (cioè tra coniugi cattolici e protestanti, ndr).

Spiega inoltre che non si preoccupa delle questioni generali relative alle regole dell’ospitalità eucaristica, ma solo che coloro che sono battezzati e sposati e che hanno un “desiderio interiore” di comunione sacramentale nell’Eucaristia ma soffrono di “divisione ecclesiastica” non devono essere “espulsi” dalla comunità dei fedeli.

Allo stesso tempo, l’arcivescovo si è detto contento che una tale questione non abbia portato i vescovi a “conclusioni avventate e sconsiderate”. Ha anche espresso la preoccupazione che per “molti cristiani” l’Eucaristia sta sempre più “perdendo il suo significato” e spesso non è più al centro della vita delle persone.  “Senza l’Eucaristia non c’è Chiesa”, ha detto, e “non possiamo vivere come individui e come Chiesa”.

Per questo motivo, nonostante molti considerino le linee guida stesse come un attacco all’integrità dell’Eucaristia, Katholisch.de riporta che l’arcivescovo Koch ritiene ancora più importante che l’Eucaristia sia celebrata “degnamente e credibilmente“, con una “buona qualità e una raffinata liturgia che costituisce il cuore della vita come comunità e come Chiesa”.

La lettera dell’arcivescovo Koch arriva dopo un’ondata di altre missive episcopali a sostegno delle linee guida, con una che dice i pastori “non hanno il diritto di permettere o negare l’accesso all’Eucaristia” e un’altra che afferma che essa dovrebbe essere lasciata alla “decisione di coscienza individuale” dei coniugi.

Il cardinale Gerhard Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva subito sottolineato che un matrimonio misto non è “una situazione di emergenza”, e che “né il Papa né noi vescovi possiamo ridefinire i sacramenti come mezzo per alleviare l’angoscia mentale e soddisfare i bisogni spirituali” in quanto essi sono “segni effettivi della grazia di Dio”.

La decisione di ricevere o meno la Santa Comunione “non può essere lasciata alla coscienza dei cattolici o non cattolici”, ha detto in un’intervista del 14 dicembre con Die Freie Welt. “La ricezione della Santa Comunione richiede la piena appartenenza alla Chiesa cattolica”. Ha anche insistito sul fatto che i sacerdoti non sono obbligati a seguire alcuna istruzione per dare la Santa Comunione ai non cattolici.

Avendo purtroppo previsto in aprile che la questione “sarebbe continuata senza la chiara necessità di una dichiarazione sulla fede cattolica“, il cardinale Müller ha osservato che attraverso “spiegazioni teologicamente vaghe” che contraddicono la dottrina della Chiesa e le istruzioni della Congregazione per la Dottrina della Fede, è emersa “una pratica caotica” che sta causando “un grande danno alla Chiesa”.

 

Fonte: National Catholic Register

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